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Kristi Yamaguchi: dai piedi torti all’oro di Albertville

today13 Maggio 2026 7

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La bambina che camminava con una sbarra tra le gambe è diventata la prima asioamericana a vincere l’oro ai Giochi invernali

Quando i medici dissero ai signori Yamaguchi che la loro neonata aveva entrambi i piedi rivolti all’interno, in quella sala di Hayward del luglio 1971, nessuno parlò di ghiaccio. Si parlò di gessi alle gambe per il primo anno di vita. Si parlò di scarpe ortopediche collegate da una sbarra metallica, da indossare ventiquattr’ore al giorno. Si parlò della speranza che la bambina, un giorno, camminasse normalmente.

Vent’anni e sette mesi dopo, quella bambina si sarebbe presa la medaglia d’oro olimpica del pattinaggio artistico ad Albertville. E avrebbe aperto una crepa nella storia dello sport invernale che ancora oggi non si è richiusa.

La diagnosi: piedi torti bilaterali

Il nome clinico è talipes equinovarus: una malformazione congenita del piede che lo torce verso il basso e verso l’interno, fino a fargli assumere la forma di una mazza da golf — da cui il termine inglese clubfoot. Colpisce circa un neonato su mille, secondo i dati epidemiologici internazionali, ed è bilaterale in circa la metà dei casi.

Il trattamento standard, allora come oggi, è il metodo Ponseti: cicli ripetuti di gessi che vanno dalle dita all’inguine, sostituiti ogni cinque-sette giorni dopo manipolazioni manuali progressive per riportare il piede in posizione corretta. Kristi raccontò poi alla rivista Working Mother: gessi alle gambe da pochi mesi di vita fino a un anno; al ritiro dei gessi, scarpe correttive unite da una barra per fissare i piedi verso l’esterno fino ai due anni. «La barra mi faceva male alle gambe, ricordo che provavo a camminare con quel ferro in mezzo ai piedi — dovevo strascicare», ha raccontato anni dopo al sito ufficiale del Comitato Olimpico statunitense.

Il pattinaggio prescritto come fisioterapia

A quattro anni Kristi guarda Dorothy Hamill vincere l’oro olimpico nel pattinaggio a Innsbruck 1976 e chiede di provare. I genitori — Jim, dentista, e Carole, segretaria medica, terza generazione di immigrati giapponesi — ne parlano con i medici. La risposta è netta: il pattinaggio, dopo la correzione ortopedica, può rinforzare i piedi e migliorare la coordinazione. È un’attività adatta. Andate.

Qui sta il primo cortocircuito di questa storia: nessuno pensò mai allo sport agonistico. Il ghiaccio era terapia. Kristi seguì la sorella maggiore Lori sulla pista. Lori smise quasi subito. Kristi no. A otto anni si alzava alle quattro del mattino per allenarsi prima di scuola, sotto la guida di Christy Kjarsgaard Ness, che sarebbe rimasta la sua allenatrice per tutta la carriera amatoriale.

Nel 1988, a soli sedici anni, vince il titolo mondiale juniores in coppia con Rudy Galindo. Nel 1989 e 1990 i due conquistano due titoli nazionali senior consecutivi. Nel 1991 — primo anno da singolarista pura, dopo aver lasciato la specialità a coppie — vince il Mondiale di Monaco di Baviera in un evento storico: il podio è tutto americano, con Tonya Harding argento e Nancy Kerrigan bronzo. È la prima volta che tre donne dello stesso Paese chiudono i primi tre posti ai Mondiali.

Albertville 1992: arte contro atletismo

Arriva a Albertville da campionessa del mondo in carica, ma non è la favorita. Le favorite sono due: la giapponese Midori Ito, prima donna nella storia a eseguire un triplo Axel in gara, e la stessa Harding, che il triplo Axel l’aveva atterrato in competizione nel 1991. Yamaguchi, dal triplo Axel, era rimasta lontana: il suo allenamento era costruito su una combinazione triplo Lutz-triplo toe-loop e su sette salti tripli per programma, ma senza il salto più difficile.

La sua coreografa Sandra Bezic, ex-pattinatrice olimpica di danza, e l’allenatrice Ness costruiscono un piano diverso: dare la priorità alla pulizia, all’eleganza, alla composizione complessiva. Lasciare che le altre due si giochino la medaglia sul rischio puro. «C’era questa storia di me che ero l’outsider e che non avevo il triplo Axel», raccontò Yamaguchi alla serie Time Machine di Olympics.com nel 2020. «L’ho usato per togliermi pressione. Va bene, mi sono detta, guardiamo quelle due e io faccio la mia gara.»

Il programma corto sulle note del Bel Danubio Blu, il 19 febbraio, la mette in testa. Ito cade sul triplo Lutz e scivola al quarto posto provvisorio. Due sere dopo, nel libero, succede l’imprevedibile: Yamaguchi mette una mano a terra sul triplo loop e converte un salchow triplo programmato in doppio. Ito, partita male con una caduta sul primo triplo Axel, lo atterra al secondo tentativo. Harding cade sull’Axel. Le imprecisioni di Yamaguchi vengono compensate ampiamente dai punteggi artistici: otto giudici le assegnano 5.9 nella seconda voce. L’oro è suo di misura.

Sul podio sale con Ito argento e Kerrigan bronzo. È la prima americana a vincere il singolo femminile dopo Dorothy Hamill nel 1976 — il cerchio si chiude. Ma è soprattutto la prima donna di origine asiatica a vincere un oro olimpico ai Giochi invernali in qualunque disciplina. Dietro di lei, nei trent’anni successivi, sarebbe arrivata una generazione intera: Michelle Kwan, Nathan Chen, Karen Chen, Alysa Liu. Nel 2022 a Pechino cinque dei sedici atleti della squadra USA di pattinaggio sarebbero stati di discendenza asiatica.

Dopo i Giochi: la nascita della Fondazione

Yamaguchi difende il titolo mondiale a marzo 1992 e passa al professionismo a 20 anni. Quattro Mondiali professionisti (1992, 1994, 1996, 1997), dieci anni con Stars on Ice, hall of fame multiple — Olimpica USA 2005, Mondiale del pattinaggio, Pattinaggio statunitense. Nel 2008 vince anche la sesta stagione di Dancing with the Stars in coppia con Mark Ballas, con una media di 28,33 punti per ballo — il punteggio medio più alto della storia del programma fino al 2014.

Ma il capitolo che oggi conta di più è un altro. Nel 1996, a venticinque anni, fonda la Always Dream Foundation. Inizialmente l’organizzazione si occupa di campi estivi per bambini disabili e dotazioni scolastiche per famiglie a basso reddito. Poi nel 2011, quando Kristi è diventata madre di due bambine, la fondazione restringe il focus su una cosa sola: l’alfabetizzazione precoce. Il programma Always Reading oggi consegna a famiglie di bambini in età prescolare un tablet con biblioteca digitale e l’accompagnamento di un book coach.

Il premio più recente è del novembre 2025: la targa dello Stan Musial Lifetime Achievement Award for Sportsmanship, lo stesso premio che era andato negli anni precedenti a Hank Aaron, Cal Ripken Jr., Nadia Comăneci. Nel motivare la scelta, la commissione ha citato testualmente la condizione congenita superata da bambina come parte integrante del riconoscimento.

Perché la sua storia conta, ancora

Spesso, quando si parla di sport e disabilità infantile, ricorre una parola insidiosa: «nonostante». Ma la vittoria di Yamaguchi non è stata un trionfo «nonostante» i piedi torti; è stata il risultato diretto di quel problema, che la spinse sul ghiaccio a quattro anni. La prescrizione medica — un tentativo di correggere l’andatura — si trasformò in percorso e disciplina, e quella riabilitazione costruì una campionessa.
In questo intreccio risiede il cuore della sua vicenda: non una semplice storia di superamento, ma la dimostrazione che una condizione iniziale, letta come limite, può diventare leva attraverso decisioni concrete — dei genitori, dei medici, degli allenatori — e, infine, della bambina stessa.
Quella sera nella sala di Hayward, il 12 luglio 1971, nessuno avrebbe potuto prevedere Albertville; ed è proprio per questo che la sua storia merita di essere raccontata.

Autore

Scritto da: 4EVA Redazione

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