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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Gabriella Bascelli ha sedici anni quando comincia a remare a Johannesburg. Ne ha diciassette quando un proiettile le entra nel corpo fuori da una discoteca, in una notte del 1999 che avrebbe potuto chiudere una carriera ancora da cominciare.
Invece quella notte è solo il primo dei due momenti che definiranno la sua storia.
Bascelli nasce a Johannesburg il 19 agosto 1982, figlia di padre abruzzese e madre sudafricana. Inizia l’attività agonistica nel 1998, sedicenne, in un paese dove il canottaggio resta uno sport di nicchia quanto lo è in Italia.
Un anno dopo, uscendo da un locale notturno, resta coinvolta in una sparatoria tra il buttafuori del locale e un balordo armato. Il proiettile le attraversa l’intestino e si ferma nella testa del femore. Segue un mese di ricovero ospedaliero — infezioni, arresti cardiaci, trasfusioni, e secondo alcune ricostruzioni anche giorni di coma. I medici, all’epoca, non promettono nulla sul suo ritorno alle gare.
A salvarla quella notte è il fratello. Lui morirà qualche tempo dopo, vittima di un tentativo di rapina — una ferita che la famiglia Bascelli porta ancora, e che qui riportiamo con il rispetto che merita, senza aggiungere dettagli che non ci competono.
Sulla carta, la storia potrebbe chiudersi così, archiviata come cronaca nera con un lieto fine accidentale. Bascelli sceglie un’altra strada: torna in barca.
A fine 2001 si trasferisce in Italia e si tessera per il Circolo Canottieri Lazio. Nel 2002, a soli ventitré mesi dalla sparatoria, sale sul podio iridato: bronzo nel due di coppia ai Mondiali di Siviglia, in coppia con Elisabetta Sancassani, alle spalle di Nuova Zelanda e Russia.
Due anni dopo, a ventun anni, debutta alle Olimpiadi di Atene 2004, sempre con Sancassani. L’eliminazione arriva in batteria, ma con il quinto tempo assoluto della giornata — una qualificazione che la federazione descrive come “agganciata in modo quasi miracoloso”. Non è un podio. È però la prova che il corpo ricostruito in ospedale può ancora competere ai massimi livelli.
Nel 2007 un incidente d’auto la costringe su una sedia a rotelle per diversi mesi. Per una vogatrice l’immobilità non è solo un ostacolo logistico: il gesto del canottaggio è una catena cinetica che parte dalle gambe, attraversa la schiena e finisce nelle braccia, ripetuta decine di volte al minuto. Se una parte della catena non risponde, l’intero movimento smette di esistere.
Bascelli non aspetta la guarigione completa per tornare ad allenarsi. Ai Mondiali di Monaco di Baviera, ancora nel 2007, raggiunge le semifinali. Nove mesi dopo l’incidente, alle qualificazioni olimpiche di Poznan, centra il pass per Pechino 2008.
Nove mesi: il tempo di una gravidanza, per restituire al corpo quello che un incidente aveva tolto in un istante.
A Pechino 2008 gareggia nel singolo e chiude ottava — non un podio, ma una conferma della sua tenuta a livello internazionale. Lo stesso anno conquista il bronzo agli Europei di Atene insieme a Erika Bello.
Il 2009 resta l’anno più ricco del suo palmares. Agli Europei di Brest, in Bielorussia, vince l’oro nel due di coppia con Laura Schiavone e l’argento nel quattro di coppia con Bello, Sancassani e la stessa Schiavone. Un infortunio al polso le costa l’intera Coppa del Mondo di quella stagione, ma recupera in tempo per i Mondiali in Polonia, dove il quattro di coppia chiude al quarto posto.
Bascelli chiude la carriera agonistica con un palmares che comprende due partecipazioni olimpiche, un bronzo mondiale e due medaglie europee, oltre al Premio Luigi Bigiarelli ricevuto nel 2019. Oggi è consigliere della Federazione Italiana Canottaggio e, dal 2020, presidente della Fondazione Lazio 1900. È sposata, madre di due gemelle, e ha lavorato con il Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con agenzie delle Nazioni Unite su progetti di sviluppo nei paesi del Sud globale.
Non è un palmares che include un podio olimpico: gli ottavi posti di Atene e Pechino restano lì, a ricordare che il valore di un’atleta non si misura solo in medaglie. Si misura anche — e qui forse soprattutto — nel numero di volte in cui ha scelto di tornare in barca, dopo che ogni previsione medica le aveva detto il contrario.
Articolo verificato su fonti pubbliche disponibili al momento della pubblicazione; il dato sull’anno di nascita delle gemelle resta da confermare con la diretta interessata.
Gabriella Bascelli è un’ex vogatrice italiana nata a Johannesburg nel 1982, due volte olimpionica nel canottaggio (Atene 2004, Pechino 2008), nota per essere tornata a gareggiare dopo una sparatoria nel 1999 e un grave incidente d’auto nel 2007.
Ha conquistato il bronzo mondiale nel due di coppia a Siviglia 2002, il bronzo europeo ad Atene 2008, l’oro europeo a Brest 2009 nel due di coppia e l’argento, nello stesso anno, nel quattro di coppia.
Dopo mesi su una sedia a rotelle, è tornata ad allenarsi raggiungendo le semifinali ai Mondiali di Monaco di Baviera e conquistando, nove mesi dopo l’incidente, la qualificazione olimpica per Pechino 2008.
È consigliere della Federazione Italiana Canottaggio, presidente della Fondazione Lazio 1900 dal 2020, e ha collaborato con il Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
4EVA · Donne oltre lo sport
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Scritto da: Andrea Rango
canottaggio femminile italiano Gabriella Bascelli Olimpiadi vogatrice italiana resilienza