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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Sua madre Nallely ricorda ancora quella mattina a scuola. Adhara era dentro una casetta di legno nel cortile. I compagni giravano intorno, battevano le mani sul tetto, gridavano “strana, strana”. Gli insegnanti guardavano dall’altra parte. “Ci dissero che avrebbero preferito che finisse almeno un compito,” racconta Nallely. Adhara aveva sei anni e il sistema scolastico aveva già smesso di aspettarsi qualcosa da lei.
Oggi ha tredici anni, due lauree triennali, un master conseguito a undici, e un posto come ambasciatrice STEM dell’Agenzia Spaziale Messicana. Il suo obiettivo dichiarato è Marte.
Questa è la storia di Adhara Pérez Sánchez. Ed è, in tutto, la storia che 4EVA esiste per raccontare.
Adhara Maite Pérez Sánchez nasce il 28 agosto 2011 a Tláhuac, uno dei quartieri più poveri di Città del Messico. A tre anni le viene diagnosticata la sindrome di Asperger — una forma di autismo che porta con sé ipersensibilità sensoriale, difficoltà nelle relazioni sociali, schemi di pensiero non lineari. In un sistema educativo che non sa cosa farsene dei bambini “diversi”, questa diagnosi diventa quasi una condanna.
A scuola, Adhara non riesce a stare al passo — non perché sia lenta, ma perché è annoiata. Ha già imparato l’algebra da sola. Sa la tavola periodica degli elementi a memoria. Si addormenta in classe mentre la maestra spiega addizioni. I professori chiamano Nallely per dirle che la figlia non si impegna. Adhara inizia a isolarsi, smette di giocare con i coetanei, cade in depressione.
Cambierà tre scuole. In ognuna, lo stesso copione.
È la terapeuta di Adhara a suggerire la svolta: portarla al CEDAT, il Centro de Atención al Talento, una scuola messicana per bambini ad alto potenziale cognitivo. Lì gli studenti vengono raggruppati per capacità, non per età.
Al CEDAT fanno un test del QI. Il risultato è 162 — il punteggio massimo ottenibile per chi ha meno di diciotto anni nel test Mensa. Un numero che in sé dice già tutto quello che serve sapere: Adhara non era il problema. Era la soluzione sbagliata per una domanda che nessuno aveva ancora capito.
Vale la pena fermarsi un secondo sul confronto con Einstein e Hawking che circola ovunque online. Né Einstein né Hawking hanno mai sostenuto un test del QI standardizzato. I valori di 160 attribuiti loro sono stime retrospettive costruite sulla reputazione, non misurazioni reali. Quando nel 2004 un giornalista del New York Times chiese a Hawking il suo punteggio, lui rispose: “Non ne ho idea. Chi si vanta del proprio QI è uno sfigato.” Adhara ha un punteggio documentato. Loro no. Il confronto non regge — e non ne ha bisogno. La storia di Adhara è abbastanza potente da stare in piedi da sola.
Al CEDAT, Adhara smette di annoiarsi. I numeri parlano da soli:
A undici anni. Con una diagnosi di autismo. Da un quartiere senza risorse pubbliche per l’istruzione ad alto potenziale, in un paese dove il governo ha tagliato le borse di studio per bambini “con alte capacità”.
L’Università dell’Arizona le ha offerto una borsa di studio per il programma di astrofisica. Adhara ha rifiutato — per ora vuole restare in Messico. Problemi di visto hanno ulteriormente complicato le cose, ma lei non ha cambiato rotta.
A sette anni, durante una seduta di terapia, Adhara vede delle fotografie di Stephen Hawking appese alle pareti dello studio del medico. Qualcosa scatta. L’uomo che per decenni ha parlato all’umanità dello spazio dalla sua sedia a rotelle, con una voce sintetizzata, diventa il suo punto di riferimento.
Da quel momento, il suo obiettivo è uno: diventare astronauta, raggiungere Marte, contribuire alla colonizzazione del sistema solare. Intanto lavora come ambasciatrice STEM per l’Agenzia Spaziale Messicana, promuovendo le discipline scientifiche tra le ragazze e i giovani studenti.
Ma c’è un altro progetto che forse dice ancora di più su chi è Adhara. Sta lavorando a un braccialetto intelligente per bambini autistici — un dispositivo che monitora le emozioni e avvisa i genitori in tempo reale attraverso un’app. Il problema che ha vissuto sulla propria pelle, trasformato in strumento per chi verrà dopo di lei.
Nel 2019 Forbes Messico l’ha inserita nella lista delle 100 donne più influenti del paese. Nel 2021 il Senato messicano l’ha riconosciuta ufficialmente per i suoi risultati accademici. Ha scritto un libro di memorie, Non arrenderti, in cui racconta la sua storia e invita altri bambini autistici a non lasciarsi definire da chi non li capisce.
Adhara Pérez Sánchez non è una storia di QI. È una storia di sistema — di tutto quello che il sistema ha fatto per convincerla che non valeva niente, e di come lei abbia continuato comunque.
È la storia di una bambina povera, autistica, messicana, femmina: quattro caratteristiche che statisticamente parlano di margine, di invisibilità, di porte chiuse. E che invece, messe insieme in Adhara, hanno prodotto qualcosa che nessuna di quelle porte riusciva a contenere.
Non abbiamo bisogno di gonfiarla con confronti impossibili. Abbiamo bisogno di raccontarla per quello che è: la prova che il potenziale si distribuisce in modo perfettamente democratico. Il problema è sempre chi decide chi merita di esprimerlo.
Il QI di Adhara è 162, documentato al CEDAT. Il valore di 160 attribuito a Einstein e Hawking è invece una stima retrospettiva: nessuno dei due ha mai sostenuto un test del QI certificato. Il confronto circola online ma non ha basi scientifiche solide. Il risultato di Adhara è reale — e già di per sé straordinario.
A 11 anni ha conseguito due lauree triennali — Ingegneria dei Sistemi (CNCI) e Ingegneria Industriale con specializzazione in Matematica (UTM) — e un master in Ingegneria Industriale e Matematica presso l’IPN, l’Istituto Politecnico Nazionale messicano.
Diagnosticata con sindrome di Asperger a 3 anni, Adhara ha subito bullismo e incomprensione sistematica da parte di insegnanti e compagni, cambiando tre scuole. Il trasferimento al CEDAT ha cambiato tutto. Oggi usa la propria esperienza per progettare un braccialetto tecnologico che monitora le emozioni nei bambini autistici.
È ambasciatrice STEM dell’Agenzia Spaziale Messicana, autrice del libro “Non arrenderti” e fondatrice del progetto “Adhara Harvesting Stars” a supporto dei bambini autistici. Il suo obiettivo dichiarato è diventare astronauta e contribuire alla colonizzazione di Marte.
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Scritto da: Andrea Rango
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