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Buttitta, campionessa del mondo di calcio da tavolo

today6 Settembre 2026 1

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La finale individuale si chiude 4-3. Ventiquattro ore dopo, nella finale a squadre contro la Francia, si va ai supplementari e poi al Sudden Death: il gol che vale il titolo lo segna la stessa giocatrice che il giorno prima era salita sul gradino più alto da sola.

Eleonora Buttitta è campionessa del mondo di calcio da tavolo. Due volte, nello stesso fine settimana.

È successo a Parigi, allo Stade Charléty, dove dal 4 al 6 settembre si è disputata la FISTF World Cup 2026: circa trecento atleti, trenta nazioni, cinque continenti. Nell’individuale Buttitta ha battuto in finale la belga Delphine Dieudonne, confermando il titolo che aveva conquistato nel 2024. Il giorno seguente ha deciso la finale a squadre.

Ha giocato entrambe le competizioni al sesto mese di gravidanza.

Chi è

Medico, siciliana d’origine, residente in Toscana, tesserata per il Subbuteo Club Bagheria. Alla fine della finale individuale, raccontano i resoconti, ha pianto.

Il calcio da tavolo è una disciplina di precisione e lettura tattica, dove il gesto tecnico si misura in millimetri e la differenza la fanno colpo d’occhio e gestione dei tempi. Non è uno sport che riempie le prime pagine — ed è esattamente il tipo di movimento in cui un titolo mondiale può passare quasi inosservato fuori dalla propria cerchia.

Nella stessa categoria individuale era in gara anche l’altra azzurra, Erica Guagliardi.

Il bilancio azzurro

L’Italia ha chiuso la rassegna come delegazione più medagliata: sette titoli mondiali sui dodici assegnati, tre argenti e tre bronzi, tredici podi complessivi.

I titoli a squadre sono arrivati con le nazionali Under 12, Under 16, Under 20 e Women; argento per Veteran e Open. Negli individuali, oltre a Buttitta, hanno vinto Marco Averna e Jacopo Giampaola — quest’ultimo campione del mondo alla prima convocazione in nazionale.

Un dettaglio che dice qualcosa sul momento della disciplina: le dirette trasmesse dalla federazione italiana su TikTok hanno superato le seicentomila visualizzazioni.

Perché ce ne occupiamo

Perché una doppietta mondiale in ventiquattro ore è una doppietta mondiale, e basterebbe. Il resto — il sesto mese, le lacrime a fine finale — è il contorno di una storia che a molti è arrivata prima del risultato.

Nel raccontarla quasi tutti hanno usato la parola “nonostante”. Noi preferiamo evitarla: non c’è nulla, in quello che ha fatto Buttitta a Parigi, che vada spiegato come un’eccezione alla regola. Ha vinto perché ha giocato meglio delle avversarie, due giorni di fila, in un torneo che aveva già vinto due anni prima.

Il bambino si chiamerà Alessandro.

Scritto da: Andrea Rango

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