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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
La riconoscevi dopo tre parole. Non per un vezzo, non per una frase fatta che ripeteva a ogni match point: per il tono. Elena Pero parlava di tennis come chi lo ha studiato prima di raccontarlo, e questo si sente anche da casa, anche quando non sai spiegare perché.
È morta il 24 settembre, a 60 anni, dopo una malattia. Per oltre trentacinque anni è stata una delle voci del tennis in Italia, l’ultima parte di quella storia come telecronista di riferimento di Sky Sport.
Il punto di partenza è il 1989. Rino Tommasi, attraverso la rivista MatchBall, cerca giovani per la redazione sportiva Fininvest e ne seleziona trenta. Pero è tra loro, nel gruppo che raccoglie dati e statistiche per il tennis. Prima di quello, aveva già lavorato in una trasmissione di tennis su TV Koper-Capodistria.
Nel 1991 segue Tommasi a Telepiù, la prima pay-tv italiana, che apre la sua area sportiva. Da lì non si muove più: Telepiù diventa Sky, e lei diventa la voce che racconta il tennis agli italiani.
Ha sempre indicato Tommasi come la figura decisiva del suo percorso. Non è una dichiarazione di circostanza: chi ha imparato da Tommasi ha imparato un metodo, quello dei numeri prima delle opinioni, delle statistiche come parte del racconto e non come riempitivo. Pero ha preso quel metodo e l’ha portato per trent’anni dentro una cabina di commento.
I numeri della sua carriera dicono molto. Quattordici finali maschili di Wimbledon. Finali di Masters 1000, ATP Finals, Coppa Davis, US Open. Il primo confronto assoluto tra Roger Federer e Rafael Nadal, a Miami nel marzo 2004, e il loro ultimo incontro quindici anni dopo.
In cabina ha lavorato prima accanto a Tommasi e a Gianni Clerici, poi con Roberto Lombardi e con Paolo Bertolucci. Con Bertolucci sono più di vent’anni insieme: Sky lo ha chiamato «il secondo doppio formidabile della sua carriera». È una definizione precisa. Il tennis in tv funziona quando le due voci si conoscono al punto di sapere quando tacere.
C’è una simmetria nella sua carriera che vale la pena notare. Ha iniziato raccogliendo dati per le telecronache altrui in un’epoca in cui il tennis italiano non vinceva quasi niente, e ha chiuso raccontando gli anni in cui l’Italia vince tutto. Trent’anni di lavoro in mezzo, quasi sempre sullo stesso sport, quasi sempre con la stessa cura.
L’ultima telecronaca è arrivata da Wimbledon, per la seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner, sul Centre Court che amava. Il direttore di Sky Sport Federico Ferri ha ricordato che non aveva saltato una diretta, nemmeno durante la malattia.
Ferri ha descritto la sua telecronaca come «ricca, precisa, calda e intensa», senza eccessi retorici, con rispetto per chi sta in campo e senza mettere il proprio tifo davanti al racconto. Vale la pena fermarsi su questo punto, perché nel 2026 è quasi un’affermazione polemica: l’opposto del commento urlato che oggi domina le piattaforme.
Qui arriviamo alla parte che ci interessa di più.
Nel 2021, in Italia, si è celebrata giustamente Katia Serra, prima donna al commento di un grande evento calcistico: la finale degli Europei tra Italia e Inghilterra. Un tabù caduto, come è stato scritto allora.
Elena Pero raccontava le finali di Wimbledon da trent’anni. Il circuito maschile, gli Slam, la Davis: gli eventi con l’audience più alta e la pressione più alta. Nessuno si è mai sentito in obbligo di trasformarlo in un titolo.
Non è una polemica su Serra, che quel commento lo ha fatto bene e ha aperto una porta nel calcio, lo sport con l’esposizione più alta del Paese. È una domanda su come funziona il nostro racconto: perché una donna che da trent’anni fa il lavoro più esposto della telecronaca sportiva non entra mai nella lista delle “prime volte”? Forse perché il tennis conta meno del calcio. Forse perché Pero non ha mai chiesto che la sua carriera venisse raccontata così.
Questo è il nodo. La maggioranza dei giornalisti e telecronisti sportivi italiani è ancora uomo, e le presenze femminili nelle trasmissioni sportive rischiano spesso il ruolo di comprimarie: bordocampo, collegamenti, domande in zona mista. Pero era in cabina, a reggere il racconto per tre ore di quinto set. Ci è arrivata nei primi anni Novanta, quando le donne al microfono principale di uno sport seguito erano un’eccezione, e ci è rimasta perché era brava. Non perché qualcuno le aveva aperto una porta per far bella figura.
Non risulta che ne facesse una bandiera. E forse è questo il punto più difficile da accettare: che un percorso così sia rimasto un fatto privato, mentre dovrebbe essere raccontato nelle scuole di giornalismo come un esempio di mestiere. Noi lo raccontiamo qui, con qualche anno di ritardo e senza retorica.
Lascia il marito Sergio Velli, produttore Sky, e la figlia Martina. Il presidente della FITP Angelo Binaghi ha espresso il cordoglio della federazione, ricordando il suo modo sobrio e rispettoso di stare dentro il racconto sportivo.
E lascia un archivio enorme di partite, che per chi ha seguito il tennis italiano degli ultimi trent’anni è una parte della memoria personale. La voce che c’era quando abbiamo visto quella semifinale, quel tie-break, quella finale.
Alle ragazze che oggi studiano per fare questo lavoro conviene ascoltarla. Non per commuoversi: per capire come si tiene in piedi una telecronaca quando non c’è niente da dire e bisogna dire qualcosa comunque.
Una giornalista e telecronista sportiva italiana, per oltre 35 anni voce del tennis prima su Telepiù e poi su Sky Sport. È morta il 24 settembre 2026, a 60 anni.
Quattordici finali maschili, oltre a finali di Masters 1000, ATP Finals, Coppa Davis e US Open. La sua ultima telecronaca è stata la finale di Wimbledon 2026 vinta da Jannik Sinner.
Tommasi la selezionò nel 1989 tra trenta candidati per la redazione sportiva Fininvest e la portò con sé a Telepiù nel 1991. Pero lo ha sempre indicato come la figura decisiva della sua carriera.
Poche: la maggioranza dei giornalisti e telecronisti sportivi italiani è uomo, e la prima donna al commento di un grande evento calcistico è arrivata solo nel 2021 con Katia Serra, alla finale degli Europei.
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Giornaliste, telecroniste, tecniche del suono: chi sta dietro al racconto sportivo. Le storie che non trovi altrove.
Scritto da: Andrea Rango
giornaliste sportive italiane Rino Tommasi telecronista tennis Sky Sport