Le Invisibili

Trota di Salerno: la medica che l’Europa cancellò

today17 Marzo 2026 11

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La conosci anche se non l’hai mai incontrata. Il suo nome — o quello che per secoli si è creduto fosse il suo nome — ha attraversato l’Europa medievale in centinaia di manoscritti. Monaci in Francia, Germania, Inghilterra e Polonia copiavano quei fogli di pergamena. Per tre secoli, Trotula è stato il testo di riferimento sulla medicina delle donne in tutto l’Occidente. Il problema è che Trotula non è un nome. È un titolo.

E la donna dietro quel titolo — Trota di Salerno, medica del XII secolo — è rimasta sepolta sotto quell’equivoco per quasi ottocento anni.

La medica che c’era davvero

Trota di Salerno non è una leggenda. Non è un personaggio costruito a posteriori per riempire un vuoto narrativo comodo. Esisteva, e i documenti del suo tempo lo confermano: viene citata come mulier sapiens — “donna di sapere” — in testi medici coevi, con la stessa naturalezza con cui si cita un collega.

Viveva e lavorava a Salerno, nel cuore di quella che nell’XI-XII secolo era la scuola medica più avanzata d’Europa. La Scuola Medica Salernitana non era solo un’istituzione: era un crocevia. Una città portuale del sud Italia in cui le tradizioni mediche araba, greca e latina si incontravano, si sovrapponevano, si correggevano a vicenda. Quel contesto rendeva possibile quello che altrove sarebbe stato impensabile: anche le donne, in alcuni casi documentati, vi avevano accesso come praticanti.

Trota era una clinica, non una teorica. Osservava, annotava, trattava. Ha scritto un trattato: De curis mulierum, “Sui trattamenti per le donne”. Ginecologia, ostetricia, cura del corpo femminile — un sapere costruito sull’esperienza diretta, in un’epoca in cui il corpo delle donne era considerato argomento marginale, imbarazzante o semplicemente non degno di studio sistematico da parte della medicina ufficiale.

La Trotula non è quello che pensi

Qui inizia il groviglio.

La Trotula che circolava per l’Europa medievale non era un testo unico. Era una compilazione di tre trattati distinti, assemblata probabilmente nel XII-XIII secolo da copisti o editori anonimi rimasti senza volto:

  • Liber de Sinthomatibus Mulierum (“Sui sintomi delle donne”) — autrice ignota
  • De curis mulierum — scritto da Trota di Salerno
  • De ornamentis mulierum (“Sui cosmetici femminili”) — autrice ignota

Tre testi, tre origini diverse, due su tre totalmente anonimi. La medievista americana Monica Green, nel 2001, ha ricostruito questa struttura con metodo filologico rigoroso nella sua edizione critica per la University of Pennsylvania Press — il riferimento accademico definitivo su tutto ciò che riguarda la Trotula.

Il problema nasce nei secoli successivi, nei laboratori di scrittura dei monasteri. I copisti trattano la parola Trotula — probabilmente un diminutivo o una forma abbreviata di origine oggi incerta — come un nome d’autore. Iniziano ad attribuire l’intera raccolta a “Trotula”. E siccome la raccolta circola ampiamente, e siccome “Trotula” suona come un nome di persona, attorno a quel nome si costruisce un personaggio. Un personaggio molto più grande della realtà.

La cancellazione più perversa

Questo è il punto che distingue Trota da quasi tutte le altre protagoniste di questa serie. Non le fu rubato il lavoro da un collega più potente. Le fu prima attribuito troppo — l’intera compilazione, compresi testi che non aveva scritto — e poi, quando gli studiosi cominciarono a sospettare che “Trotula” fosse un titolo e non una persona reale, iniziarono a mettere in dubbio che “Trota” fosse mai esistita davvero.

Prima inflazione, poi negazione. Per secoli la vera Trota — quella che aveva scritto De curis mulierum, quella citata come mulier sapiens dai contemporanei, quella che aveva curato donne a Salerno — rimase schiacciata tra due falsità opposte.

Nessuno ha deliberatamente rubato il suo nome. È qualcosa di più difficile da correggere: il meccanismo anonimo della trasmissione culturale, che funziona come un telefono senza fili attraverso i secoli, ha trasformato una donna reale prima in un simbolo, poi in una domanda. Quelle ingiustizie con un volto si combattono. Quelle senza volto si sedimentano, piano, per ottocento anni.

Ottocento anni dopo: restituire il giusto

Il lavoro di recupero filologico inizia nel tardo Novecento [DATO DA VERIFICARE: John F. Benton — ricerca specifica e anno preciso sui problemi di attribuzione della Trotula]. Monica Green porta il lavoro a compimento: la sua edizione critica del 2001 analizza più di cento manoscritti medievali, separa con precisione i tre testi della compilazione, ricostruisce la storia della loro formazione e trasmissione.

Il risultato è sobrio, ma definitivo. Trota di Salerno era una medica reale, attiva nel XII secolo, autrice del De curis mulierum. Non dell’intera Trotula. Non un mito. Una persona — con un lavoro specifico, in un tempo specifico, che aveva fatto davvero.

Ottocento anni per stabilire che quella persona esisteva. E che scriveva di medicina per i corpi delle donne quando quasi nessun altro lo faceva con quella serietà.

Il filo che torna

Nell’Atto II di questa serie abbiamo incontrato l’Effetto Matilda in molte varianti: il Nobel preso da un collega, la scoperta firmata dal marito, la formula che porta ancora oggi un nome sbagliato. Trota è un caso diverso — forse il più complicato.

Non c’è un antagonista. Non c’è un collega che ha preso deliberatamente il suo posto. C’è un sistema che ha generato confusione su confusione fino a rendere invisibile la persona reale. E questa invisibilità, costruita sull’equivoco invece che sul furto, è in un certo senso più difficile da smontare: non ha un responsabile a cui chiedere conto.

Il De curis mulierum esiste ancora. Si può leggere, studiare, citare. Non è un reperto da museo: è medicina pratica, scritta da una donna che capiva i corpi femminili con una precisione che il suo tempo faticava a riconoscere come tale. Quella medicina è rimasta intatta attraverso i secoli. Il nome che la firmava aveva bisogno di ottocento anni per essere restituito con esattezza.

Autore

Scritto da: Andrea Rango

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