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Serie A Women 2025: 17 milioni di tifosi e gli stadi quasi vuoti

today5 Giugno 2026 26

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Partiamo dal numero più grande. In Italia, circa 17 milioni di persone si dichiarano interessate al calcio femminile. Di queste, 7 milioni sono fan attivi: seguono il campionato, si informano, parlano di atlete e risultati. Tre su cinque sono quello che il report chiama “super fan” — non perdono una partita in TV e occasionalmente vanno allo stadio.

Nella stagione 2023-2024, la media delle presenze per partita di Serie A Women è stata di 546 spettatori.

Questi due numeri appartengono allo stesso paese, allo stesso campionato, allo stesso momento storico. Il divario tra loro è la domanda più urgente che il calcio femminile italiano deve rispondere.

La piramide dei tifosi

Il report demoscopico della FIGC ricostruisce una struttura molto precisa dell’interesse verso il calcio femminile in Italia.

Al vertice ci sono i 7 milioni di fan attivi — persone che seguono il campionato come argomento principale, si aggiornano, discutono, partecipano. È una cifra quasi triplicata rispetto alla stagione 2019-2020, quando erano circa 1 milione scarso. Nella base più larga ci sono i 17 milioni di interessati: persone che seguono le notizie principali, guardano i risultati della Nazionale, non perdono le partite dell’Europeo.

E poi c’è il livello che ancora non esiste ma potrebbe: circa 10 milioni di persone che, alla domanda “potresti interessarti al calcio femminile nei prossimi cinque anni?”, hanno risposto sì. Se quell’interesse si concretizzasse, il bacino totale supererebbe i 27 milioni. Oltre la metà della popolazione italiana adulta.

Non è fantascienza. È la proiezione statistica di un trend che dura da quattro stagioni consecutive senza interruzioni.

546 contro 33.321

La media di 546 spettatori a partita nella stagione 2023-2024 è, già di per sé, una crescita. Nel 2021-2022 era 298. Prima ancora, nella stagione 2017-2018 — l’ultima prima che la Divisione prendesse in mano l’organizzazione del campionato — era 208. Il percorso è reale.

Ma convive con una realtà che quei numeri non riescono a nascondere.

Il 13 ottobre 2024, Juventus-Roma ha riempito l’Allianz Stadium di Torino: 33.321 spettatori, cifra che colloca quella partita tra le più seguite nella storia del calcio femminile italiano. Cinque anni prima, nello stesso stadio, Juventus-Fiorentina aveva portato 39.027 persone — secondo record storico. A marzo 2023, Roma-Barcellona all’Olimpico aveva toccato il primato assoluto: 39.454.

E poi, l’8 dicembre 2024, il derby di Milano al Meazza. La prima volta nella storia che lo stadio di San Siro apriva le porte al calcio femminile. Nadia Nadim, attaccante del Milan, ha segnato il gol dell’1-1. Spettatori presenti: circa 2.500.

Non è un fallimento. È la fotografia di un campionato che sa attirare decine di migliaia di persone quando le condizioni lo permettono — uno stadio grande, una partita di cartello, un contesto comunicativo adeguato — e che torna a numeri da campionato dilettantistico nelle settimane ordinarie.

4EVA - Report Serie A Women 2025, 17 milioni di tifosi

Le barriere che i fan dichiarano

Il report fa una cosa che pochi documentano con questa precisione: chiede direttamente al pubblico perché non va allo stadio. Le risposte smontano molte narrative consolatorie.

Il 70% degli intervistati indica come prima barriera la mancanza di scuole calcio femminile nella propria zona — un dato che parla di un problema di radicamento territoriale, non di disinteresse. Il 40% cita infrastrutture inadeguate, il 33% impianti difficilmente accessibili.

Solo l’1% degli intervistati ritiene che esistano ancora limitazioni di natura sociale alla pratica e al seguito del calcio femminile.

Questa voce merita attenzione perché è la più citata nei dibattiti pubblici — “il calcio femminile non è ancora culturalmente accettato” — eppure nei dati è pressoché irrilevante. Il problema non è la cultura. È la logistica. Sono gli impianti, la distanza, la mancanza di una rete locale che crei abitudine e appartenenza.

Chi non va allo stadio non è qualcuno che considera il calcio femminile inferiore. È qualcuno che non ha uno stadio raggiungibile, un orario compatibile, una struttura locale che lo abbia avvicinato allo sport da piccolo.

Il dato che cambia la prospettiva

C’è un numero nel report che, più di qualsiasi altro, racconta dove sta andando questo campionato.

Il 68% dei fan si dice molto favorevole a vedere le proprie figlie praticare il calcio. Sedici punti percentuali in più rispetto a cinque anni fa.

Non è un dato sull’audience di oggi. È un dato sull’audience di domani. Ogni ragazza che inizia a giocare porta con sé una famiglia che comincia a seguire il campionato. Ogni scuola calcio femminile che apre crea un bacino di tifosi locali che non esisteva prima.

Il 70% che cita la mancanza di scuole calcio come barriera e il 68% che vuole le figlie in campo sono due facce della stessa opportunità. Colmare la prima genera automaticamente la seconda.

Cosa manca: il confronto con l’Europa

La Women’s Super League inglese ha disputato decine di partite in grandi stadi nella stagione 2024-2025. La Liga F spagnola idem. La Serie A Women ne ha giocate tre — Allianz Stadium, Olimpico e Meazza — in tutta la stagione.

Non è una questione di interesse: i tre dati di affluenza dimostrano che quando il contesto è adeguato, il pubblico risponde. È una questione di disponibilità degli impianti, di accordi con i club maschili proprietari degli stadi, di calendari costruiti con la logistica del tifoso in mente.

L’Episodio 5 di questa serie affronterà direttamente il problema delle infrastrutture. Ma il dato che emerge qui è che la fan base esiste, è enorme, è in crescita — e aspetta condizioni che il sistema non è ancora riuscito a creare in modo sistematico.


Prossimo episodio: il problema degli stadi che non sono nostri. Proprietà, gestione, dipendenza — il vincolo strutturale che blocca la crescita della Serie A Women.

Autore

Scritto da: Andrea Rango

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