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Europei atletica 2026, le dieci medaglie delle azzurre

today16 Agosto 2026 6

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L’Italia ha chiuso i Campionati Europei di Birmingham davanti a tutti: ventidue medaglie, dieci ori, primo posto anche nella classifica a punti con 226 punti e quarantacinque finalisti.

Dieci di quelle ventidue medaglie le hanno vinte le atlete. Cinque dei dieci ori pure. E uno di quegli ori è arrivato con un record del mondo.

Nadia Battocletti, due volte

L’11 agosto ha vinto i 5000 metri. Qualche giorno dopo ha vinto i 10.000.

Con quella doppietta Nadia Battocletti è arrivata a quattro titoli europei su pista, raggiungendo Gianmarco Tamberi in cima alla classifica di sempre degli atleti italiani in questa manifestazione.

È un primato notevole, e vale la pena notare come è stato raccontato: le due gare hanno avuto grande copertura, il fatto che quel record fosse stato eguagliato molto meno. La differenza non è un dettaglio da appassionati di statistica. Sono i numeri con cui, negli anni, si costruisce la memoria di chi ha contato.

Nei 5000 il podio azzurro è stato doppio, con il bronzo di Micol Majori.

Iapichino, un centimetro

Nel salto in lungo Larissa Iapichino ha vinto al primo tentativo con 7,00 metri, misura ventosa (+2.1) e quindi non omologabile come primato, ma sufficiente a chiudere la gara.

Un centimetro sulla britannica Jazmin Sawyers, seconda con 6,99, in casa sua.

Nessuna italiana aveva mai vinto il titolo continentale all’aperto nel lungo femminile. Iapichino è la prima.

Il salto è arrivato pochi minuti prima dell’oro della 4×400 maschile che ha consegnato all’Italia il sorpasso definitivo sulla Gran Bretagna nel medagliere. Tradotto: quel centimetro ha pesato sulla classifica finale quanto qualunque altra gara della settimana.

Derkach, e il tempo che ci vuole

Il quinto oro femminile è arrivato dal salto triplo con Dariya Derkach, arrivata in Italia da bambina e in nazionale da oltre un decennio.

I salti hanno prodotto quattro dei dieci titoli azzurri di Birmingham. Due li hanno vinti le atlete.

Sofia Fiorini e nove minuti

Il 15 agosto, sulle strade di Birmingham, Sofia Fiorini ha vinto la maratona di marcia in 3h15’11”.

Quel tempo è il record del mondo della specialità. Ha abbassato di oltre nove minuti il riferimento precedente, che apparteneva alla polacca Katarzyna Zdzieblo, e ha superato la target performance di 3h17’00” fissata da World Athletics: è quindi il primo primato mondiale ufficialmente omologato sulla distanza.

Nove minuti. Su una gara che ne dura centonovantacinque, significa aver camminato per quarantadue chilometri a una media di 4’37″5 al chilometro, poco meno di tredici chilometri orari, mantenendo un’azione che i giudici valutano a ogni giro.

Ha lasciato che la gara si sviluppasse per trenta chilometri, poi ha cambiato passo. Zdzieblo, la sola che aveva retto fino a quel momento, ha chiuso seconda a 4’39”. La spagnola Raquel Gonzalez terza a 5’38”. Negli ultimi chilometri Fiorini ha doppiato gran parte del gruppo.

Era il suo primo grande campionato individuale senior.

E qui il confronto vale più di qualsiasi aggettivo: ad aprile, ai Mondiali a squadre di Brasilia, aveva chiuso seconda in 3h25’42”, che allora era il suo miglior tempo di sempre. A Birmingham ne ha tolti dieci e mezzo. In quattro mesi.

Le altre due azzurre in gara, Eleonora Giorgi e Federica Curiazi, non hanno concluso la prova. È un dettaglio che dice qualcosa sulla durezza della distanza, introdotta nel calendario internazionale solo dal 1° gennaio 2026 al posto dei 35 chilometri.

Le medaglie che non fanno rumore

Poi c’è tutto quello che nei riassunti televisivi occupa mezza riga.

Alexandrina Mihai ha vinto l’argento nella mezza maratona di marcia. Sara Fantini l’argento nel lancio del martello. La squadra della maratona, con Rebecca Lonedo, Sofiia Yaremchuk, Giovanna Epis e Alessia Tuccitto, ha portato a casa un altro argento.

E la 4×400 femminile è tornata sul podio europeo dopo dieci anni: bronzo in 3:23.57 con Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione ed Eloisa Coiro, con Ilaria Accame e Sara Cirillo impegnate in batteria. Quarto posto per la 4×100 femminile con Zaynab Dosso, Gloria Hooper, Dalia Kaddari e Alessia Pavese.

Marcia, martello, maratona a squadre. Tre discipline in cui l’Italia femminile va a medaglia con regolarità e che nel racconto sportivo nazionale esistono solo nelle settimane pari degli anni olimpici.

Il numero che nessuno ha messo in prima pagina

Allarghiamo lo sguardo alle due settimane che hanno tenuto insieme gli Europei di atletica e quelli di nuoto.

L’Italia ha conquistato sessantacinque medaglie complessive. Di quelle assegnate in gare esclusivamente maschili o femminili, trentatré le hanno vinte le atlete e venticinque gli atleti.

Sugli ori il divario si allarga: quattordici femminili, sette maschili, due misti.

Il doppio.

Il racconto mediatico di quelle stesse due settimane ha girato in larga parte attorno a un piccolo gruppo di nomi maschili. Non perché quei nomi non meritassero: meritavano. Ma un movimento in cui le donne vincono il doppio dei titoli continentali degli uomini, e nel quale la percezione pubblica resta invariata, ha un problema che non riguarda le atlete.

Riguarda chi decide cosa va in apertura.

Un’Italia che assomiglia all’Italia

Un’ultima nota, e la facciamo senza retorica.

Tra i trenta medagliati di Birmingham ci sono atlete e atleti arrivati in Italia da bambini e altri arrivati più tardi. Derkach e Mihai nel primo gruppo, Yaremchuk nel secondo.

È un dato di composizione, non una storia edificante: la nazionale di atletica assomiglia oggi al Paese reale più di quanto facciano molte altre istituzioni italiane. Il che, considerando quanto sia complicato in Italia ottenere la cittadinanza sportiva, è successo nonostante il sistema, non grazie ad esso.

Autore

Scritto da: Andrea Rango

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