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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Quattro gare, quattro medaglie, quattro distanze diverse. Dieci chilometri, cinque, tre, e la staffetta. In sei giorni.
Nello stesso tratto di fiume dove due anni prima, ai Giochi di Parigi, Ginevra Taddeucci aveva vinto il bronzo olimpico.
Il 4 agosto, sul circuito dell’Île aux Cygnes, ha vinto la dieci chilometri in 2h07’49″90.
Ha nuotato per quasi tutta la gara in scia all’ungherese Viktória Mihályvári-Farkas, la favorita della vigilia, poi ha attaccato a un giro e mezzo dal traguardo. Il vantaggio finale è stato di una decina di secondi, e lo strappo ha aperto la strada anche a Linda Caponi, terza.
Era un titolo che all’Italia mancava da dieci anni.
Il giorno dopo, nella cinque chilometri, ha rifatto tutto. Un’ora, due minuti e trentuno secondi, ancora davanti a Mihályvári-Farkas, con Barbara Pozzobon sul terzo gradino e la giovane Noemi Cesarano ottava al debutto internazionale sulla distanza.
Nessuna italiana aveva mai vinto la cinque e la dieci nella stessa edizione degli Europei. L’unico azzurro a esserci riuscito prima era stato Gregorio Paltrinieri, a Budapest nel 2021.
Dopo quella seconda gara Taddeucci ha detto di essere partita forse troppo presto, di aver voluto fare il break per non rischiare, e di essere felice e stanca. Nella prima aveva usato parole diverse: le era sembrato fin troppo semplice.
La settimana non era finita. È arrivato il bronzo nella tre chilometri knockout sprint, formato a eliminazione che premia la velocità pura anziché la gestione.
E l’argento conclusivo nella staffetta 4×1500, decisa in una manciata di decimi: Germania in 1h03’39″2, Italia a due secondi, Ungheria terza. Il quartetto azzurro era composto da Pozzobon, Taddeucci, Guidi e Paltrinieri, e la seconda frazione, la sua, è stata la migliore della squadra.
L’Italia ha chiuso il fondo con sette medaglie e la vittoria nella classifica a squadre: 192 punti, davanti a Ungheria e Germania. Le donne ne hanno portati 83, gli uomini 77.
C’è una cosa che nei resoconti di quella settimana è comparsa quasi sempre tra virgolette e quasi mai come argomento.
Taddeucci ha detto che la Senna era sporca e che nell’acqua c’era di tutto.
Quella frase è stata riportata come colore, come battuta di un’atleta felice appena uscita dall’acqua. Ma le condizioni della Senna sono state uno dei problemi più discussi dei Giochi di Parigi 2024, con gare rinviate e allenamenti annullati per la qualità dell’acqua, e due anni dopo il tema si ripresenta identico.
Qui una posizione la prendiamo. Il nuoto di fondo è l’unica disciplina olimpica in cui alle atlete si chiede di gareggiare per due ore dentro un ambiente la cui salubrità è oggetto di dibattito pubblico. In nessun altro sport una condizione del genere verrebbe archiviata come aneddoto post-gara.
Non è una critica a Parigi in particolare, e non serve trasformarla in allarme: serve smettere di trattarla come folclore. Quando un’atleta che ha appena vinto un titolo europeo dice che nell’acqua c’era di tutto, quella è una dichiarazione sulle condizioni di lavoro, non un colore da sottotitolo.
L’altro elemento che rende questa settimana diversa dalle altre è la dimensione collettiva.
In entrambe le gare vinte da Taddeucci il tricolore è finito su due gradini del podio: prima con Caponi, poi con Pozzobon. Non è un caso statistico. Nel fondo la posizione nel gruppo, le scie e i cambi di ritmo funzionano come nel ciclismo: chi apre un varco lo apre anche per chi la segue.
Taddeucci lo ha spiegato in termini semplici, raccontando che con Pozzobon condivide la stanza da anni, che si conoscono e si capiscono, e che in gara provano ad aiutarsi anche se la disciplina è formalmente individuale.
Per Pozzobon quel bronzo ha un valore ulteriore: con Parigi ha chiuso il cerchio dei podi su tutte le distanze del fondo, dalla cinque alla venticinque chilometri, quest’ultima ormai eliminata dai programmi internazionali.
Ventinove anni, nata nel 1997 a Lastra a Signa, in provincia di Firenze. Tesserata per le Fiamme Oro e per l’AC Group CC Napoli, allenata da Giovanni Pistelli.
Bronzo olimpico nella dieci chilometri a Parigi 2024. Argento mondiale nel 2025. Campionessa europea della cinque chilometri già dall’edizione precedente, e adesso terza atleta di sempre per titoli continentali sulla distanza, dietro soltanto a Rachele Bruni e all’olandese Sharon van Rouwendaal, ferme entrambe a tre.
Quello di Parigi è il suo ottavo podio europeo in carriera.
Nel nuoto di fondo le carriere durano più a lungo che in vasca, perché contano la lettura della corsa e l’esperienza almeno quanto la potenza. Ginevra ha vinto il suo primo titolo europeo individuale nella distanza olimpica a ventinove anni. Non è tardi: è il momento in cui, in questo sport, di solito si comincia a vincere.
Quattro: oro nella 10 km, oro nella 5 km, bronzo nella 3 km knockout sprint e argento nella staffetta 4×1500, tutte disputate nelle acque della Senna.
È la prima italiana a vincere sia la 5 sia la 10 chilometri nella stessa edizione degli Europei. Prima di lei ci era riuscito solo Gregorio Paltrinieri, a Budapest nel 2021.
Si nuota in mare, fiumi o laghi su distanze che vanno dai 3 ai 25 chilometri. Contano la gestione del ritmo, le correnti e la posizione nel gruppo: si sfruttano le scie come nel ciclismo. La 10 km è la distanza olimpica.
Ha vinto la classifica a squadre con 192 punti davanti a Ungheria e Germania, conquistando sette medaglie complessive. Il contributo femminile è stato di 83 punti, il più alto della spedizione.
4EVA · Donne oltre lo sport
Il nuoto di fondo femminile italiano domina l’Europa e in televisione quasi non esiste. Noi lo seguiamo gara per gara.
Scritto da: Andrea Rango
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