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Paola Egonu, la rinascita dopo il razzismo e l’oro a Parigi

today12 Maggio 2026 14

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Apeldoorn, 15 ottobre 2022: pianto a bordocampo davanti alle telecamere di RaiSport. Parigi, 11 agosto 2024: oro olimpico e premio MVP. In mezzo, una pausa, un trasferimento in Turchia, un Festival di Sanremo e una verità detta in faccia a un Paese intero. La storia di Paola Egonu è una storia di volley. Ma soprattutto di chi decide cosa significa essere italiana.


Esistono campionesse che vincono nonostante il dolore. Paola Egonu è quella che ha messo il dolore al centro del discorso pubblico e ha vinto comunque — anzi, ha vinto perché lo ha fatto.

Tra l’ottobre 2022 e l’agosto 2024 ha attraversato un crollo emotivo davanti alle telecamere, una pausa dalla Nazionale, un trasferimento in Turchia, una notte sul palco di Sanremo, un Mondiale 2022 chiuso con il bronzo e tante critiche, un ritorno in azzurro sotto un nuovo commissario tecnico e infine la prima medaglia d’oro olimpica del volley italiano femminile. Ha 25 anni, quando alza al cielo la coppa di Parigi. E nessuna delle cose che ha detto fa più male di quanto faccia male riascoltarle oggi, dopo l’oro.

Cittadella, 1998: una bambina alta che gioca con i maschi


Paola Ogechi Egonu nasce a Cittadella, provincia di Padova, il 18 dicembre 1998. Padre Ambrose, ex camionista a Lagos. Madre Eunice, infermiera a Benin City. Hanno scelto l’Italia, hanno scelto il Veneto, hanno scelto un mestiere e un quartiere. Paola e i suoi due fratelli, Angela e Andrea, crescono lì.

A dodici anni, il padre le suggerisce di provare la pallavolo nella squadra di paese. La cugina Terry Enweonwu farà la stessa scelta. È un’intuizione semplice ma decisiva: Paola è alta, è esplosiva, ha una forza nelle braccia che le educatrici non avevano mai visto. Nel 2012 entra al Club Italia, la struttura federale che alleva le talenti azzurre, e in quattro stagioni passa dalla Serie B1 alla Serie A1. Quattordici anni, sedici, diciotto. Numeri da accelerazione.

Nella stagione 2016-17, ancora minorenne, segna 46 punti in una sola partita contro San Casciano. È un record per il campionato italiano. Lo è ancora oggi. Per chi non conosce il volley: gli opposti delle squadre top a fine campionato chiudono in media tra i 18 e i 25 punti per match.

La scalata: oro U18 mondiale, argento con i grandi, oro europeo


Le maglie azzurre arrivano in fila ordinata. Nel 2015, oro al Mondiale Under 18 con il premio di MVP, bronzo al Mondiale Under 20. Nello stesso anno, le prime convocazioni in Nazionale maggiore: ha sedici anni. A Rio 2016 è in panchina come riserva — vede le Olimpiadi da dietro le compagne titolari.

Argento al Mondiale 2018 in Giappone, dove viene eletta miglior opposta del torneo. Bronzo Europeo 2019. Tokyo 2020, posticipata al 2021 per la pandemia, le regala il titolo di portabandiera del vessillo a cinque cerchi alla cerimonia d’apertura — un onore raro per un’atleta così giovane. L’Italia esce ai quarti, ma sei settimane dopo Egonu trascina le compagne all’oro Europeo, anche qui da MVP. Il 20 settembre 2021 il Presidente Sergio Mattarella la nomina Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica.

L’estate 2022 sembra l’apice: oro alla Volleyball Nations League, di nuovo MVP. La squadra di Davide Mazzanti viaggia verso il Mondiale olandese come una delle grandi favorite.

Poi, Apeldoorn.

15 ottobre 2022: il pianto a bordocampo


In semifinale, l’Italia perde 1-3 con il Brasile. Una sconfitta serrata, dolorosa. Egonu — la più sovraccaricata del torneo, 494 palloni attaccati, secondo Eurosport — sbaglia un colpo decisivo nel set chiave. Il giorno dopo, mentre le azzurre devono tornare in campo per la finale di terzo posto, La Gazzetta dello Sport pubblica un articolo che, riportando voci interne, parla di «figli e figliastri» nello spogliatoio azzurro, riferendosi a una presunta discriminazione nel modo in cui alcune giocatrici vengono considerate più importanti di altre. È il giorno della partita.

L’Italia vince 3-0 contro gli Stati Uniti e conquista il bronzo. Pochi minuti dopo il fischio finale, una telecamera coglie Egonu in lacrime a bordocampo, accanto al suo procuratore Marco Reguzzoni. Le sue parole, registrate dal video diffuso da Sky e RaiNews, sono nette: «Basta! Non puoi capire, sono stanca. Mi hanno chiesto addirittura perché sono italiana. Questa è l’ultima partita che faccio con la Nazionale. L’ultima. L’ultima».

Il video diventa virale in poche ore. Nelle interviste post-partita, Egonu chiarisce, calma, a Sky e a Repubblica: «Sono italiana e mi sento italiana. Sono ferita dalle critiche. Ora devo ritrovare me stessa, una ragazza di 23 anni». Aggiunge, e questa è la frase che entra nella storia del dibattito pubblico italiano sul razzismo: «Mi fa ridere pensare a persone che mi hanno chiesto perché sono italiana, mi chiedo perché con la maglia della Nazionale debba rappresentare persone del genere».

Il giorno successivo, il Presidente del Consiglio Mario Draghi le telefona. Palazzo Chigi diffonde un comunicato breve: «L’atleta azzurra è un orgoglio dello sport italiano, avrà future occasioni per vincere altri trofei indossando la maglia della Nazionale». Il presidente FIPAV Giuseppe Manfredi descrive gli insulti ricevuti dopo Italia-Brasile come «una carognata unica».

La pausa, la Turchia, Sanremo


Nel novembre 2022 Egonu lascia l’Imoco Conegliano e firma con il VakıfBank Istanbul, uno dei club più ricchi e strutturati del mondo. La motivazione ufficiale è la crescita tecnica: in Italia ha vinto tutto a livello di club, in Turchia trova un campionato diverso, atleti diversi, un ambiente lontano dalla pressione mediatica italiana.

Nel febbraio 2023 sale sul palco di Sanremo come co-conduttrice della terza serata, su invito di Amadeus. In conferenza stampa, riferendosi alle prese di posizione del leader leghista Matteo Salvini sulla questione, Egonu pronuncia una frase che rimbalza per giorni nei talk show italiani: «L’Italia è un Paese razzista, però sta migliorando. Non voglio sembrare polemica o fare la parte della vittima, ma dire semplicemente come stanno le cose».

È una distinzione importante che molti commentatori italiani non hanno colto: Egonu non sta dicendo «l’Italia è un Paese razzista». Sta dicendo che sta migliorando. Sta facendo una valutazione, non una condanna. Ma il dibattito televisivo italiano scegli quasi sempre la frase più corta. La pausa dalla Nazionale, intanto, prosegue. Nell’estate 2023, ai Mondiali in Thailandia e Filippine, Egonu non c’è. L’Italia di Mazzanti chiude al settimo posto: la peggior prestazione iridata da vent’anni.

Nel dicembre 2023 la FIPAV sostituisce Mazzanti con Julio Velasco, leggenda del volley azzurro, l’uomo della generazione di fenomeni maschile degli anni ’90.

Velasco, il ritorno e l’oro


Velasco fa una sola cosa, ricostruisce il gruppo. Ricuce. Mette Egonu in condizione di rientrare senza sentirsi né salvatrice né colpevole. La giocatrice torna in azzurro nell’estate 2024.

A maggio l’Italia vince la Volleyball Nations League. Egonu è di nuovo MVP. A luglio comincia il torneo olimpico di Parigi.

L’Italia vince tutte le partite del girone, batte la Serbia ai quarti, supera nuovamente la Turchia in semifinale, e l’11 agosto 2024 stende gli Stati Uniti campioni in carica nella finale alla South Paris Arena. Punteggio: 3-0. L’Italia non perde un solo set in tutta la fase a eliminazione. Egonu è la massima realizzatrice del torneo e viene eletta MVP. È la prima medaglia olimpica della Nazionale femminile di pallavolo italiana, ed è oro. È anche il primo oro olimpico in assoluto del volley tricolore, maschile o femminile.

Le parole di Egonu dopo la premiazione, sono diverse da quelle di Apeldoorn. Più piene, più asciutte: «Sono ancora incredula, ma posso dire di essere fierissima del percorso che abbiamo fatto. C’è tanto di Velasco, credo sia stato molto bravo nell’unirci tutte». E ancora: «Sì, diciamo che ho ritrovato una serenità dove do il mio cento per cento».

Il murales sfregiato: il razzismo che non si arrende


Il 9 agosto 2024, due giorni prima della finale olimpica, l’artista urbano Laika realizza davanti alla sede del CONI di Roma un murales intitolato Italianità — un omaggio a Egonu con una frase chiara sull’idea di nazione che le sue vittorie portano avanti. È una reazione diretta alle dichiarazioni dell’eurodeputato della Lega Roberto Vannacci, che in più occasioni aveva affermato che «i tratti somatici» di Egonu «non rappresentano la maggioranza degli italiani».

Pochi giorni dopo l’oro, ignoti vandalizzano il murales sbiancando la pelle dipinta della pallavolista. Le indagini si orientano subito verso ambienti dell’estrema destra. Mentre la Polizia indaga, Vannacci rilascia un video sui social in cui rivendica la sua tesi sui «tratti somatici». Il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, lo definisce «un Gobineau de noantri», citando uno dei padri delle teorie razziste europee. Nei giorni seguenti, un passante si ferma davanti al murales e, con il pennarello, ritocca a mano la pelle scura sui volti cancellati: un gesto piccolo, quotidiano, che però sembra rispondere alla retorica del potere con il più semplice dei diritti, quello di restare nello spazio, così com’è.

Cosa lascia, oggi, questa storia


A gennaio 2025 Volleyball World la nomina migliore giocatrice del mondo del 2024. Davanti a lei, nessuno; dietro, la brasiliana Gabi e la statunitense Plummer. È un riconoscimento tecnico, e basta: misura quanto vale Paola Egonu sulle metriche del suo sport. Ma chi la racconta sa che è anche altro.

Non tutti gli infortuni si vedono ai raggi X. Quello di Egonu è stato un infortunio mentale — un esaurimento emotivo, una ferita razziale, uno spogliatoio che si era rotto. Non aveva un tutore, non aveva un protocollo riabilitativo standard. Ha richiesto una pausa volontaria, un cambio di Paese, un nuovo allenatore, un Festival, una lunga conversazione pubblica con un Paese che non era pronto. È stato un percorso fatto pubblicamente, in diretta, davanti a chiunque avesse il modo di ascoltarla.

Ed è proprio per questo che vale ricordarlo: perché ogni volta che un’atleta dice “sto male” e viene accusata di fare la vittima, la storia di Paola Egonu è già lì a rispondere. Lei ha detto “sto male”, si è fermata, è tornata, ha vinto l’oro. E ha vinto pure il diritto, ormai, di non doverlo spiegare più a nessuno.

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Scritto da: 4EVA Redazione

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