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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
L’11 agosto, nelle acque di Roatan, Alessia Zecchini è scesa a centocinque metri tirandosi giù con le sole braccia. Quattro minuti e quindici secondi. Nuovo record mondiale CMAS di free immersion.
Dieci giorni dopo, nello stesso mare, quel numero non era più il migliore.
La free immersion è la disciplina dell’apnea in cui non si usano pinne. Si scende e si risale aggrappandosi alla cima, una bracciata dopo l’altra. Niente propulsione, niente assistenza meccanica: solo trazione e un unico respiro.
Zecchini ha migliorato di un metro il primato che deteneva già lei stessa, fissato a Camotes, nelle Filippine, il 19 aprile 2024. La prova è arrivata durante la Caribbean Cup, la gara internazionale che a Roatan precede il Mondiale.
Le sue parole dopo il tuffo hanno raccontato una prestazione costruita, non improvvisata: aveva ascoltato il corpo, gli allenamenti avevano funzionato, la squadra azzurra arrivava pronta alla rassegna iridata.
Poi è cominciato il Mondiale.
Nella finale di free immersion femminile, l’ucraina Nataliia Zharkova è scesa a centosette metri. Record mondiale CMAS, e primato pareggiato anche rispetto al riferimento AIDA stabilito quest’estate in Croazia dall’ungherese Zsofia Torocsik.
Zharkova ci era arrivata dopo una squalifica rimediata quarantotto ore prima nell’assetto costante. Ha raccontato di aver chiuso quella delusione in una scatola e di essere tornata sulla cima concentrata solo sul tuffo successivo.
Alle sue spalle la connazionale Kateryna Sadurska con −102 metri e la spagnola Isabel Sanchez con −96. Quarta la polacca Maria Bobela a −92, quinta l’azzurra Mara Guida a −85.
Zecchini puntava anche lei a centosette metri. E li ha fatti.
Il tuffo è stato valido fino agli ultimi centimetri: è rimasta lucida per tutta la risalita, poi, sull’ultima trazione, ha afferrato la cima troppo in basso e le vie aeree sono finite sotto il pelo dell’acqua. Il team di sicurezza è intervenuto. Cartellino rosso.
Nel suo racconto pubblico dopo la gara non c’è stata nessuna recriminazione sui giudici. Ha descritto un tuffo bellissimo, la delusione immediata, e poi quello che resta comunque: le sensazioni, la lucidità, una lezione in più. E si è congratulata con Zharkova per il record.
Anche Linda Paganelli è scesa a cento metri, con un cartellino giallo trasformato in rosso dopo la revisione video.
Tre atlete oltre i cento metri nella stessa gara. Il primato mondiale della specialità spostato di tre metri nell’arco di dieci giorni. Una decima edizione dei Campionati del Mondo con protocolli di sicurezza sofisticati, sonar ad alta risoluzione, ambulanza in postazione fissa e revisione video sui protocolli di riemersione.
E in Italia, praticamente il silenzio.
Questa è la parte che vale la pena dire chiaramente: l’apnea di profondità femminile ha raggiunto un livello tecnico e competitivo che pochissime discipline possono vantare, con un’atleta italiana che da un decennio ne è protagonista assoluta. Il problema non è la mancanza di storie. È che quelle storie non vengono cercate.
C’è anche un dettaglio che dice qualcosa su questo sport: Zharkova ha dedicato pubblicamente il proprio riconoscimento alla federazione ucraina, che continua a sostenere l’apnea nel contesto che il Paese sta attraversando. Zecchini le ha fatto i complimenti prima ancora di elaborare la propria squalifica.
Il Mondiale di Roatan si chiude il 27 agosto. Restano gare in programma, e l’Italia ha ancora atlete in acqua.
Il Mondiale si è chiuso il 27 agosto e Zecchini è tornata a casa con due argenti.
Il primo il 18 agosto, nell’assetto costante con monopinna. Il secondo nell’assetto costante senza attrezzi, la specialità più dura di tutte: si scende e si risale senza pinne, senza cima, solo con bracciate e gambate. Ha toccato i −65 metri, dietro all’ucraina Kateryna Sadurska, campionessa mondiale con −77, e davanti alla francese Jade Agboton, terza con −64.
In mezzo, la squalifica nella free immersion e il record che passava di mano.
Tra le altre azzurre, Mara Guida ha chiuso quinta proprio nella free immersion con −85 metri.
Aggiornato il 31 agosto 2026 con i risultati definitivi.
Nota tecnica: la FIPSAS ha comunicato i −105 metri dell’11 agosto come nuovo record mondiale CMAS. La copertura internazionale del Mondiale indica come primato superato da Zharkova quello di −104 metri del 2024. La differenza dipende con ogni probabilità dai tempi di omologazione. Abbiamo scelto di segnalarlo invece di semplificare.
L’11 agosto 2026, a Roatan in Honduras, Alessia Zecchini è scesa a −105 metri in free immersion con un tuffo di 4 minuti e 15 secondi, migliorando di un metro il proprio primato CMAS del 2024.
L’ucraina Nataliia Zharkova, che ai Mondiali CMAS di Roatan 2026 è scesa a −107 metri conquistando il titolo iridato e il nuovo primato mondiale della specialità.
È la disciplina in cui l’apneista scende e risale aggrappandosi alla cima, senza pinne e senza alcuna propulsione, con un unico respiro. La profondità viene omologata solo se il protocollo di riemersione è eseguito correttamente.
Aveva raggiunto i −107 metri, ma sull’ultima trazione ha afferrato la cima troppo in basso e le vie aeree sono rientrate sotto la superficie, violando il protocollo di riemersione. La prova è stata annullata con cartellino rosso.
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Seguiamo le gare che nessun altro racconta. Aggiornamenti, risultati e le storie delle atlete azzurre in acqua.
Scritto da: Andrea Rango
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