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Dove vanno i soldi dello sport femminile. E dove non arrivano ancora.

Diciassette milioni di tifosi seguono il calcio femminile in Italia. Gli stadi restano mezzi vuoti e i bilanci della Serie A Women chiudono con perdite record mentre i ricavi salgono. Il punto è tutto qui: il pubblico c’è già, il modello economico per intercettarlo no.

In questa sezione seguiamo i soldi. Chi li mette, chi li incassa, chi decide dove vanno.

Negli ultimi due anni il capitale è arrivato sul serio. Michele Kang ha costruito Kynisca comprando club su tre continenti, Pau Gasol ha portato 55 milioni nella Liga F, Nike ha firmato con le London City Lionesses la sponsorizzazione più ricca mai vista nel femminile. Poi è arrivata anche la parte meno romantica — Textor contro Kang, quattrocento milioni in tribunale, e la guerra tra UEFA e FIFA sul Mondiale 2027.

In Italia il calcio femminile vale 3,2 miliardi di impatto sul PIL. Eppure molti sponsor continuano a trattarlo come una voce di responsabilità sociale invece che come un investimento con un ritorno misurabile.

Non è tifo, questa sezione. È il rendiconto di un settore che sta smettendo di essere un progetto e sta diventando un mercato, con tutto quello che comporta.

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