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Infortuni al LCA nello sport femminile: perché succede

today29 Giugno 2026 6

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Ottantatré.

È il numero di calciatrici che hanno subito una lesione al legamento crociato anteriore nel 2026, e siamo ancora a giugno. Non è una fatalità. Non è nemmeno una coincidenza. È il sintomo di un sistema che continua ad allenarsi, a gareggiare e a progettare protocolli di prevenzione pensando a un corpo che non è quello di chi scende in campo.

Il dato arriva dall’ACLWFC (ACL Women’s Football Club), la rete internazionale che monitora gli infortuni nel calcio femminile: 820 lesioni al LCA documentate dal 2022 a oggi. Una media che non scende, nonostante la crescente attenzione mediatica sul tema.

Ma il legamento crociato anteriore non è un problema solo del calcio.

Cosa rende il LCA femminile più vulnerabile

La scienza medica ha identificato da anni un insieme di fattori che espongono le atlete a un rischio significativamente più alto rispetto agli atleti maschi nelle stesse discipline. Non si tratta di una debolezza generica: si tratta di biologia, biomeccanica e — soprattutto — di un sistema sportivo che non ha ancora metabolizzato questa differenza.

Anatomia. Le donne hanno mediamente un bacino più largo rispetto alla lunghezza del femore. Questo crea un angolo Q più pronunciato tra la rotula e la tibia — tecnicamente chiamato valgismo di ginocchio — che aumenta lo stress sul legamento durante ogni cambio di direzione, ogni atterraggio, ogni decelerazione brusca.

Ormoni. I recettori per gli estrogeni sono presenti anche nel tessuto legamentoso. Nelle fasi del ciclo mestruale in cui i livelli di estrogeni sono più alti, la lassità articolare aumenta. Diversi studi hanno correlato il picco estrogenico pre-ovulatorio con un rischio maggiore di lesione: non perché le atlete siano “meno forti”, ma perché il legamento è letteralmente più elastico in quel momento del mese. Un dato che raramente entra nei piani di allenamento.

Neuromuscolare. I quadricipiti delle donne tendono ad attivarsi prima degli ischio-crurali durante i movimenti esplosivi. Questo squilibrio muscolare, se non corretto con lavoro specifico, riduce la stabilità attiva del ginocchio nel momento più critico: la frazione di secondo dell’atterraggio o del taglio.

Struttura del notch intercondiloidea. La cavità ossea che “ospita” il legamento è mediamente più stretta nelle donne, lasciandogli meno spazio di movimento prima che si raggiunga il punto di rottura.

Nessuno di questi fattori, da solo, determina la lesione. Insieme, in discipline ad alta intensità pivot-based — cioè quelle che richiedono cambi di direzione, salti, decelerazioni — creano un’esposizione cumulativa che i dati del 2026 fotografano in modo impietoso.

Disciplina per disciplina: il quadro multisport

Il LCA femminile non è una questione calcistica. È trasversale a ogni sport che preveda ginocchio sotto carico dinamico. La distribuzione cambia, ma il problema resta.

Calcio. È il caso più documentato, anche perché il calcio femminile ha la base di dati più ampia. L’ACLWFC monitora i campionati europei di vertice: il ritmo di 83 lesioni in sei mesi nel 2026 non è un’anomalia, è la norma consolidata. Il problema strutturale è che i calendari si sono intensificati — più partite, meno recupero — senza un adeguamento proporzionale dei protocolli di prevenzione.

Pallavolo. La lesione al LCA nel volley femminile è meno frequente rispetto al calcio, perché non ci sono contatti fisici e il terreno è costante. Ma gli atterraggi da muro e i movimenti esplosivi laterali del libero generano comunque un carico significativo. [DATO DA VERIFICARE: incidenza specifica LCA volley femminile italiano 2024-25]

Basket. Tra gli sport a pivot-demand, il basket femminile ha tassi di incidenza del LCA tra i più alti in assoluto, comparabili o superiori al calcio. La ricerca americana — che studia questo problema da decenni, grazie ai numeri del campionato NCAA — ha prodotto i dataset più ampi. Le guardie e le esterne, che effettuano più cambi di direzione, sono le più esposte.

Sci alpino. La neve rende tutto più imprevedibile. Nel caso del LCA, lo sci alpino femminile registra incidenze elevatissime, aggravate dalla velocità e dall’impossibilità di controllare il terreno. Gli sci funzionano come leve che moltiplicano il momento torsionale sul ginocchio in caso di caduta. [DATO DA VERIFICARE: dati stagione 2024-25 Coppa del Mondo]

Ginnastica. Apparentemente paradossale: uno sport che allena la flessibilità più di qualsiasi altro. Ma iperlassità e LCA non sono la stessa cosa. Le atlete di ginnastica artistica sviluppano spesso instabilità articolare proprio per eccesso di mobilità, con una stabilità attiva insufficiente a proteggere il ginocchio negli atterraggi ad alto impatto.

4EVA - Infortuni al LCA nello sport femminile - infografica

Il problema vero: protocolli progettati per altri corpi

La ricerca medica sugli infortuni al LCA ha storicamente usato campioni maschili. Non perché ci fosse malafede, ma perché lo sport professionistico maschile aveva — e in parte ha ancora — masse di dati più grandi e più facilmente accessibili.

Il risultato pratico è che molti programmi di prevenzione, molti protocolli di riscaldamento, molti test di idoneità sono stati calibrati su un modello biomeccanico che non corrisponde a quello delle atlete. Il FIFA 11+, introdotto nel 2008, ha dimostrato riduzioni significative degli infortuni agli arti inferiori — tra il 30 e il 50% secondo lo studio originale pubblicato sul British Medical Journal — ma la sua adozione sistematica nel calcio femminile è ancora tutt’altro che universale, soprattutto nei campionati semi-professionistici e dilettantistici.

Poi c’è il ciclo mestruale. Che nessuno monitora, o quasi.

L’idea di periodizzare il carico di allenamento in funzione della fase ormonale è discussa in letteratura da anni. In pratica, in pochi club femminili lo fanno in modo sistematico. Perché richiede risorse, personale formato e — soprattutto — un cambio culturale che riconosca il corpo femminile come il punto di partenza dell’allenamento, non come una variante del modello maschile.

Cosa sta cambiando, lentamente

Alcune federazioni hanno cominciato a muoversi. La UEFA ha inserito la prevenzione degli infortuni al LCA tra le priorità della sua agenda di sviluppo del calcio femminile. La ricerca accademica produce ogni anno nuovi dati, con campioni sempre più ampi. Il programma Oslo CoRe, sviluppato per il calcio, è uno degli strumenti più promettenti: specificamente testato su calciatrici, ha mostrato risultati incoraggianti nella riduzione del rischio.

Ma quei numeri — 83 in sei mesi, 820 dal 2022 — dicono che la distanza tra ciò che la ricerca sa e ciò che succede in campo e in palestra è ancora enorme.

Non è una questione di resistenza fisica. È una questione di chi decide come si allena, con quali strumenti, e soprattutto di chi viene messa al centro quando si progetta la prevenzione.

Autore

Scritto da: Andrea Rango

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