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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Settembre 2013. Melati Wijsen ha 12 anni, sua sorella Isabel ne ha 10. Siedono in classe a Bali, l’isola che i cataloghi turistici descrivono come “paradiso”. La loro insegnante fa una lezione sulle persone che hanno cambiato il mondo: Gandhi, Nelson Mandela, la principessa Diana.
A un certo punto, Melati si fa una domanda scomoda: perché queste cose le fanno sempre gli adulti? E, subito dopo, quella più difficile: e noi? Cosa possiamo fare noi, adesso, da qui?
La risposta che trovano, lei e Isabel, è semplice e brutale nei numeri. Bali produce ogni anno circa 33.000 tonnellate di rifiuti plastici. La metà finisce nei fiumi, nelle spiagge, nell’oceano. L’acqua intorno all’isola, in certi mesi dell’anno, ha più sacchetti che pesci.
Nasce così Bye Bye Plastic Bags.
Melati e Isabel non hanno un ufficio. Non hanno un budget. Non hanno neanche il diritto di voto. Hanno un’idea, una connessione internet e una pazienza che molti adulti faticano a trovare.
Cominciano raccogliendo firme. Di spiaggia in spiaggia, di scuola in scuola. Coinvolgono i compagni, interpellano i turisti, costruiscono una rete. Arrivano a centomila firme e bussano alla porta del governatore di Bali, Made Mangku Pastika.
Il governatore le ascolta. Poi dice che ci penserà.
“Ci penserà” è la risposta che le accompagna per anni.
Nel 2014 organizzano il primo beach cleanup di massa — migliaia di persone si presentano. Nel 2015 salgono sul palco del TED Global con un discorso che diventa uno dei più condivisi della stagione. Nel 2016 aprono hub locali in altre scuole. Nel 2017 la rete è attiva in 25 paesi.
Il governatore continua a dire che ci penserà.
A un certo punto, le parole smettono di bastare. Melati e Isabel tornano alla lezione che ha cambiato tutto — Gandhi, la resistenza nonviolenta, il digiuno come atto politico. Decidono di farlo anche loro: un giorno senza mangiare, dall’alba al tramonto, sotto i riflettori.
L’effetto è immediato. Il governatore le convoca. Davanti alle telecamere, firma un accordo in cui si impegna a rendere Bali plastic-free entro il 2018.
La scadenza del 2018 passa. Il ban non arriva. Ma il documento esiste, è firmato, è pubblico. Le sorelle Wijsen lo ricordano in ogni intervista, in ogni discorso, in ogni incontro con la stampa internazionale.
Non alzano la voce. Continuano a lavorare.
Il 21 giugno 2019, il governatore di Bali Wayan Koster firma il regolamento regionale che vieta sacchetti di plastica, polistirolo e cannucce monouso su tutta l’isola. Chi non rispetta rischia sanzioni. Le strutture ricettive hanno sei mesi per adeguarsi.
Melati ha 19 anni. Isabel ne ha 17.
Hanno aspettato sei anni. Hanno risposto a ogni rinvio istituzionale con un’azione concreta. Non hanno smesso quando le istituzioni rallentavano, quando i media si distraevano, quando sembrava non stesse succedendo niente. Hanno tenuto.
Il ban è legge.
Il 2019 non è un traguardo. Per Melati è un punto di partenza verso qualcosa di più grande. Nel 2020 fonda Youthtopia, organizzazione globale che supporta giovani attiviste e attivisti in tutto il mondo. L’obiettivo dichiarato: non essere l’unica storia di successo, ma moltiplicarle.
Nel 2021 appare in Bigger Than Us, documentario Netflix della regista Flore Vasseur che segue sette giovani in sette paesi alle prese con sette crisi diverse. Melati è uno dei fili conduttori.
Isabel continua a lavorare sull’educazione ambientale nelle comunità locali di Bali, con un focus sulle scuole e sui mercati tradizionali.
Non sono diventate famose e poi hanno smesso. Sono cresciute dentro il problema.
La storia delle sorelle Wijsen è la dimostrazione che l’attivismo funziona quando è specifico. Non “salviamo il pianeta” — “eliminiamo i sacchetti di plastica da questa isola”. Non “vogliamo un mondo migliore” — “vogliamo che il governatore firmi questo decreto entro questa data”.
Il perimetro stretto di un obiettivo concreto vale più di mille dichiarazioni di principio.
E poi c’è la questione del tempo. Sei anni è un’eternità nella vita di una ragazza di 12 anni — significa passare dall’infanzia all’età adulta aspettando che un’istituzione mantenga una promessa fatta sotto pressione. Significa imparare che il cambiamento non è mai un momento drammatico: è un processo lento, spesso invisibile, che avanza anche quando dall’esterno sembra immobile.
Melati e Isabel Wijsen lo sapevano a dodici e dieci anni. Molti adulti lo imparano molto più tardi. Alcuni non lo imparano mai.
Sono due sorelle di Bali, Indonesia. Nel 2013, a 12 e 10 anni, hanno fondato Bye Bye Plastic Bags per eliminare la plastica monouso dall’isola. Dopo sei anni di attivismo — petizioni, beach cleanup, un digiuno pubblico ispirato a Gandhi — nel 2019 Bali ha approvato il divieto ufficiale.
Una campagna ambientalista nata da una lezione scolastica su Gandhi e Mandela. Melati e Isabel hanno raccolto 100.000 firme, organizzato beach cleanup di massa, portato la loro storia sul palco del TED Global nel 2015 e digiunato pubblicamente per ottenere un incontro con il governatore. La rete si è espansa in 25 paesi.
Sì. Il governatore Wayan Koster lo ha firmato nel giugno 2019: vietati sacchetti di plastica, polistirolo e cannucce monouso su tutta l’isola. Le strutture turistiche hanno avuto sei mesi per adeguarsi. L’applicazione è cresciuta progressivamente, con particolare impatto nel settore ricettivo.
Nel 2020 Melati ha fondato Youthtopia, organizzazione globale che supporta giovani attivisti nel mondo. Nel 2021 è protagonista del documentario Netflix “Bigger Than Us” (regia Flore Vasseur). Isabel lavora sull’educazione ambientale nelle comunità locali balinesi, con focus su scuole e mercati tradizionali.
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Scritto da: Andrea Rango
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