Calcio

Spagna campione del Mondiale U20: il talento è di tutte

today27 Settembre 2026 7

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Due anni fa la Corea del Nord aveva battuto la Spagna ai rigori nella finale del Mondiale Under 17. Quattro a tre. Domenica sera a Łódź le due squadre si sono ritrovate un gradino più su, nella finale del Mondiale Under 20, con diverse delle stesse calciatrici in campo. Centoventi minuti senza gol, poi i rigori. Quattro a tre, di nuovo. Solo che questa volta ha vinto la Spagna.

A girare il punteggio è stata Laia López. La portiera del Real Madrid ha parato i tiri di Choe Yon-A e di Pak Il-Sim, e la Spagna ha vinto il suo secondo titolo mondiale U20 dopo quello del 2022 in Costa Rica. «Ero convinta che ne avrei parato più di uno», ha detto dopo, «e le compagne si sono fidate di me».

Questa è la notizia. Il Mondiale di Polonia ha raccontato però molto di più, e quel di più non è solo spagnolo.

Una Spagna che si prende anche i premi

La Spagna ha vinto la finale e ha vinto i tre premi individuali.

Polonia 2026 · Podio e premi
Riconoscimento Chi Dettaglio
Campione Spagna 0-0, 4-3 ai rigori in finale
Finalista Corea del Nord Campione in carica
Terzo posto Colombia 1-1 e 4-3 ai rigori sull’Italia
Quarto posto Italia Miglior risultato di sempre
Pallone d’oro Rosalía Domínguez Spagna · Barcellona
Scarpa d’oro Pau Comendador Spagna · Real Madrid · 6 gol
Guanto d’oro Laia López Spagna · Real Madrid
Fonti: Las Futbolistas, OKDiario, FIGC · Łódź, 27 settembre 2026

Il Pallone d’oro è di Rosalía Domínguez, centrocampista del Barcellona con il numero 16, diciassette anni alla vigilia del torneo. La premiano per cose che in un tabellino non si vedono: la continuità, le scelte, la capacità di dare un senso al possesso spagnolo. Nei quarti contro il Brasile ha servito a Pau Comendador l’assist per il gol.

Comendador chiude con sei reti e la Scarpa d’oro. Aveva vinto lo stesso premio due anni fa al Mondiale U17, con cinque gol, e quella sera aveva perso la finale. Stavolta ha vinto tutte e due le cose.

La Corea del Nord non ha mai smesso di esserci

Sarebbe ingiusto leggere questa finale solo dalla parte di chi ha alzato il trofeo. La Corea del Nord arrivava in Polonia da campione in carica, con tre titoli U20 in bacheca (2006, 2016, 2024) e la generazione che nel 2024 aveva vinto il Mondiale U17 con la stella Jon Il-chong, Pallone d’oro di quel torneo.

Ha giocato la finale come la gioca una squadra che sa di poterla vincere. Ha tenuto la Spagna senza gol per centoventi minuti, contro l’attacco della capocannoniera. Ha perso ai rigori, cioè nel modo in cui si perde quando nessuna delle due merita di perdere.

Il talento ha tanti passaporti

Qui sta il punto di questo Mondiale, e vale la pena dirlo senza giri di parole. In Polonia si è vista una geografia del talento più larga di quanto il calcio femminile sia abituato a raccontare.

L’argentina Annika Paz, attaccante dell’Inter, il 10 settembre ha segnato quattro gol al Benin. Prima di lei, in un Mondiale U20, c’erano riuscite solo in cinque: Christine Sinclair, Kim Un-hwa, Asisat Oshoala, Stina Blackstenius e Liana Joseph. Quella partita è anche la vittoria più larga nella storia dell’Argentina nelle competizioni femminili FIFA.

La Colombia è salita sul podio. L’Italia ha giocato il primo quarto e la prima semifinale della sua storia e ha chiuso quarta, perdendo il bronzo ai rigori. La Germania, presente in tutte le edizioni fino al 2024, stavolta non si era nemmeno qualificata.

Non sono dettagli da almanacco. Dicono che il talento non abita più in cinque o sei federazioni: cresce dove qualcuno lavora sulle giovani, e le squadre che per anni hanno fatto da contorno adesso arrivano in fondo.

Un pezzo di questo Mondiale gioca in Italia

C’è un dettaglio che riguarda da vicino chi segue la Serie A Women. Al Mondiale U20 c’erano ventitré calciatrici tesserate per club del nostro campionato, italiane e straniere.

Due sono campionesse del mondo da domenica sera: Alba Cerrato della Fiorentina e Cristina Librán della Juventus, entrambe nella rosa della Spagna. Annika Paz gioca nell’Inter. La Serie A attira talento giovane da tutto il mondo, e le azzurrine che hanno chiuso quarte giocano quasi tutte qui.

È una buona notizia a una condizione, la stessa che abbiamo scritto parlando dei minuti delle nostre under 21: il talento, una volta arrivato, va messo in campo. Averlo in rosa non basta.

Nove mesi al Mondiale in Brasile

Il prossimo Mondiale femminile si gioca in Brasile nell’estate del 2027. Non tutte le ragazze viste a Łódź ci arriveranno subito, e nessuna ha il posto garantito. Ma qualcuna ci arriverà, e quando succederà ricorderemo di averla vista qui, prima dei vent’anni.

Il futuro del calcio femminile ha già dei nomi. Domínguez, Comendador, López. Paz. Jon Il-chong. Pellegrino Cimò, Langella, Belli. Conviene impararli adesso.

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Scritto da: Andrea Rango

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