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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Tre ori, due bronzi. Sessantaquattro atleti convocati. Un record mondiale.
Ai Campionati del mondo Under 20 di Eugene, in Oregon, l’Italia ha fatto qualcosa che non aveva mai fatto: tre vittorie in una singola edizione e cinque medaglie in una sola annata. Entrambi i numeri sono primati assoluti per il movimento.
L’oro più pesante è arrivato dalla staffetta 4×100 mista, formato che alterna atleti e atlete nelle quattro frazioni.
Il quartetto composto da Edwin Fermin Galvan, Elisa Valensin, Francesco Pagliarini e Kelly Doualla ha chiuso in 41″21, cancellando il 41″60 che apparteneva alla Gran Bretagna. Dietro l’Italia sono arrivate proprio la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, con la Giamaica quinta.
Battere quei tre Paesi nella velocità è già una notizia. Farlo con il miglior tempo mai registrato nella categoria è un’altra cosa.
Vale la pena ricordare anche chi ha corso in batteria: Elisa Calzolari e Carlotta Suppini hanno tenuto la staffetta in finale nei turni preliminari, prendendo il posto di Valensin e Doualla. Nelle staffette il podio si costruisce anche lì, e nei racconti quei nomi spariscono quasi sempre.
Doualla ha vinto due medaglie a Eugene: il bronzo nei 100 metri e l’oro della staffetta mista, dove ha corso l’ultima frazione con uno split che Olympics.com indica in 10″17.
Nei 100 ha chiuso alle spalle della statunitense Mia Maxwell (11″14) e della giamaicana Douglass (11″17). È la più giovane italiana di sempre a salire su un podio mondiale Under 20, e la più giovane di sempre a vincerne l’oro. Due medaglie nella stessa edizione non capitavano a un atleta italiano dal 2004.
Il suo primato personale sui 100, 11″14, è record europeo Under 18, primato italiano Under 18 e Under 20, e secondo tempo italiano di sempre dietro a Zaynab Dosso. Si allena con Walter Monti ed è tesserata per il Cus Pro Patria Milano.
Qui facciamo una scelta editoriale e la dichiariamo.
Doualla è minorenne. Attorno a lei si sta costruendo, con velocità notevole, un apparato narrativo fatto di previsioni olimpiche, paragoni con campionesse affermate e attese di risultato su un orizzonte di anni.
Non è un servizio che le stiamo rendendo. La storia dell’atletica leggera è piena di velociste eccezionali a sedici anni che a venti non gareggiavano più, e la ragione quasi mai è tecnica: è la pressione costruita addosso a una persona che sta ancora crescendo, in un corpo che sta ancora cambiando.
Quello che si può dire con certezza è cosa ha fatto: due medaglie mondiali di categoria e un record continentale. È moltissimo, e basta così com’è, senza aggiungerci un futuro che non le compete garantire.
L’oro meno raccontato della spedizione lo ha vinto Serena Di Fabio nei 5 chilometri di marcia.
La marcia è la disciplina in cui l’Italia costruisce campionesse da decenni e che riceve una frazione dell’attenzione riservata alla velocità. Di Fabio ha aperto la giornata migliore dell’intera rassegna azzurra, e nei riassunti compare quasi sempre dopo la staffetta.
Anita Nalesso è arrivata quarta nel getto del peso con 16,50, chiudendo come seconda europea della graduatoria. Quarti posti come questo, in una gara mondiale di categoria, valgono più di quanto dica la classifica.
Sesto posto per Margherita Castellani nei 200 in 23″28 e per Alessia Succo nei 100 ostacoli in 13″19.
Con il bronzo di Doualla l’Italia è arrivata a ventotto medaglie nella storia dei Mondiali Under 20. Cinque, un sesto del totale, sono arrivate quest’anno.
Il dato che manca a tutti i resoconti è però un altro, e riguarda quello che succede dopo.
Il passaggio dalla categoria giovanile a quella assoluta è il punto in cui il movimento femminile italiano perde storicamente il maggior numero di atlete: cambia il carico di allenamento, spariscono le competizioni di categoria, e con esse la visibilità e spesso il sostegno economico. Chi non trova subito un gruppo sportivo militare o un club strutturato si ritrova a scegliere tra studio, lavoro e allenamento.
Un medagliere record a Eugene dice che il vivaio funziona. Non dice ancora se il sistema che dovrebbe accompagnarlo funzioni altrettanto bene.
Sarà interessante rileggere questo elenco di nomi nel 2029.
Cinque: tre ori e due bronzi. È il miglior bilancio di sempre per l’Italia in questa manifestazione, sia per numero di vittorie sia per medaglie complessive in una singola edizione.
L’Italia, con Edwin Fermin Galvan, Elisa Valensin, Francesco Pagliarini e Kelly Doualla, in 41″21. Il precedente primato di 41″60 apparteneva alla Gran Bretagna.
Una velocista italiana classe 2009, tesserata per il Cus Pro Patria Milano e allenata da Walter Monti. Detiene il record europeo Under 18 dei 100 metri con 11″14 ed è la più giovane italiana di sempre a vincere un oro mondiale Under 20.
Una staffetta in cui si alternano due atlete e due atleti sulle quattro frazioni da cento metri. È una specialità recente, presente nei programmi giovanili internazionali, che valorizza la profondità complessiva di un movimento anziché il singolo talento.
4EVA · Donne oltre lo sport
Seguiamo le atlete giovanili anche quando escono dai riflettori, perché è lì che si decide se una promessa diventa una carriera.
Scritto da: Andrea Rango
atletica giovanile italiana Kelly Doualla staffetta 4x100 mista record