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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin hanno vinto l’Oscar nel 2019 con Free Solo — il documentario su Alex Honnold che scala l’El Capitan in Yosemite senza corda. Sanno esattamente come filmare un corpo umano in una situazione fisica al limite. Sanno costruire tensione reale attorno a un’impresa che potrebbe fallire in qualsiasi momento.
Con Nyad – Oltre l’oceano provano per la prima volta a portare questa capacità dentro un film di finzione. Il risultato è un’opera che funziona quasi sempre grazie a due attrici sessantenni che portano sullo schermo qualcosa che Hollywood fatica a produrre: una storia di amicizia adulta, fisica e non sentimentale, tra donne che hanno già vissuto più di una vita ciascuna.
Il film ha anche un limite preciso, e vale la pena dirlo subito: sceglie deliberatamente di non raccontare la parte più controversa della storia. È una scelta artistica legittima. Non è una scelta giornalistica.
Nyad – Oltre l’oceano (2023, Netflix, 121 minuti) è diretto da Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, su sceneggiatura di Julia Cox adattata dalla memoir Find a Way (2015) di Diana Nyad. Annette Bening interpreta Nyad, Jodie Foster è la sua migliore amica e allenatrice Bonnie Stoll, Rhys Ifans il navigatore John Bartlett. Musiche di Alexandre Desplat, candidato all’Oscar.
Il film ha ricevuto due nomination all’Oscar 2024: Bening per Miglior Attrice Protagonista, Foster per Miglior Attrice Non Protagonista. Entrambe erano anche candidate ai Golden Globe e ai SAG Awards. Nessuna delle due ha vinto — Bening ha perso contro Emma Stone per Poor Things, Foster contro Da’Vine Joy Randolph per The Holdovers. Su Rotten Tomatoes ha ottenuto l’85% di approvazione critica. Su IMDb il voto è 7.1. Metacritic: 63/100.
Annette Bening non imita Diana Nyad — la abita. C’è una scena a metà film in cui Nyad nuota di notte, da sola, con le allucinazioni che iniziano dopo trenta ore senza dormire. Bening non recita l’esaurimento: lo porta in acqua. Ha trascorso ore nella vasca durante le riprese perché voleva che il corpo capisse cosa stava raccontando. Il risultato si vede — anche nelle sequenze in cui non c’è dialogo, solo il ritmo delle bracciate e il rumore del mare.
Jodie Foster come Bonnie Stoll è la sorpresa del film. Il personaggio avrebbe potuto essere il “supporto emotivo” canonico del biopic sportivo — l’amica che incoraggia, consola, non cede. Foster fa qualcosa di più preciso: costruisce una donna che ha una vita propria, che sceglie di dedicarla all’impresa di un’altra con piena consapevolezza del costo. La tensione tra le due — l’amicizia che include anche il conflitto, l’amore platonico che ha radici in qualcosa di più antico — è il cuore emotivo del film e regge ogni scena in cui compaiono insieme.
I registi gestiscono bene la fisica della traversata. Le sequenze notturne in acqua sono ansiogene nel modo giusto — non grazie agli effetti visivi, ma grazie alla comprensione di cosa significhi perdere l’orientamento nel buio dell’oceano aperto. Chi ha visto Free Solo riconosce la grammatica visiva: la macchina da presa che non si allontana dal corpo, che non cerca la prospettiva panoramica, che resta dove la paura è concreta.
Il consenso critico su Rotten Tomatoes sintetizza il film con questa frase: “un biopic sportivo edificante grazie ai meriti della storia, ma sono le straordinarie performance di Bening e Foster a tenere davvero tutto a galla.”
Quel “tenere tutto a galla” è rivelatorio. Il film ha bisogno delle attrici per compensare una sceneggiatura che in più punti sceglie la sicurezza emotiva al posto della complessità.
Il limite principale è la controversia sul record — che l’articolo su Diana Nyad racconta nel dettaglio e che il film sceglie sistematicamente di ignorare. I nove ore di log degli osservatori mancanti, la mancata certificazione da parte del Guinness World Records e della WOWSA, le domande della comunità del nuoto di fondo: niente di tutto questo compare. I registi lo hanno dichiarato esplicitamente: “Il nostro film non parla di un record.” È una scelta autoriale rispettabile. Crea però un ritratto che, alla fine, assomiglia più a un’agiografia che a un biopic.
C’è poi un secondo problema, segnalato da diversi critici: la gestione del subplot sugli abusi subiti da Nyad da bambina per mano di un allenatore. Nyad ha parlato pubblicamente di questa parte della sua storia. Il film la include ma non sa dove metterla — risulta narrativamente scollegata dal resto, come se fosse obbligatoria piuttosto che integrata. Siddhant Adlakha su Mashable la definisce “narrativamente mal collocata.” È un giudizio accurato.
C’è una tensione visibile nel film tra il linguaggio documentaristico che Vasarhelyi e Chin conoscono alla perfezione e le esigenze del cinema di finzione. Quando il film usa archivi reali di Nyad giovane e li giustappone alla Bening attuale, il contrasto risulta straniante — il salto tra il vero e il ricreato è troppo netto. È il momento in cui si avverte che i registi non si fidano completamente della finzione che hanno scelto di fare.
Allo stesso tempo, alcune delle scelte più efficaci del film nascono proprio da questo ibrido: la fisicità delle riprese subacquee, l’attenzione ossessiva per i dettagli tecnici della traversata, la resistenza a costruire il climax con musica gonfiata e rallenti. Nyad preferisce mostrare l’arrivo a Key West quasi in presa diretta, senza enfasi cinematografica. È la scelta giusta — e racconta qualcosa su chi l’ha fatta.
Sì — per Bening e Foster, che insieme costruiscono una delle più belle rappresentazioni di amicizia adulta femminile che il cinema recente abbia prodotto. Per le sequenze in acqua, che sono tra le migliori del genere sportivo degli ultimi anni. Per Alexandre Desplat che accompagna tutto senza esagerare.
L’85% su Rotten Tomatoes e il 7.1 su IMDb descrivono un film solido e emotivamente efficace, non un capolavoro. Questo è esattamente quello che è. Se entri in sala sapendo che il film ha scelto di raccontare l’emozione e non il dibattito, puoi goderti fino in fondo quello che fa bene.
Se vuoi anche il dibattito, leggi prima l’articolo su Diana Nyad. Poi guarda il film.
Sì. Nyad – Oltre l’oceano è disponibile su Netflix in Italia dal novembre 2023. Il film dura 121 minuti ed è in lingua originale inglese con sottotitoli italiani disponibili.
No. Annette Bening era candidata all’Oscar 2024 come Miglior Attrice Protagonista per Nyad, ma ha perso contro Emma Stone per Poor Things. Anche Jodie Foster era candidata come Miglior Attrice Non Protagonista, perdendo contro Da’Vine Joy Randolph per The Holdovers.
Il film è diretto da Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, già vincitori dell’Oscar per Miglior Documentario nel 2019 con Free Solo. Nyad è il loro primo lungometraggio di finzione narrativa.
No. I registi hanno scelto deliberatamente di non includere la controversia sulla mancata certificazione del record da parte del Guinness World Records e della WOWSA. I dettagli completi sono nell’articolo su Diana Nyad pubblicato su 4EVA.
4EVA · Donne oltre lo sport
Cinema, sport, verità: recensioni che non si fermano ai titoli di coda.
Scritto da: Andrea Rango
Annette Bening Oscar Nyad Jodie Foster Bonnie Stoll Nyad Oltre l'oceano streaming