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Sport femminile in Arabia Saudita: vetrina o cambiamento?

today7 Ottobre 2026 4

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Il 6 ottobre la principessa Reema bint Bandar Al Saud, ambasciatrice dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti, è entrata come consulente in All Women’s Sports Network, la piattaforma tv dedicata allo sport femminile co-fondata dall’attrice premio Oscar Whoopi Goldberg. La notizia, in sé, è piccola: un incarico consultivo, nessuna cifra, nessun investimento annunciato.

Diventa grande se la si guarda insieme a tutto il resto. Perché l’Arabia Saudita, nel giro di pochi anni, ha costruito un campionato di calcio femminile, ha portato a Riad le WTA Finals e ora ha una sua ambasciatrice dentro il network che quel campionato lo trasmette nel mondo. È una strategia. E come ogni strategia, va raccontata per intero.

Cosa c’è di reale

Partiamo da quello che esiste davvero, perché esiste. La Saudi Women’s Premier League è nata nel 2022: l’Al-Nassr ha vinto tutte e quattro le stagioni giocate finora, e la miglior marcatrice di sempre è la marocchina Ibtissam Jraïdi con 74 gol. AWSN la trasmette da un anno, con una partita in prima serata ogni settimana, in Arabia Saudita e nel resto del mondo.

Il canale AWSN è arrivato negli Emirati a novembre 2024 e in Arabia Saudita a settembre 2025, sulla piattaforma MBC Shahid. Secondo l’amministratore delegato George Chung, gli ascolti del calcio femminile saudita sono cresciuti tra il 20 e il 30% a partita, e il tempo medio di visione di quasi la metà. Sono numeri dichiarati dal network, e vanno presi come tali. Per il 2027 AWSN annuncia il suo primo festival in Medio Oriente, nel primo trimestre, con partite, campi di allenamento e intrattenimento: in tutto almeno quattro festival nel mondo, tra cui Stati Uniti e Regno Unito.

La logica economica è chiara. Deloitte stima che nel 2026 i ricavi dello sport femminile d’élite supereranno per la prima volta i 3 miliardi di dollari, un quarto in più dell’anno scorso, e che quasi metà arriverà da sponsor e accordi commerciali. Chi ha capitali da investire ha buoni motivi per esserci.

Chi è Reema, e perché i suoi primati vanno spiegati

Nelle presentazioni ufficiali Reema compare sempre con due titoli: prima ambasciatrice saudita della storia, nel 2019, e prima donna a guidare una federazione multisport nel Regno. Detti così, raccontano una carriera eccezionale. Ma non dicono perché nessuna ci fosse arrivata prima.

Il motivo è nella legge. Fino al 2018 le donne saudite non potevano guidare. Fino al 2019 per ottenere il passaporto e viaggiare all’estero serviva il permesso di un tutore maschio, cioè padre, marito o fratello. Una diplomatica di carriera, in quel sistema, era quasi impensabile. La nomina di Reema arriva nello stesso anno in cui cade una parte di quelle regole.

La domanda successiva è cosa sia cambiato dopo. Human Rights Watch, nel suo rapporto 2026, scrive che il sistema di tutela maschile resta «profondamente radicato» e che la nuova Legge sullo statuto personale, presentata come una conquista, in realtà «codifica molte pratiche discriminatorie»: ai tutori restano ampi poteri su matrimonio, divorzio e figli. Nello stesso rapporto c’è il caso di Manahel al-Otaibi, istruttrice di fitness arrestata nel 2022 per aver sostenuto online i diritti delle donne e pubblicato foto senza abaya. È ancora in carcere.

Reema ha costruito la sua carriera proprio sullo sport femminile, nella General Sports Authority, nella federazione per lo sport di base e oggi nel CIO. Il suo lavoro nelle istituzioni sportive saudite si è concentrato proprio sulla partecipazione delle donne, e va riconosciuto. Ma il primato personale non coincide con un cambiamento generale, e un giornale che si occupa di donne nello sport non può presentarli come la stessa cosa.

Arabia Saudita, donne e sport · Le tappe
Data Cosa succede
2018 Revocato il divieto di guida per le donne
2019 Passaporto e viaggi senza permesso del tutore sopra i 21 anni. Reema nominata ambasciatrice negli Stati Uniti
2022 Nasce la Saudi Women’s Premier League
Gennaio 2024 Evert e Navratilova contro le WTA Finals in Arabia Saudita; Reema risponde
Ottobre 2024 Oltre 100 calciatrici chiedono alla FIFA di lasciare Aramco
Novembre 2024 Prime WTA Finals a Riad, assegnate per tre edizioni
Settembre 2025 Il canale AWSN arriva in Arabia Saudita su MBC Shahid
Ottobre 2026 Reema entra in AWSN come consulente
Inizio 2027 Primo festival AWSN in Medio Oriente
Fonti: Human Rights Watch, Reuters, ITV News, NBC Sports, SportsPro

Il nodo che il comunicato non nomina

C’è una parola che nell’annuncio di AWSN non compare: sportswashing, cioè l’uso dello sport per migliorare l’immagine internazionale di un Paese. Il dibattito però è aperto da anni, ed è stato proprio lo sport femminile a portarlo in prima pagina.

A gennaio 2024 Chris Evert e Martina Navratilova scrissero sul Washington Post che portare le WTA Finals in Arabia Saudita contraddiceva i valori del tennis femminile. Reema rispose che quelle critiche nascevano da «stereotipi superati e da una visione occidentale della nostra cultura». A ottobre dello stesso anno oltre cento calciatrici di 24 Paesi, tra cui Vivianne Miedema e la capitana del Canada Jessie Fleming, chiesero alla FIFA di chiudere la sponsorizzazione con Aramco, la compagnia petrolifera di Stato saudita, che copre anche il Mondiale femminile del 2027. La definirono «un pugno nello stomaco». La FIFA rispose che quei soldi vengono reinvestiti nel calcio, anche femminile.

Chi difende l’operazione ha un argomento serio: lo sport porta le ragazze fuori casa, dentro squadre e club, davanti a un pubblico, e questo cambia le cose dal basso. Chung lo dice così: lo sport è «un catalizzatore di cambiamento». Ed è vero che AWSN, secondo il suo CEO, non ha mai ricevuto restrizioni sui contenuti.

La domanda da fare ad AWSN

Le due versioni non si escludono. Le ragazze che giocano nel campionato saudita esistono, si allenano e vanno in tv, e sarebbe ingiusto trattarle come comparse di un’operazione d’immagine. Allo stesso tempo, lo Stato che finanzia quella vetrina tiene in carcere una donna per le foto che ha pubblicato.

Per questo la misura di AWSN non sarà quante partite saudite manderà in onda. Sarà se un network che si presenta come «la più grande rete di sport femminile al mondo» saprà raccontare anche le storie che al suo nuovo consulente fanno meno piacere. Chung assicura che nessuno gli ha mai imposto limiti. Il primo festival di inizio 2027 sarà un buon momento per verificarlo.

Autore

Scritto da: Andrea Rango

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