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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Svezia meridionale, dicembre 1938. Lise Meitner ha sessant’anni, è appena fuggita dalla Germania nazista con un bagaglio minimo e dieci marchi in tasca, e cammina nella neve con suo nipote Otto Robert Frisch. Non hanno un laboratorio. Non hanno strumenti. Hanno carta, matita e trent’anni di fisica nucleare in testa.
Hahn le ha scritto da Berlino: nei loro esperimenti di bombardamento dell’uranio con neutroni, qualcosa non torna. I prodotti della reazione sembrano essere elementi molto più leggeri dell’uranio di partenza. Non riesce a spiegarlo.
Meitner si ferma. Frisch si siede su un tronco. Cominciano a calcolare.
Usano il modello “a goccia liquida” del nucleo che aveva elaborato Niels Bohr: se il nucleo di uranio assorbe un neutrone, potrebbe diventare instabile e spezzarsi in due frammenti. Calcolano la differenza di massa tra il nucleo iniziale e i frammenti. Applicano la formula di Einstein, E=mc². Il numero che ottengono è enorme: circa 200 milioni di elettronvolt per ogni nucleo fissionato.
Lise Meitner ha appena spiegato la fissione nucleare. In un bosco. In mezzo alla neve. In esilio.
La storia di Meitner a Berlino comincia nel 1907, quando arriva dalla Vienna di Ludwig Boltzmann per seguire le lezioni di Max Planck — che la ammette a malincuore, perché è una donna. Al Kaiser Wilhelm Institute per la Chimica incontra Otto Hahn, chimico di un anno più giovane, con cui nascerà una collaborazione scientifica lunga tre decenni.
All’inizio non ha nemmeno un ufficio. Fu Hahn a ottenere per lei l’utilizzo di una piccola stanza adibita a ripostiglio di attrezzi all’interno dell’Istituto, nella quale installare i loro apparati sperimentali. Per anni non è pagata. Non ha posizione ufficiale. Lavora lo stesso.
I risultati arrivano: la scoperta del protoattinio con Hahn nel 1918, quella dell’effetto che oggi porta il nome del fisico francese Pierre Auger — che lo misurò due anni dopo di lei. Nel 1919 Lise è la prima donna a ottenere il titolo di professore nell’allora Prussia. Nel 1926 diventa la prima professoressa di fisica donna in Germania.
Einstein la chiama die Marie Curie Deutschlands — la Marie Curie tedesca. Non è un complimento di circostanza: è una valutazione tra pari, dalla persona forse più qualificata al mondo per farla.
Le leggi razziali naziste del 1933 la privano della cittadinanza tedesca. Per qualche anno riesce a lavorare protetta dalla nazionalità austriaca. Poi, nel marzo 1938, l’Austria viene annessa alla Germania. Lise Meitner diventa improvvisamente una cittadina del Reich — ebrea, senza protezioni.
Deve sparire. In fretta.
Il fisico olandese Dirk Coster la aiuta nella fuga attraverso il confine. Attraversa con un passaporto scaduto, un anello di diamanti che Hahn le ha dato come garanzia di emergenza, e dieci marchi — il massimo consentito per legge. Arriva in Svezia. Inizia a lavorare all’Istituto Nobel di Fisica di Stoccolma, in condizioni precarie, in un laboratorio non suo.
È in questo contesto — esule, senza strumenti, corrispondendo per lettere con Hahn che continua gli esperimenti a Berlino — che arriva dicembre 1938 e la passeggiata nella neve con Frisch.
Hahn pubblica i risultati sperimentali nel gennaio 1939 su Naturwissenschaften, senza il nome di Meitner. La spiegazione ufficiale è che era necessario proteggerla, in quanto ebrea fuggita dal Reich. Forse. Ma il nome non viene restituito neanche dopo la guerra.
L’11 febbraio 1939 viene pubblicato su Nature “Disintegration of Uranium by Neutrons: a New Type of Nuclear Reaction”, firmato da Lise Meitner e Otto Robert Frisch. È in quell’articolo — due pagine, forma di lettera al direttore — che la fissione nucleare viene spiegata al mondo. È Meitner a dare il nome al fenomeno. È Meitner a costruire il framework teorico che trasforma un risultato chimico inspiegabile in una scoperta che cambierà il corso della storia.
La notizia si diffonde rapidamente. Einstein e Szilard capiscono immediatamente le implicazioni belliche e scrivono la lettera a Roosevelt che avvierà il Progetto Manhattan. Quando Oppenheimer cerca qualcuno per il progetto, pensa a Meitner.
Lei rifiuta con una sola frase: “Non avrò nulla a che fare con una bomba.”
Nel 1945, rinchiuso in una villa inglese come prigioniero di guerra, Otto Hahn apprende di avere ricevuto il Premio Nobel per la Chimica relativo al 1944. Per la scoperta della fissione nucleare.
Il 15 novembre 1945, la Royal Swedish Academy of Science assegna il premio a Otto Hahn. La Meitner non viene menzionata da Hahn durante la premiazione. Nel discorso, Hahn le riconosce solo di aver coniato il termine “fissione”. Trent’anni di lavoro comune, il calcolo teorico che ha reso comprensibile la scoperta, la spiegazione pubblicata su Nature — ridotti a una parola.
Il comitato Nobel aveva tra i suoi membri il fisico Siegbahn, che mal sopportava le scienziate e si oppose attivamente alla candidatura di Meitner. Meitner fu candidata tre volte per il Nobel e nominata per ben 49 volte. Non le fu mai conferito.
Quarantanove volte. La stessa Accademia che decideva il Nobel per la Chimica aveva il suo nome sulla lista da decenni. Lo teneva lì, lo riconsiderava, e ogni volta trovava un motivo per non assegnarlo.
Lise Meitner muore il 27 ottobre 1968 a Cambridge, a 89 anni, pochi giorni prima del suo compleanno. Fino alla fine lavora per l’uso pacifico del nucleare, per i diritti delle donne, per la pace.
Nel 1997, vent’anni dopo la sua morte, i chimici le intitolano l’elemento 109 della tavola periodica: Meitnerio. È uno dei pochi elementi denominati con certezza per una donna scienziata. È anche l’unico modo che la chimica ufficiale ha trovato di dirle che aveva ragione.
Hahn, dal canto suo, aveva destinato parte del premio Nobel a Meitner. Lei devolvette immediatamente la somma alla fondazione di Albert Einstein “Emergency Committee of Atomic Scientists”, che promuoveva l’uso pacifico e civile dell’energia nucleare.
Anche nell’atto di ricevere il denaro di un riconoscimento non suo, trovò il modo di restare coerente con se stessa.
Lise Meitner ha fornito la spiegazione teorica della fissione nucleare nel dicembre 1938, durante il suo esilio svedese. Usando il modello a goccia liquida del nucleo e la formula E=mc² di Einstein, ha calcolato l’energia liberata quando un nucleo di uranio si spezza. Ha anche coniato il termine “fissione nucleare”. Senza la sua interpretazione, i risultati sperimentali di Hahn sarebbero rimasti inspiegati.
Il Nobel per la Chimica 1944 andò solo a Otto Hahn. Meitner fu nominata 49 volte senza mai riceverlo. Tra le cause documentate: Hahn tenne in secondo piano il suo contributo sia nella pubblicazione originale che nel discorso Nobel; un membro del comitato Nobel, il fisico Siegbahn, era apertamente ostile alle scienziate; la sua fuga dalla Germania nazista nel 1938 aveva interrotto la collaborazione diretta con il laboratorio di Berlino.
Sì, documentato. Quando Oppenheimer la contattò per il Progetto Manhattan, Meitner rifiutò con una risposta diretta: “Non avrò nulla a che fare con una bomba.” Rimase in Svezia durante tutta la guerra, continuando a lavorare sull’uso pacifico dell’energia nucleare. Per questo viene talvolta erroneamente definita “madre della bomba atomica” — una definizione che lei stessa avrebbe rifiutato con forza.
Nel 1997, l’Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata (IUPAC) ha denominato l’elemento 109 della tavola periodica “Meitnerio” (simbolo Mt) in onore di Lise Meitner. È uno dei pochissimi elementi intitolati con certezza a una donna scienziata. Il Meitnerio è un elemento sintetico altamente radioattivo, prodotto in laboratorio bombardando bismuto con ioni di ferro.
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Scritto da: Andrea Rango
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