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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Il nome di Michele Kang è circolato nelle stanze di UEFA come possibile candidata alla presidenza FIFA. Non è una voce campata in aria: secondo quanto riportato da L’Équipe e ripreso da Foot Mercato, l’organismo europeo stava esplorando attivamente la possibilità di schierare una candidatura femminile contro Gianni Infantino in vista dell’elezione del 18 marzo 2027 a Rabat, in Marocco. Kang è stata contattata. Ha declinato.
Va detto subito con chiarezza: non si tratta di una candidatura ufficiale, né di una dichiarazione di interesse. È un’indiscrezione giornalistica su un sondaggio rimasto senza esito. Ma il fatto stesso che il nome di Kang sia finito su quel tavolo dice qualcosa di preciso su dove si trova oggi, nella mappa del potere del calcio mondiale.
Il contesto è quello di una FIFA in una delle fasi più turbolente degli ultimi anni. Infantino ha annunciato la candidatura per un quarto mandato, ma il fronte delle federazioni che gli ritirano il supporto si è allargato progressivamente: Serbia, Svezia, Galles, Italia, Romania, Nuova Zelanda sono tra i paesi che hanno preso le distanze. UEFA ha chiesto le sue dimissioni e ha minacciato il boicottaggio dei Mondiali maschili e femminili, dopo la proposta — poi ritirata — di privatizzare una quota delle competizioni FIFA cedendola a investitori privati.
In questo scenario, la ricerca di un’alternativa credibile è diventata urgente. UEFA stava cercando qualcuno con sufficiente esperienza e autorevolezza per costruire una coalizione internazionale capace di sfidare il presidente uscente. L’idea di presentare una candidatura femminile aveva una logica precisa: rompere con la continuità di un governo che per oltre un secolo ha avuto al vertice esclusivamente uomini, e farlo in un momento in cui il calcio femminile ha acquisito una centralità che rende quella scelta meno simbolica e più strutturale di quanto sarebbe sembrata dieci anni fa.
Oltre a Kang, il nome di Lise Klaveness — presidente della Federcalcio norvegese e tra le voci critiche più autorevoli contro Infantino — è stato discusso nello stesso giro di sondaggi. Anche lei non sta considerando la candidatura.
Michele Kang non è una figura del calcio nel senso tradizionale del termine. Non è un dirigente federale, non ha curriculum da funzionaria di federazione. È una imprenditrice che ha costruito un patrimonio di 1,2 miliardi di dollari fondando e poi vendendo ad Accenture la società di health-tech governativa Cognosante, e che dal 2022 ha investito quel capitale nel calcio femminile con una sistematicità che non ha precedenti nel settore.
Oggi controlla l’87,78% di OL Groupe — il gruppo che include l’Olympique Lyonnais maschile e l’OL Lyonnes femminile, il club con più titoli europei nella storia del calcio femminile. È proprietaria di maggioranza del Washington Spirit nella NWSL e del London City Lionesses nella WSL inglese. Ha lanciato Kynisca Sports International, la prima organizzazione multi-club al mondo interamente dedicata al calcio femminile. È presidente della Commissione Atleti del Comitato Olimpico Internazionale. Ha investito 55 milioni di dollari nei programmi femminili di U.S. Soccer.
È, in sintesi, la persona che in questo momento ha il profilo più alto e la rete di relazioni più estesa nell’intersezione tra calcio femminile, business sportivo e istituzioni internazionali. Non è difficile capire perché il suo nome sia finito su quella lista.
Kang non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sul perché abbia declinato, e sarebbe scorretto attribuirle motivazioni che non ha espresso. Ma il quadro in cui si muove offre qualche elemento di lettura.
Sul piano operativo, l’estate 2026 ha concentrato su di lei una serie di fronti aperti simultaneamente: l’acquisizione del controllo di OL Groupe in una condizione finanziaria complessa, con oltre 232 milioni di euro di debiti da estinguere e un impegno di risanamento da 71 milioni nei prossimi due anni; il procedimento legale avviato da John Textor in Florida con una richiesta di danni da 400 milioni di dollari; i mercati estivi che hanno portato Alexia Putellas, Mapi León e Salma Paralluelo nei suoi club. Aggiungere una campagna per la presidenza FIFA — con tutto ciò che comporta in termini di viaggi, lobbying, costruzione di coalizioni tra 211 federazioni nazionali — sarebbe stato oggettivamente incompatibile con la gestione di quello che ha già in mano.
Sul piano strategico, c’è una considerazione che vale la pena fare: una presidenza FIFA richiede di operare dentro un sistema istituzionale vecchio e pesante, con vincoli politici enormi e tempi decisionali che mal si conciliano con il modello di investimento privato e di sviluppo commerciale che Kang ha scelto. Il suo modo di cambiare il calcio femminile è comprare club, costruire infrastrutture, portare capitale dove non c’era. Non è necessariamente compatibile con la logica della governance federale.
Il dato più interessante non è che Kang abbia detto no. È che la sua fosse considerata una candidatura plausibile. UEFA stava cercando qualcuno con l’autorevolezza necessaria per sfidare Infantino davanti a 211 federazioni nazionali, e il nome venuto fuori non era quello di un dirigente con decenni di carriera federale alle spalle. Era quello di una imprenditrice che opera nel calcio femminile da quattro anni.
Questo riflette il peso che il calcio femminile ha acquisito nell’economia del calcio mondiale, e il peso che Kang ha acquisito al suo interno. Non è più un settore marginale che si accontenta di esistere ai bordi del sistema: è diventato abbastanza rilevante da produrre figure che vengono considerate per i vertici del governo globale del calcio.
La ricerca di UEFA continua. Il tempo stringe: l’elezione è a marzo 2027 e trovare una candidatura credibile richiede mesi di costruzione del consenso. Kynisca intanto va avanti, con i suoi tre club, i suoi mercati e le sue ambizioni. Due traiettorie parallele, per ora.
No. Kang è stata contattata da ambienti UEFA che esploravano una candidatura femminile contro Infantino per le elezioni di marzo 2027, ma ha declinato. Non c’è alcuna candidatura ufficiale o dichiarazione di interesse da parte sua.
L’elezione è prevista per il 18 marzo 2027 a Rabat, in Marocco. Gianni Infantino ha annunciato la candidatura per un quarto mandato, ma diversi paesi europei — tra cui Italia, Svezia, Serbia e Norvegia — hanno ritirato il loro supporto.
UEFA cercava un’alternativa credibile a Infantino capace di unire l’opposizione internazionale. Una candidatura femminile avrebbe segnato una rottura con oltre un secolo di leadership maschile alla FIFA, in un momento in cui il calcio femminile ha acquisito un peso economico e mediatico difficilmente ignorabile.
Tra i nomi circolati figurano Victor Montagliani (presidente CONCACAF), Lise Klaveness (presidente Federcalcio norvegese), Mattias Grafström (segretario generale FIFA), Nasser Al-Khelaifi (presidente PSG) e Sheikh Salman bin Ibrahim Al-Khalifa (presidente AFC). Nessuno ha ancora formalizzato una candidatura ufficiale contro Infantino.
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Scritto da: 4EVA Redazione
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