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Maratona di Londra 2027: si corre per Women in Sport

today2 Ottobre 2026 3

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Quarantadue chilometri e 195 metri, da Greenwich a The Mall. Tremila sterline da raccogliere. Women in Sport, la charity britannica che dal 1984 lavora sui diritti di donne e ragazze nello sport, ha messo a disposizione un numero limitato di posti charity per la Maratona di Londra 2027 e cerca runner per il suo #TeamWomenInSport.

Nell’annuncio c’è una riga che vale più delle altre. Infatti la charity chiede esplicitamente agli uomini di candidarsi.

Cosa chiede Women in Sport

La richiesta è chiara: chi ottiene il pettorale si impegna a raccogliere 3.000 sterline. Il denaro finanzia il lavoro della charity con donne e ragazze in tutto il Regno Unito, con due obiettivi dichiarati. Contrastare la misoginia e abbattere le barriere che tengono le ragazze lontane dallo sport.

La cifra non è piccola. Mind e la MS Society, due delle charity più presenti a Londra, fissano il minimo a 2.500 sterline. Women in Sport si definisce una piccola organizzazione, e questo cambia la prospettiva: dove una grande charity schiera migliaia di runner, qui ogni pettorale pesa sul bilancio dell’anno.

Maratona di Londra 2027: posti charity di Women in Sport, date della gara e obiettivo di raccolta fondi
La scheda · #TeamWomenInSport
Voce Dettaglio
Evento TCS London Marathon 2027, edizione su due giorni
Date Sabato 24 e domenica 25 aprile 2027
Gara élite femminile Domenica 25 aprile
Partecipanti previsti 100.000 sui due giorni
Raccolta richiesta 3.000 sterline a runner
Candidature Aperte posti limitati, aperte anche agli uomini
Scadenza [DATO DA VERIFICARE: scadenza e link al form]
Fonti: Women in Sport, London Marathon Events, The Running Channel

Un’edizione che non si ripeterà

Il 2027 è un anno anomalo per Londra. Per la prima e unica volta la maratona si corre su due giorni, sabato 24 e domenica 25 aprile, con 100.000 partecipanti complessivi. Chi entra con un posto charity scopre il giorno di gara solo dopo l’accettazione: la massa resta mista in entrambe le giornate.

Il dettaglio che ci interessa riguarda le élite. Gara élite, iscritte championship e Good For Age femminili correranno tutte la domenica. Gli uomini il sabato. I posti Good For Age restano 6.000, divisi esattamente a metà.

Per noi è la notizia nella notizia. La gara élite femminile avrà la sua giornata, senza dividere la diretta con quella maschile. Dopo tre anni consecutivi di record mondiali in gara solo femminile sul percorso londinese, l’ultimo firmato da Tigst Assefa nell’aprile 2026, se lo è guadagnato.

Resta un dato da tenere d’occhio. Nel 2026 le donne erano il 40,1% dei finisher. Cresce, ma la parità a Londra non c’è ancora.

Dove finiscono le 3.000 sterline

“Combattere la misoginia” rischia di suonare come uno slogan. Il lavoro recente di Women in Sport dice il contrario: è fatto di ricerca, policy e piccoli cambiamenti misurabili.

Il 17 agosto 2026 la Rugby Football Union ha presentato la sua policy contro sessismo e misoginia, la prima di una grande federazione britannica, costruita insieme alla charity. La ricerca alla base ha coinvolto oltre 600 volontari del rugby di base. L’83% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito sessismo.

A luglio è arrivato Fit to Learn, un pilota in 12 scuole inglesi con una regola semplice: nei giorni di educazione fisica si resta in tuta tutto il giorno. Costo zero. Il 59% delle ragazze ha detto di avere più occasioni di muoversi durante la giornata, il 60% di apprezzare di più le lezioni. Una su quattro si sente meno in ansia all’idea di cambiarsi davanti alle compagne.

Non sono rivoluzioni da copertina. Sono il tipo di intervento che tiene una tredicenne dentro lo sport invece di perderla per strada, ed è lì che vanno i soldi raccolti correndo.

Perché l’invito agli uomini non è un dettaglio

Il nome della charity potrebbe far pensare a un team tutto femminile. La scelta di aprire agli uomini nasce dai suoi stessi dati.

Nella ricerca con la RFU, l’ostacolo principale a sostenere chi subisce sessismo è risultato la mancanza di sicurezza nel contestare i propri pari. Tradotto: servono alleati disposti a esporsi. E il terreno c’è, visto che il 66% degli uomini intervistati vuole più donne nei ruoli di leadership.

Un uomo che corre 42 chilometri con la maglia di Women in Sport porta un messaggio ai suoi compagni di allenamento, ai colleghi, alla chat del gruppo running. Vale quanto le sterline che raccoglie, forse di più.

E in Italia? I numeri che dovrebbero farci riflettere

Spostiamoci a casa nostra. Nel 2025 le maratone italiane hanno contato 72.997 finisher: le donne erano 10.623, il 14%. E sono calate rispetto all’anno prima.

La Maratona di Roma di marzo 2026 ha schierato 10.218 donne al via, un record. Il quadro cambia guardando alle nazionalità: secondo un’analisi statistica indipendente, le italiane erano circa il 19,8% dei runner italiani in gara, la quota più bassa tra tutti i Paesi rappresentati.

Il contrasto arriva dalla mezza. La Rome Half Marathon del 18 ottobre aveva già 14.000 donne iscritte ad aprile, oltre la metà del totale. La domanda esiste. Sui 42 chilometri, invece, l’Italia corre ancora con una prevalenza maschile schiacciante.

Roma ha già un modello solidale, la staffetta Run4Rome con oltre 40 organizzazioni non profit che raccolgono fondi. Nessuno dei numeri disponibili ci dice quante di queste lavorino sullo sport femminile. Londra ci mostra che una maratona può essere anche questo: una raccolta mirata, con un obiettivo preciso e un invito aperto a chiunque voglia schierarsi.

Il 25 aprile 2027 le maratonete migliori del mondo avranno Londra tutta per loro. Qualcuno, nella massa, correrà per le ragazze che allo sport non ci sono ancora arrivate.

Scritto da: Andrea Rango

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