Calcio

Lucy Bronze, l’ Europeo 2025 vinto con la tibia rotta

today10 Maggio 2026 13

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30 maggio 2025, partita di Nations League contro il Portogallo. Diagnosi: frattura alla tibia. Trenta giorni dopo, all’esordio dell’Europeo svizzero, Lucy Bronze entra in campo senza che nessuno fuori dallo spogliatoio inglese sappia cosa ha nella gamba. Giocherà sei partite, segnerà il rigore decisivo nei quarti contro la Svezia, alzerà la coppa a Basilea dopo la finale contro la Spagna. Solo allora, davanti ai microfoni della BBC, lo dirà. È la sua storia.


C’è una versione di Lucy Bronze che il pubblico del calcio conosce bene: il difensore inglese delle grandi notti europee, cinque Champions League fra Lione e Barcellona, Best FIFA Women’s Player nel 2020, primo difensore della storia a vincere il premio UEFA Women’s Player of the Year nel 2018/19. La giocatrice attorno a cui ruota la fascia destra dell’Inghilterra da oltre dieci anni.

E poi c’è un’altra Lucy Bronze. Quella che il 30 maggio 2025, dopo la partita di Nations League contro il Portogallo, riceve la diagnosi: tibia fratturata. Mancano trenta giorni all’inizio dell’Europeo in Svizzera. Bronze sceglie di non dirlo a nessuno, fuori dallo spogliatoio dell’Inghilterra. Lo sa la commissaria tecnica Sarina Wiegman. Lo sanno le compagne. Nessun altro.

Il segreto di un mese

Il 27 luglio 2025, dentro lo stadio di Basilea, Bronze si siede davanti ai microfoni della BBC con la gamba destra fasciata fino al ginocchio. L’Inghilterra ha appena battuto la Spagna ai rigori in finale, 3-1 dopo l’1-1. Le chiedono come stia. Si prende un secondo, sorride, e dice una cosa che nessuno — fuori dal gruppo — sapeva: ha giocato l’intero Europeo con la tibia fratturata.

“Molto doloroso,” aggiunge. Poi va a festeggiare con la squadra, sulle spalle del portiere di riserva Anna Moorhouse perché camminare non riesce più.

Nei quarti contro la Svezia si era fasciata da sola la gamba in panchina. Aveva segnato il rigore decisivo che ha mandato l’Inghilterra in semifinale dopo una rimonta da 2-0 sotto. Wiegman, dopo quella partita, aveva detto una frase che adesso suona diversa: “L’unico modo per portarla fuori dal campo è in carrozzina.”

Il prezzo di una promessa

Bronze ha 33 anni durante l’Europeo svizzero. È nata il 28 ottobre 1991 a Berwick-upon-Tweed, sul confine fra Inghilterra e Scozia, e gioca a calcio da quando è abbastanza grande per ricordarselo. Ha vinto cinque Champions League — tre con il Lione, due con il Barcellona — più campionati in Inghilterra, Francia e Spagna. Ha giocato oltre 400 partite ai massimi livelli.

Eppure il momento più discusso della sua carriera, oggi, non è una rovesciata o un assist a Hegerberg in una finale di Coppa. È quella conferenza stampa di Basilea. “Farò qualunque cosa per giocare per l’Inghilterra. L’ho sempre detto,” ha dichiarato all’AP. Detta da chiunque altro suonerebbe retorica. Detta da una che ha appena fatto cinque partite ai supplementari con un osso fratturato, suona come una constatazione clinica.

Le ginocchia che l’hanno quasi fermata

C’è un dettaglio biografico che spiega molto. A vent’anni, Bronze era una promessa del Sunderland che passava più tempo in stampelle che in campo. Una serie di infortuni alle ginocchia la tenne fuori per oltre un anno. Lavorava part-time in una pizzeria Domino’s per arrotondare. Ha raccontato lei stessa, anni dopo, di aver passato “più tempo a servire pizze che in campo” all’Everton. La carriera professionistica, per le calciatrici inglesi della sua generazione, non era ancora un’opzione: la WSL diventò full-time solo nel 2013, quando Bronze aveva ventidue anni.

Da quel corpo che non rispondeva ai vent’anni è uscito il difensore che oggi tiene il record di presenze inglesi in tornei maggiori, 36 dopo la finale di Basilea. C’è una continuità in questa biografia che non è retorica del sacrificio: è semplicemente il modo in cui Bronze ha sempre lavorato. Si rompe, si fascia, ricomincia.

Il dittico degli Europei: 2022 e 2025

Bronze ha vinto entrambi i titoli europei dell’Inghilterra. Nel 2022 a Wembley contro la Germania, con la rete decisiva nella semifinale contro la Svezia. Nel 2025 a Basilea contro la Spagna, ai rigori. Il primo era stato un trionfo collettivo di una generazione che cambiava la storia del calcio inglese. Il secondo è stato — anche — qualcosa di personale: la prova che a 33 anni, con un osso rotto, si può ancora essere la giocatrice attorno a cui ruota una squadra campione d’Europa.

Tra una vittoria e l’altra, Bronze ha giocato la finale del Mondiale 2023 (persa contro la Spagna), ha lasciato il Barcellona, è tornata in Inghilterra firmando con il Chelsea ed è diventata la calciatrice inglese più decorata della storia europea, superando Phil Neal con cinque Champions League contro le quattro Coppe Campioni del difensore del Liverpool degli anni Settanta-Ottanta.

Cosa resta, dopo Basilea

La storia di Bronze a Basilea pone una domanda scomoda anche al calcio femminile, che la nasconde meno del maschile ma non l’affronta abbastanza. Forse è troppo? Era meglio tutelare la salute della giocatrice? Wiegman ha parlato di “mentalità folle” come complimento. Bronze l’ha presa come una missione. Però c’è una linea sottile fra resilienza e rischio clinico, e il calcio professionistico — femminile e maschile — la attraversa spesso senza chiedersi dove sia.

Bronze non ha trasformato la sua frattura in una bandiera. Ha fatto una conferenza stampa, è andata a fare festa, e qualche giorno dopo era già operativa per la stagione del Chelsea. Ma quel referto — tibia fratturata, 30 maggio-27 luglio, sei partite, oltre 540 minuti compresi i supplementari — è entrato negli atti dello sport europeo. E dice qualcosa che vale la pena scrivere senza scioglierlo nella retorica della “guerriera”: che le donne di questo livello giocano da decenni con dolori che non vengono raccontati, e che a volte raccontarli — come ha fatto Bronze a Basilea — è già una forma di rivendicazione.

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Scritto da: 4EVA Redazione

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