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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Nel terzo salto della finale di Birmingham, Dariya Derkach è andata oltre i quindici metri. Poi ha guardato la pedana: battuta superata di nove centimetri. Nullo.
Non è servito. Con 14,60, record personale e miglior prestazione europea della stagione, si è messa al collo l’oro continentale del salto triplo. A trentatré anni, pochi mesi dopo il terzo intervento chirurgico ai tendini d’Achille.
Ha aperto con 14,53 e da quel momento non ha più lasciato la testa della classifica. Il 14,60 è arrivato dopo, otto centimetri meglio del 14,52 che resisteva dal 2023. Vento a 1,9 metri al secondo, dentro i limiti regolamentari: misura valida a tutti gli effetti.
Quel nullo oltre i quindici metri resta la curiosità della serata. Derkach ha raccontato di aver sentito che le era rimasto “qualcosa” e di aver provato a ripetere la fluidità di quel tentativo nei salti successivi.
| Atleta | Nazione | Misura | Vento |
|---|---|---|---|
| Dariya Derkach | Italia | 14,60 m | +1,9 |
| Saliyya Guisse | Belgio | 14,46 m | +2,4 |
| Aleksandra Nacheva | Bulgaria | 14,40 m | +3,4 |
Il margine sull’argento belga è di quattordici centimetri, ampio per una finale europea. Guisse e Nacheva hanno ottenuto le loro misure con vento oltre il limite consentito per l’omologazione delle liste, rispettivamente 2,4 e 3,4 metri al secondo. Un dettaglio tecnico che nel confronto rende il 14,60 regolare di Derkach ancora più consistente.
Il 2025 di Derkach è stato una sequenza di sale operatorie. Tre interventi ai tendini d’Achille, arrivati dopo tre o quattro anni di dolore cronico che ne avevano compromesso gli allenamenti e la continuità agonistica.
Per capire cosa significhi in questa disciplina basta guardare il gesto. Il triplo è tre spinte esplosive consecutive sullo stesso arto, con carichi che si scaricano in buona parte sul tendine d’Achille. Operarsi tre volte in un anno su quella struttura e tornare a saltare oltre i quattordici metri e mezzo non è una progressione ordinaria di recupero.
“Quando ci si opera tre volte, non ci si aspetta niente”, ha detto dopo la gara. È la frase più onesta di tutta la giornata, e spiega meglio di qualsiasi analisi tecnica perché quell’oro abbia un peso diverso dal valore assoluto della misura.
Ha raccontato anche di essere uscita da certi allenamenti in lacrime. Non per il dolore: per la sorpresa di non sentirlo più. “Allenarmi senza dolori” è la prima cosa che ha nominato quando le hanno chiesto cosa fosse cambiato in questa stagione.
Derkach è nata a Vinnytsia, in Ucraina, il 27 marzo 1993. È arrivata in Italia nel 2002, a nove anni, con la famiglia: prima Pagani, in provincia di Salerno, poi Formia. Cittadinanza italiana dal maggio 2013, tesserata per il Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare.
Il salto triplo, in casa Derkach, è un affare di famiglia. La madre, Oksana, era una triplista di buon livello. Il padre, Serhiy Derkach, ex multiplista, è il suo allenatore. Da sempre.
Vale la pena fermarsi su questo punto, perché i resoconti di Birmingham lo hanno quasi ignorato. Tre operazioni in un anno, a trentadue anni compiuti, sono esattamente il momento in cui la maggior parte dei tecnici consiglia di smettere: il ritorno economico di un recupero lungo, su un’atleta che non aveva mai vinto una medaglia assoluta all’aperto, è matematicamente sfavorevole. La continuità di un allenatore che non aveva alcuna ragione professionale per cambiare atleta è una parte consistente della spiegazione di quello che è successo il 13 agosto.
Prima di Birmingham il curriculum di Derkach nelle grandi rassegne all’aperto era una collezione di finali raggiunte e nessun podio: ottava ai Mondiali del 2023, ottava alle Olimpiadi di Parigi 2024, ottava agli Europei di Roma dello stesso anno. L’unica medaglia internazionale era l’argento agli Europei indoor di Istanbul 2023, con 14,20.
In Italia, nel frattempo, aveva messo in fila tredici titoli assoluti. Abbastanza per essere archiviata come l’atleta solida che nelle finali che contano si ferma al confine della zona medaglie. È una categoria comoda per chi scrive di sport, e si è rivelata sbagliata.
Con questo oro Derkach è la prima italiana a vincere il titolo europeo all’aperto nel salto triplo. Il vuoto non dipendeva dalla mancanza di atlete: il record nazionale appartiene a Magdelin Martinez, 14,77 a Torino nel 2003, e resiste ancora oggi. Simona La Mantia aveva conquistato l’argento europeo a Barcellona nel 2010 e l’oro continentale indoor a Parigi nel 2011. Il movimento italiano aveva le misure e aveva i podi; mancava il gradino più alto all’aperto, e mancava da quando il triplo femminile italiano è diventato competitivo.
Il 14,60 di Birmingham non si avvicina al primato di Martinez, e questo va detto: la medaglia non coincide con un salto di qualità tecnico del movimento. Chiude una casella rimasta aperta per oltre vent’anni, e la chiude con l’atleta che secondo ogni ragionevole previsione medica non avrebbe dovuto essere in quella pedana.
Nella stessa gara, in qualificazione, Erika Saraceni non è andata oltre i primi tre salti. Ha vent’anni, a inizio 2026 si è operata di ernia e poi ha avuto un problema all’anca destra, ed è tornata a gareggiare ad alto livello solo a luglio. Il triplo italiano, da questo punto di vista, ha due storie di sale operatorie nella stessa finale. Una si è chiusa con l’oro.
Triplista italiana nata a Vinnytsia, in Ucraina, il 27 marzo 1993. In Italia dal 2002, cittadina italiana dal 2013, tesserata per l’Aeronautica Militare. Tredici titoli italiani assoluti e oro agli Europei di Birmingham 2026.
14,60 metri con vento a +1,9, record personale e miglior prestazione europea della stagione. Argento alla belga Saliyya Guisse con 14,46, bronzo alla bulgara Aleksandra Nacheva con 14,40.
Tre, tutti nel 2025 e tutti ai tendini d’Achille, dopo tre o quattro anni di dolore cronico. È tornata a competere nel 2026 vincendo il titolo europeo.
14,77 metri, stabilito da Magdelin Martinez a Torino nel 2003. Il 14,60 di Derkach a Birmingham è record personale, non primato nazionale.
4EVA · Donne oltre lo sport
Dariya Derkach è tornata in pedana dopo tre sale operatorie in un anno. Su 4EVA raccontiamo le carriere che i pronostici avevano già chiuso.
Scritto da: 4EVA Redazione
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