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Chiara Pellacani: i cinque ori europei e i mesi in cui si è fermata

today5 Agosto 2026 4

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Agli Europei di nuoto di Parigi, Chiara Pellacani ha vinto cinque medaglie d’oro. Il record azzurro precedente era di tre, e apparteneva a Tania Cagnotto.

Il numero è impressionante. Ma non è quello il punto più interessante della sua estate.

Cinque ori in una settimana

Il primo è arrivato nel mixed team event. Poi, nella stessa giornata e a due ore di distanza l’uno dall’altro, il sincro misto da tre metri con Matteo Santoro e il trampolino da un metro individuale.

Due gare diverse, due podi, un pomeriggio.

Sono seguiti il trampolino da tre metri, che ha fatto scattare il record, e il sincro da tre metri femminile insieme a Elisa Pizzini.

Non è specializzazione. È un repertorio.

Prima, però, si era fermata

Dopo l’Olimpiade di Parigi 2024, Pellacani si è presa alcuni mesi di stop.

Ha lasciato temporaneamente l’università in Florida, è tornata a Roma dalla famiglia e ha chiesto aiuto a una psicologa. Lo ha raccontato lei stessa all’ANSA, con una frase asciutta: c’era qualcosa che non andava.

E qui la nostra posizione la diciamo chiaramente.

Quasi tutta la copertura italiana ha inserito questo passaggio come aneddoto colorito nel racconto del trionfo: si era fermata, poi è tornata più forte, che bella storia. Trattato così, diventa quasi un ingrediente della vittoria, come se lo stop fosse servito a caricare la molla.

Non funziona così, e non è questo il punto.

Il punto è che un’atleta di ventitré anni ha deciso di interrompere tutto in un momento in cui l’interruzione viene ancora letta come cedimento, ha chiesto assistenza professionale, e ha scelto di dirlo pubblicamente con nome e cognome. In uno sport italiano che sulla salute mentale continua a muoversi con enorme imbarazzo, quella è la parte della storia che ha conseguenze anche per chi legge.

I cinque ori li vince lei. La possibilità di fermarsi senza vergognarsene riguarda chiunque stia leggendo.

Il novanta per cento

Sulla componente mentale del suo sport, Pellacani ha una posizione precisa: la stima intorno al novanta per cento del lavoro complessivo.

Ha spiegato che nei tuffi tutto si concentra in pochissimi secondi, e che l’unica cosa che conta davvero è arrivare sereni sul trampolino, perché da lì in poi non c’è margine per correggere niente.

Chi conosce la disciplina sa che non sta esagerando. Un tuffo dura meno di due secondi. In quel tempo il corpo esegue una sequenza rotatoria memorizzata migliaia di volte, e l’unica variabile davvero incontrollabile è lo stato mentale con cui ci si stacca dalla tavola.

È anche il motivo per cui, nei tuffi, la traiettoria di una carriera può cambiare in una stagione e poi tornare indietro nella successiva.

Da Pietralata a Miami

Ha cominciato a sei anni al centro federale di Pietralata, a Roma. Prime gare nazionali a dieci. Primi titoli italiani giovanili a tredici. Nazionale assoluta a quindici.

Nel 2021 si è trasferita negli Stati Uniti, dove nel 2026 si è laureata in psicologia all’Università di Miami. Gareggia per le Fiamme Gialle ed è allenata da Tommaso Marconi.

Il padre, Paolo Pellacani, è un giornalista e radiocronista sportivo – toccante il servizio andato in onda su La7 scritto e letto per celebrare il record della figlia: Chiara è cresciuta dentro il racconto dello sport prima ancora di diventarne materia.

La scelta americana merita una nota, perché sta diventando un modello per il nuoto e i tuffi italiani: il sistema universitario statunitense offre strutture, borse di studio e la possibilità di costruire un percorso formativo parallelo alla carriera agonistica. Cose che in Italia restano difficili da mettere insieme. Dalla prossima stagione Matteo Santoro (2 ori e un bronzo per il romano) si trasferirà nella stessa università, e la coppia del sincro misto potrà allenarsi insieme tutto l’anno anziché ritrovarsi in raduno.

Su una laurea in psicologia, a questo punto della storia, non serve aggiungere niente.

Autore

Scritto da: Andrea Rango

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