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Gabriella Bascelli, due volte rinata per il canottaggio

today16 Marzo 2026 4

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Gabriella Bascelli ha sedici anni quando comincia a remare a Johannesburg. Ne ha diciassette quando un proiettile le entra nel corpo fuori da una discoteca, in una notte del 1999 che avrebbe potuto chiudere una carriera ancora da cominciare.

Invece quella notte è solo il primo dei due momenti che definiranno la sua storia.

Una sparatoria, un fratello, un corpo da ricostruire

Bascelli nasce a Johannesburg il 19 agosto 1982, figlia di padre abruzzese e madre sudafricana. Inizia l’attività agonistica nel 1998, sedicenne, in un paese dove il canottaggio resta uno sport di nicchia quanto lo è in Italia.

Un anno dopo, uscendo da un locale notturno, resta coinvolta in una sparatoria tra il buttafuori del locale e un balordo armato. Il proiettile le attraversa l’intestino e si ferma nella testa del femore. Segue un mese di ricovero ospedaliero — infezioni, arresti cardiaci, trasfusioni, e secondo alcune ricostruzioni anche giorni di coma. I medici, all’epoca, non promettono nulla sul suo ritorno alle gare.

A salvarla quella notte è il fratello. Lui morirà qualche tempo dopo, vittima di un tentativo di rapina — una ferita che la famiglia Bascelli porta ancora, e che qui riportiamo con il rispetto che merita, senza aggiungere dettagli che non ci competono.

Sulla carta, la storia potrebbe chiudersi così, archiviata come cronaca nera con un lieto fine accidentale. Bascelli sceglie un’altra strada: torna in barca.

Dal Sudafrica al Lazio, in due anni un podio mondiale

A fine 2001 si trasferisce in Italia e si tessera per il Circolo Canottieri Lazio. Nel 2002, a soli ventitré mesi dalla sparatoria, sale sul podio iridato: bronzo nel due di coppia ai Mondiali di Siviglia, in coppia con Elisabetta Sancassani, alle spalle di Nuova Zelanda e Russia.

Due anni dopo, a ventun anni, debutta alle Olimpiadi di Atene 2004, sempre con Sancassani. L’eliminazione arriva in batteria, ma con il quinto tempo assoluto della giornata — una qualificazione che la federazione descrive come “agganciata in modo quasi miracoloso”. Non è un podio. È però la prova che il corpo ricostruito in ospedale può ancora competere ai massimi livelli.

Il secondo colpo: una sedia a rotelle, nove mesi per tornare

Nel 2007 un incidente d’auto la costringe su una sedia a rotelle per diversi mesi. Per una vogatrice l’immobilità non è solo un ostacolo logistico: il gesto del canottaggio è una catena cinetica che parte dalle gambe, attraversa la schiena e finisce nelle braccia, ripetuta decine di volte al minuto. Se una parte della catena non risponde, l’intero movimento smette di esistere.

Bascelli non aspetta la guarigione completa per tornare ad allenarsi. Ai Mondiali di Monaco di Baviera, ancora nel 2007, raggiunge le semifinali. Nove mesi dopo l’incidente, alle qualificazioni olimpiche di Poznan, centra il pass per Pechino 2008.

Nove mesi: il tempo di una gravidanza, per restituire al corpo quello che un incidente aveva tolto in un istante.

Pechino, gli Europei, gli anni della maturità sportiva

A Pechino 2008 gareggia nel singolo e chiude ottava — non un podio, ma una conferma della sua tenuta a livello internazionale. Lo stesso anno conquista il bronzo agli Europei di Atene insieme a Erika Bello.

Il 2009 resta l’anno più ricco del suo palmares. Agli Europei di Brest, in Bielorussia, vince l’oro nel due di coppia con Laura Schiavone e l’argento nel quattro di coppia con Bello, Sancassani e la stessa Schiavone. Un infortunio al polso le costa l’intera Coppa del Mondo di quella stagione, ma recupera in tempo per i Mondiali in Polonia, dove il quattro di coppia chiude al quarto posto.

Oltre la barca

Bascelli chiude la carriera agonistica con un palmares che comprende due partecipazioni olimpiche, un bronzo mondiale e due medaglie europee, oltre al Premio Luigi Bigiarelli ricevuto nel 2019. Oggi è consigliere della Federazione Italiana Canottaggio e, dal 2020, presidente della Fondazione Lazio 1900. È sposata, madre di due gemelle, e ha lavorato con il Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con agenzie delle Nazioni Unite su progetti di sviluppo nei paesi del Sud globale.

Non è un palmares che include un podio olimpico: gli ottavi posti di Atene e Pechino restano lì, a ricordare che il valore di un’atleta non si misura solo in medaglie. Si misura anche — e qui forse soprattutto — nel numero di volte in cui ha scelto di tornare in barca, dopo che ogni previsione medica le aveva detto il contrario.

Articolo verificato su fonti pubbliche disponibili al momento della pubblicazione; il dato sull’anno di nascita delle gemelle resta da confermare con la diretta interessata.

Autore

Scritto da: Andrea Rango

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