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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
2 settembre 2013, Key West, Florida. Ore 13:55 ora locale.
Diana Nyad esce dall’oceano dopo 52 ore, 54 minuti e 18 secondi in acqua aperta. Ha 64 anni. Dietro di lei, oltre 170 chilometri di Stretto della Florida — squali, meduse, ipotermia, tre notti senza dormire. Davanti, una spiaggia piena di gente che la guarda in silenzio.
Riesce a dire tre cose prima di mangiare e riposarsi. «Non bisogna mai arrendersi. Non si è mai troppo vecchi per inseguire un sogno. E questo sembra uno sport individuale, ma è uno sport di squadra.»
Poi cade in ginocchio sulla sabbia.
Diana Nyad nasce a New York il 22 agosto 1949. Cresce in Florida, dove a dieci anni entra in una squadra di nuoto scolastica quasi per caso — un insegnante offre un voto extra a chi si iscrive. Quella squadra diventa inarrestabile. Lei ancora di più.
A sedici anni un’infezione al cuore la blocca per tre mesi. Quando torna in acqua ha perso velocità sulle distanze brevi. Decide di spostarsi sulle lunghe. È la scelta che definisce tutto il resto.
Negli anni Settanta Nyad diventa la nuotatrice di fondo più famosa del mondo. Nel 1975 nuota intorno all’isola di Manhattan — 45 chilometri. Nel 1979 completa i 164 chilometri da North Bimini, nelle Bahamas, a Juno Beach in Florida, senza gabbia anti-squalo. Negli stessi anni, in Italia, partecipa alla traversata Napoli-Capri battendo non solo le donne ma anche gli uomini. È nel pieno della carriera quando, nel 1978, tenta per la prima volta la traversata da Cuba alla Florida. Ci riesce fisicamente — 41 ore e 49 minuti in acqua — ma la corrente la porta fuori rotta e il tentativo non viene completato. Smette di nuotare. Diventa giornalista sportiva, autrice, speaker. Trascorre trent’anni fuori dall’oceano.
Diana Nyad compie 60 anni il 22 agosto 2010. Qualcosa in quella data, in quel numero, le rimette davanti il sogno che aveva lasciato a metà.
Il piano è semplice nella forma, impossibile nella sostanza: nuotare da L’Avana a Key West senza gabbia anti-squalo, senza muta, senza fermarsi — circa 110 miglia di Stretto della Florida, uno dei tratti di mare più imprevedibili dell’emisfero occidentale. Squali tigre nelle acque più profonde. Meduse scatola — la cui puntura può fermare il cuore — nelle ore notturne. Correnti che cambiano direzione nel mezzo della traversata. Il freddo che scende di notte.
I quattro tentativi successivi si concludono tutti fuori dall’oceano: 2011, interrotta dopo 29 ore per la corrente che la spinge a est; 2012, abbandonata per correnti avverse e irritazioni gravi da meduse; agosto 2013, ancora meduse — le punture sul viso e sulla lingua così severe da fermarla.
Cinque settimane dopo, il 31 agosto 2013, parte di nuovo.
Il quinto tentativo è diverso. Nyad indossa una maschera protettiva per le meduse — ne paga il prezzo in termini di resistenza idrodinamica, ma riduce il rischio delle punture più gravi. La sua squadra di appoggio tiene il ritmo con precisione. La notte del 1 settembre il freddo si abbassa: il team decide di non fermarla per darle da mangiare, perché fermarsi abbassa ulteriormente la temperatura corporea. Nuota a stomaco vuoto per ore, al buio, in mare aperto.
Il 2 settembre 2013, alle 13:55 ora locale, tocca la spiaggia di Key West.
🎬 Da vedere
Nyad – Oltre l’oceano
/ Nyad, 2023
Regia: Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin · Con: Annette Bening, Jodie Foster ·
Netflix
· ⭐ 7.1 IMDb · 85% RT
Annette Bening e Jodie Foster sono la ragione principale per vederlo — due attrici sessantenni che portano sullo schermo decenni di amicizia e tensione con una naturalezza rara. Il film è emozionalmente onesto e visivamente potente nelle sequenze in acqua. Quello che non racconta è la controversia sulla certificazione del record — nove ore di osservazione mancanti che la comunità del nuoto di fondo non ha mai dimenticato. Il film sceglie la storia. L’articolo qui sopra sceglie l’intera storia.
Qui la storia ufficiale si complica — e un articolo di giornalismo onesto non può ignorarlo.
Il record di Nyad non è stato certificato dalla World Open Water Swimming Association, né è più riconosciuto dal Guinness World Records. La ragione documentata: nei log degli osservatori ufficiali mancano nove ore di registrazioni durante il periodo notturno più critico della traversata — proprio le ore in cui le condizioni erano più difficili da verificare.
Nel settembre 2023 la WOWSA ha rinnovato l’indagine e ha nuovamente declinato la certificazione. Il Guinness ha seguito la stessa strada.
Vale la pena aggiungere che Nyad non è stata la prima persona a completare la traversata Cuba-Florida: Walter Poenisch l’aveva fatta nel 1978 e Susie Marone successivamente, entrambi con la protezione di una gabbia anti-squalo. La particolarità dell’impresa di Nyad era l’assenza della gabbia — dettaglio che rende la controversia sulla documentazione ancora più centrale.
I registi del film erano consapevoli di tutto questo. Hanno scelto di non includerlo. “Il nostro film non parla di un record,” ha dichiarato Elizabeth Chai Vasarhelyi al Los Angeles Times. “Parla di una donna che si è svegliata a 60 anni e ha capito di non aver ancora finito, anche se il mondo pensava che lei fosse finita.”
È una posizione difendibile come scelta narrativa. È meno difendibile come giornalismo.
La controversia sul record non cancella quello che Diana Nyad ha fatto fisicamente in acqua tra il 31 agosto e il 2 settembre 2013. A 64 anni, dopo quattro tentativi falliti distribuiti su tre anni, ha nuotato per quasi 53 ore consecutive in acque aperte — ipotermia, privazione del sonno, meduse, squali, correnti. Che la documentazione sia incompleta è un problema reale e documentato. Che l’impresa fisica sia avvenuta è altrettanto documentato.
La distinzione tra “è accaduto” e “è certificato” in questo caso non è accademica — è al centro di un dibattito ancora aperto nella comunità del nuoto di fondo, che su Nyad ha posizioni molto divise. Alcune delle voci più critiche sono nuotatrici e attiviste LGBTQ+ che tengono a precisare che le loro obiezioni non riguardano l’identità di Nyad ma la documentazione della sua impresa.
Nyad ha 76 anni, continua a partecipare a eventi e raccolte fondi, non ha mai smesso di nuotare. Il sogno di Cuba lo ha portato a termine — nel senso che l’ha vissuto fino in fondo, cinque volte, per quasi quattro anni. Che questo basti per chiamarsi record o no, ognuna può deciderlo per sé.
Diana Nyad aveva 64 anni quando il 2 settembre 2013 ha completato la traversata da Cuba alla Florida. Ha nuotato per 52 ore, 54 minuti e 18 secondi senza fermarsi, senza gabbia anti-squalo e senza muta.
Il percorso da L’Avana a Key West misura circa 110 miglia (oltre 170 chilometri) di mare aperto attraverso lo Stretto della Florida, uno dei tratti di oceano più imprevedibili del mondo per correnti, squali e meduse.
No. Il Guinness World Records non riconosce più il record di Nyad e la World Open Water Swimming Association ha declinato la certificazione in seguito a un’indagine rinnovata nel 2023. Il motivo documentato è l’assenza di nove ore di registrazioni degli osservatori ufficiali durante la notte critica della traversata.
Il film Nyad – Oltre l’oceano (2023) con Annette Bening e Jodie Foster è disponibile su Netflix in Italia. Entrambe le attrici sono state candidate all’Oscar per questo film.
4EVA · Donne oltre lo sport
Le storie di atlete che hanno ridisegnato i confini del possibile — dentro e fuori dall’acqua.
Scritto da: Andrea Rango
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