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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Due rotture dello stesso legamento, lo stesso ginocchio, a soli vent’anni. Poi la centrale azzurra è diventata una delle colonne dell’Italia campione olimpica e mondiale.
Il 4 settembre 2021 Sarah Fahr stava giocando la terza partita dell’Europeo. Italia-Croazia, fase a gironi, le azzurre vincono 3-0 e nessuno se ne ricorda davvero. Una vittoria netta che però lascia poco da gioire, perché la centrale azzurra è costretta a lasciare il campo per un infortunio al ginocchio destro. La diagnosi arriva il giorno dopo: rottura del legamento crociato anteriore. Sei mesi di stop, almeno.
Aveva 19 anni.
Per capire il peso di quell’infortunio bisogna riavvolgere il nastro. Fahr nasce a Kulmbach, in Baviera, il 12 settembre 2001, da genitori tedeschi che si erano trasferiti in Italia per lavoro. A casa si parla tedesco, fuori si vive italiano. A dieci anni sceglie definitivamente la pallavolo entrando nelle giovanili del Piombino.
La progressione è rapidissima. Club Italia, poi nella stagione 2017-18 la convocazione nella nazionale under 18: argento all’europeo, oro al Festival olimpico estivo della gioventù europea e oro al mondiale di categoria, dove viene premiata come miglior centrale. L’anno dopo, oro all’europeo under 19. Nel 2018 esordisce in nazionale maggiore e porta a casa subito un argento mondiale. Nel 2019 il bronzo all’europeo. Nel 2021 Tokyo, le sue prime Olimpiadi. Tre mesi dopo, l’Europeo della consacrazione.
Poi quel salto a Italia-Croazia.
L’oro europeo del 2021 Fahr lo conquista in stampelle, dagli spalti. La squadra vince per lei, anche per lei. Il programma è chiaro: sei mesi di riabilitazione, ritorno graduale, ritrovare il campo prima del Mondiale 2022.
Il ginocchio risponde. A primavera 2022 Fahr torna a giocare con Conegliano. Poi, ad aprile, l’impensabile.
“Neanche un mese dopo essere tornata a giocare e a solo 8 mesi dal precedente infortunio. Non credo di essere in grado di descrivervi come sto adesso. Vedo tutto nero e non so proprio dove trovare le forze per riaffrontare tutto quanto”. Lo scrive lei stessa, sui social, dopo la conferma medica: nuova rottura del crociato anteriore. Stesso ginocchio. Stessa diagnosi, identica. Due rotture dello stesso legamento, a vent’anni, sono qualcosa di più unico che raro.
Altri sei mesi, almeno. Niente Mondiali 2022. Una statistica orribile la perseguita: secondo uno studio osservazionale italiano sull’incidenza dell’LCA nel volley femminile, il 25% delle atlete operate al crociato si infortuna nuovamente, e il 50% rischia di sviluppare problemi articolari e osteoartrite. Lei è già nella prima percentuale, e ha vent’anni.
Da qui in poi la traiettoria sembra una favola. Ma le favole semplificano, e Fahr non si è semplicemente rialzata. Si è ricostruita. Su questo punto è stata esplicita lei: “Sono sempre stata positiva e l’ho presa come opportunità per crescere, come persona e come giocatrice soprattutto, perché sono cambiata, sono maturata e paradossalmente, stando lontana dal campo, al mio rientro mi sentivo anche più forte in campo”.
Più forte, e con una consapevolezza diversa. Nelle stesse settimane del 2024-25 Fahr ha parlato pubblicamente anche dei disturbi alimentari attraversati durante gli anni difficili, dimostrando una postura rara nello sport italiano: quella di chi non maschera la fragilità, ma la fa diventare parte del racconto.
Il ritorno definitivo arriva nel 2023. La centrale dell’Imoco riprende il filo di una carriera interrotta e comincia a non mollare più niente. Cinque scudetti, cinque Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane (MVP nel 2024), un Mondiale per Club, tre Champions League. Una serie di trofei che hanno cambiato anche il modo in cui veniva raccontata: non più “Sarah Fahr promessa”, come dice lei stessa. Sarah Fahr giocatrice.
L’11 agosto 2024, alla South Paris Arena 1, l’Italia di Julio Velasco affronta gli Stati Uniti nella finale olimpica. Tre sconfitte su tre nei precedenti a cinque cerchi tra le due squadre: 3-2 nei quarti di Pechino 2008, 3-1 nel girone di Rio 2016, 3-2 nel girone di Tokyo 2020.
Fahr è in sestetto, al centro accanto alla capitana Anna Danesi. Sue le mani sul muro che galvanizza la panchina e spegne Ogbogu sul 13-10 del primo set, il primo segnale che quella sera non è come le altre. Italia-USA finisce 3-0. Primo oro olimpico di sempre per l’Italvolley femminile.
Durante il torneo, in semifinale contro la Turchia, le sue mani erano state ovunque: il muro su Vargas vale il 21-20 nel terzo set decisivo, il nono di squadra. Nel torneo olimpico Fahr ha chiuso con un’efficienza in attacco del 72,5%. Quattro punti pesantissimi nel terzo set della semifinale. La VNL 2024 vinta poche settimane prima l’aveva già consacrata miglior centrale del torneo.
A 22 anni, Sarah Fahr era l’opposto esatto di quella ragazza che nel 2022 scriveva di vedere tutto nero.
Quello che è successo nel 2025 sembra scritto da uno sceneggiatore senza ritegno. L’Italia arriva ai Mondiali in Thailandia con una striscia di vittorie consecutive che continua a crescere, partita dopo partita. Sette successi su sette: piegate Slovacchia, Cuba e Belgio nei gironi, travolte Germania e Polonia nella fase a eliminazione diretta, superato il Brasile in semifinale.
Il 7 settembre 2025, finale a Bangkok contro la Turchia. Cinque set, due ore e mezza di battaglia. A decidere il tie-break i muri di Fahr e Antropova, prima del sigillo finale di Sylla. L’Italia vince il suo secondo titolo mondiale nella pallavolo femminile, ventitré anni dopo il primo.
Il muro decisivo nel tie-break di una finale mondiale. Difficile non fermarsi a pensare al ginocchio destro di quella ragazza di vent’anni che nel 2022 si chiedeva dove trovare le forze.
La storia di Sarah Fahr non è un manuale di motivazione. Non è la “ragazza che non si è arresa”. È la storia di un’atleta che ha avuto la sfortuna statisticamente rara di rompere due volte lo stesso crociato a vent’anni, che ha avuto la lucidità di parlare anche delle proprie ombre fuori dal campo, e che si è ricostruita come giocatrice diversa.
A 24 anni Fahr ha già completato un palmarès che la maggior parte delle centrali europee non vede in vent’anni di carriera: oro europeo 2021, due Volleyball Nations League consecutive (2024 e 2025), oro olimpico a Parigi 2024, oro mondiale 2025 in Thailandia. Il prossimo obiettivo dichiarato dell’Italvolley è Los Angeles 2028, dove sarà in palio il pass diretto anche attraverso l’Europeo di quest’estate.
La storia, però, non si è chiusa con l’oro di Bangkok. A novembre 2025, durante il Mondiale per Club in Brasile, è arrivata la diagnosi che nessuno si aspettava: una trombosi alla gamba destra. È stata lei stessa a comunicarlo, con la sincerità che ormai è la sua firma: terapia farmacologica, calza a compressione, mesi di stop. Una patologia che non c’entra con il ginocchio e con il crociato, ma che ha rimesso in discussione tutto il resto del calendario azzurro. Il CT Julio Velasco l’ha preservata dalla VNL 2026, in calendario tra giugno e luglio. Il ritorno in nazionale è previsto per l’Europeo di fine estate, quello del primo pass olimpico.
Aveva diciannove anni quando il suo ginocchio l’ha tradita per la prima volta. Ne ha ventiquattro adesso, una nuova battaglia di natura diversa appena affrontata, e una carriera azzurra che ricomincia da capo ogni stagione.
Il 4 settembre 2021, durante Italia-Croazia agli Europei di pallavolo femminile, la centrale azzurra ha riportato la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Aveva 19 anni e ha dovuto rinunciare al resto del torneo, vinto poi dall’Italia.
Due volte, sullo stesso ginocchio destro. Il primo infortunio nel settembre 2021 agli Europei, il secondo ad aprile 2022 a soli otto mesi dal precedente, meno di un mese dopo il rientro in campo con Conegliano.
È stata titolare al centro accanto ad Anna Danesi in tutto il torneo, chiudendo con un’efficienza in attacco del 72,5%. Decisivi i suoi muri nella semifinale 3-0 contro la Turchia e nella finale vinta 3-0 contro gli Stati Uniti.
Con la nazionale: oro europeo 2021, oro VNL 2024 e 2025, oro olimpico Parigi 2024, oro mondiale 2025. Con Conegliano: cinque scudetti, cinque Coppe Italia, quattro Supercoppe, tre Champions League e un Mondiale per Club.
4EVA · Donne oltre lo sport
Dalle atlete che hanno fatto la storia a quelle che la stanno scrivendo adesso. Ogni rinascita merita di essere raccontata sul serio.
Scritto da: 4EVA Redazione
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