Ciclismo

Lauren Steadman vince MasterChef: «Adattamento, non limite»

today18 Settembre 2026 6

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«Sbucciare una patata è difficilissimo». Lauren Steadman lo dice senza drammi, come si parla di un esercizio tecnico. «Devo tenere in equilibrio il moncherino sopra la patata, ma se premo troppo mi schizza via. È una questione di adattamento».

Steadman è nata senza la parte inferiore dell’avambraccio destro. Venerdì 18 settembre ha vinto Celebrity MasterChef 2026 sulla BBC. Con una mano sola ha sfilettato, tagliato cipolle, arrotolato sushi. E alla fine ha battuto tutti.

Una finale con due atlete

In finale c’erano due sportive su tre. Accanto a lei Emily Campbell, la sollevatrice di pesi britannica più vincente di sempre, e l’attrice Shakira Khan. Davanti ai giudici Grace Dent e Giorgio Locatelli, Steadman ha servito capesante, un Wellington e uno sticky toffee pudding.

«Ci sono stati degli intoppi lungo la strada, non pensavo di vincere», ha raccontato a Fiona Tomas del Telegraph. «In tutto quello che faccio do il massimo. Ma wow, mi ha colta di sorpresa».

Il ricordo più bello del programma, però, non riguarda la finale. Riguarda Crufts, la più grande esposizione canina del Regno Unito, a Birmingham. Steadman, che ama i cani, ha cucinato un pranzo di tre portate per 50 ospiti VIP insieme all’attrice Sue Cleaver. «Eravamo in questi saloni enormi pieni di cani e io ero fuori di me. Poi ho pensato: ma stiamo cucinando per i cani?». Il loro dessert si chiamava «Give A Dog a Bone»: un osso di mousse al cioccolato con crumble e granola all’acero. «Non abbiamo azzeccato tutte le prove», ammette, «ma ci siamo divertite».

Forchette con il coltello incorporato

Cucinare senza una mano non si improvvisa. «Non conosco altro», spiega. Da bambina, in famiglia, provavano le forchette con la lama laterale. Gli oggetti rotondi restano il problema: le cipolle da affettare, le patate da pelare.

Poi arriva la frase che dà il senso a tutto: «È stato bello mostrare che non era un limite, ma un adattamento».

Per lei la cucina è anche un modo di staccare. «A qualcuno non piace, lo vive come un peso. Io amo scegliere gli ingredienti e cucinare, soprattutto per gli altri. È quello che trasforma una casa in un posto dove stare: sedersi a tavola e raccontarsi la giornata davanti a del buon cibo». Guarda MasterChef da quando era bambina.

Tre Paralimpiadi, tre medaglie

La competitività che ha portato in cucina viene da lontano. Steadman ha iniziato nel nuoto, con le Paralimpiadi di Pechino 2008 e Londra 2012. Poi è passata al paratriathlon: argento a Rio 2016, oro a Tokyo 2020, bronzo a Parigi 2024. Tre Paralimpiadi da triatleta, tre medaglie. In mezzo, tre titoli mondiali, il titolo di MBE e la semifinale di Strictly Come Dancing nel 2018 con AJ Pritchard.

Anche con un palmarès così, il passaggio più interessante dell’intervista viene dopo.

«Chi è Lauren, senza essere un’atleta?»

«Dopo l’oro di Tokyo ho passato un periodo duro», racconta. «Avevo inseguito quella medaglia per 17 anni. L’ho vinta, sono tornata a casa, abbiamo fatto un barbecue in famiglia, abbiamo festeggiato. E il giorno dopo tutti sono andati al lavoro».

Lei no. «Ero seduta lì con una medaglia d’oro e il cane, e pensavo: e adesso cosa faccio?». Poi la domanda che molte atlete conoscono bene: «Voglio davvero un’altra medaglia? Chi è Lauren, senza essere un’atleta?».

Ha fatto un altro ciclo olimpico e a Parigi ha vinto il bronzo, completando la serie. Ma non è stato facile. «Sono stati Giochi difficili per me. Non riuscivo a visualizzarmi lì, non mi vedevo sulla linea di partenza né sugli Champs-Élysées». Nel 2024 aveva detto a Tri247 di essere «sicura al 95%» che Parigi sarebbe stata la sua ultima Paralimpiade.

Questa è la parte che più ci interessa. Il vuoto dopo il successo lo raccontano in tante, ma raramente lo fa un’atleta nel momento in cui vince altro, davanti a milioni di spettatori. Steadman non lo nasconde: lo mette al centro.

Il dottorato nato da un’esperienza personale

Da quella crisi è nato un progetto di ricerca. Steadman sta concludendo un dottorato all’Università di Portsmouth sulle narrazioni della salute mentale tra atleti olimpici e paralimpici. Ha seguito 12 atleti, chiedendo loro di raccontare ogni domenica, con un messaggio, come stavano.

L’idea è semplice e difficile insieme: capire come chi vive di prestazioni parla del proprio benessere, e cosa succede quando la prestazione finisce o cambia forma. Chi ha vissuto quel vuoto sa che non si risolve con un consiglio o con una pacca sulla spalla.

Di nuovo in gara, verso LA 2028

Questa volta, dice, è diverso. Il traguardo sono le Paralimpiadi di Los Angeles 2028. Da dicembre inizierà un blocco di allenamento di 18 mesi, e stavolta vuole abbracciare fino in fondo la sua identità di atleta. «Non vedo l’ora di ritrovare quel ritmo».

Sa quanto costa. «Con tre sport il carico sul corpo è altissimo e lo sport va rispettato. Se vuoi l’oro devi andare in posti dove non tutti sono disposti ad andare».

Per tornare in lotta per il podio più alto deve togliere un minuto intero al suo personale sui 5.000 metri. «Devo trovare velocità nelle gambe, fare in modo che i polmoni reggano. E c’è quella piccola eccitazione di sapere che farà male. Ma sono pronta». Il primo test è arrivato subito, e ha detto esattamente quello che diceva lei. Il 25 settembre, ai Mondiali di paratriathlon di Pontevedra, Steadman ha chiuso terza nella PTS5 in 1:10:29. Ha vinto l’americana Grace Norman in 1:08:19, quinto titolo mondiale consecutivo, con la brasiliana Erica Da Rosa Rodrigues seconda.

Il punto interessante è dove si è perso il podio più alto. Steadman è uscita bene dall’acqua, 11:34, poi ha pagato 46 secondi in bici e ha chiuso i 5 km in 19:30: circa un minuto più lenta di Norman sulla corsa. È lo stesso minuto di cui parlava a settembre, quando diceva che per tornare a giocarsi l’oro deve trovare velocità nelle gambe. Non era una frase fatta: è una misura.

Fuori dalle gare, un altro progetto: aprire una palestra con il suo compagno. E una ricetta vincente in tasca: il suo hamburger con burro di arachidi al miso e salsa dolce al peperoncino, che il Telegraph ha pubblicato insieme all’intervista.

L’ultima frase la lascia ai cani. «La maggior parte dei giorni sono fuori a passeggiare con loro e penso: sono davvero grata».

Scritto da: Andrea Rango

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