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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Un minuto, cinque secondi e ottantadue centesimi.
Il 22 agosto, allo Stadio del Nuoto Torre d’Ayala, Benedetta Pilato ha vinto i 100 rana dei Giochi del Mediterraneo con il record della manifestazione. Il primato lo aveva già migliorato la mattina, in batteria.
Era il primo oro italiano di quei Giochi, arrivato dopo sei argenti consecutivi. Ed è arrivato a trecento metri da casa sua.
Dopo la gara Pilato ha detto una cosa che vale la pena leggere due volte.
Ha raccontato di essere abituata a gareggiare lontano da Taranto, e di essere stata costretta ad allenarsi lontano. Di aver sempre pensato di sentirsi poco legata alla sua terra. E di aver scoperto, in quella vasca, quanto pesasse invece il senso di appartenenza.
Lo Stadio del Nuoto Torre d’Ayala è un impianto nuovo, costruito per questi Giochi, con vasche di misura olimpica. Prima non c’era.
Tradotto: la più forte ranista italiana della sua generazione è nata e cresciuta in una città che, per quasi tutta la sua carriera, non ha potuto offrirle un posto adeguato in cui allenarsi. Ha dovuto andarsene per diventare quello che è, e ha potuto tornare a gareggiare in casa solo a ventun anni, grazie a una manifestazione internazionale che ha portato l’impianto con sé.
Questa non è una storia commovente sul ritorno a casa. È una storia su cosa serve perché il talento non debba emigrare, e su quanto tardi arrivi di solito.
Alle sue spalle, a settantatré centesimi, è arrivata Lisa Angiolini, argento. Bronzo alla slovena Tina Celik.
Non era la prima volta. Agli Europei di Roma del 2022 le due azzurre avevano chiuso nello stesso ordine sulla stessa distanza: Pilato oro in 1’05″97, Angiolini argento in 1’06″34.
Quattro anni dopo, stesso uno-due. Nel frattempo Angiolini a Taranto si è presa anche due ori suoi, nei 50 e nei 200 rana.
Per capire perché quell’oro conta, bisogna tornare al 29 luglio 2024.
Finale olimpica dei 100 rana alla Défense Arena. Pilato gareggia in corsia sette, una posizione laterale in cui non si è mai trovata bene. Tocca la piastra in 1’05″60. L’irlandese Mona McSharry in 1’05″59.
Un centesimo. Quarto posto.
Ai microfoni della Rai, diciannove anni, la ranista scoppia a piangere e dice che sono lacrime di gioia, che ci ha provato fino alla fine, che è stato il giorno più bello della sua vita. L’intervistatrice, incredula, le chiede se davvero sia felice.
Poi si passa in studio, alla trasmissione “Notti Olimpiche” su Rai2. L’ex schermitrice Elisa Di Francisca, campionessa olimpica, commenta di non aver capito niente, che l’atleta era rimasta male per forza, che l’intervista era surreale. E chiede se ci sia o ci faccia.
Il caso esplode. Federica Pellegrini interviene pubblicamente in difesa di Pilato. Un deputato del Movimento 5 Stelle, Dario Carotenuto, annuncia un’interrogazione parlamentare sulla vicenda.
E qui la nostra posizione la mettiamo nera su bianco.
Il problema non è stata una frase infelice di una commentatrice. Il problema è che quella frase esprimeva, in modo solo più esplicito, un’idea diffusissima: che una giovane atleta che piange di gioia per un quarto posto non stia dicendo la verità. Che la felicità dopo una sconfitta sia una posa, un’incomprensione, o peggio una recita.
Per un’atleta uomo di diciannove anni, quel comportamento sarebbe stato letto come maturità. Per lei è stato messo in discussione in diretta nazionale, a due minuti dall’uscita dalla vasca.
L’unica risposta che Pilato si concesse fu una frase secca su chi rabbrividisce di più.
C’è un dettaglio che nella polemica si perse quasi del tutto, e che spiega quelle lacrime meglio di qualsiasi commento.
Nei dodici mesi precedenti ai Giochi, Pilato aveva cambiato tutto: aveva lasciato Taranto e si era trasferita a Torino, con un nuovo allenatore, Antonio Satta, una nuova piscina e l’università da iniziare. Era stato un anno difficile, e lei lo aveva detto pubblicamente.
Quando in vasca disse che un anno prima non sarebbe riuscita a fare quella gara, non stava consolandosi. Stava riportando un fatto.
A Taranto c’è anche una scelta che merita di essere raccontata.
Dopo l’oro nei 100, la città si aspettava il bis nei 50 rana, che è la sua distanza, quella in cui a sedici anni aveva stabilito il record del mondo. Pilato ha rinunciato a gareggiare.
Nessuna spiegazione clamorosa, nessuna polemica. Una decisione tecnica, presa in mezzo a una stagione lunga, davanti a un pubblico che avrebbe voluto vederla in acqua un’altra volta.
Dire di no al proprio pubblico è una delle cose più difficili che un’atleta possa fare. Due anni dopo Parigi, è anche il segnale che qualcosa nella gestione di sé è cambiato.
Nata a Taranto il 28 gennaio 2005. Campionessa mondiale juniores a quattordici anni, primatista del mondo dei 50 rana a sedici, argento mondiale a Budapest 2022 dietro a Ruta Meilutyte, campionessa europea a Roma nello stesso anno. A Parigi 2026 è di nuovo salita sul podio continentale.
Ma la fotografia dell’estate è un’altra: una ventunenne che vince nella sua città, in una piscina che fino a ieri non c’era, davanti a un pubblico che per anni non ha potuto vederla nuotare.
E che due anni fa, quando aveva detto di essere felice, non era stata creduta.
1’05″82 nella finale dei 100 rana del 22 agosto 2026, nuovo record della manifestazione. Alle sue spalle Lisa Angiolini in 1’06″55 e la slovena Tina Celik in 1’07″58.
Ha chiuso quarta nei 100 rana in 1’05″60, a un centesimo dal bronzo di Mona McSharry. Nell’intervista a caldo disse di essere felice, e quelle parole innescarono una lunga polemica televisiva e mediatica in Italia.
A Torino, dove si è trasferita nel 2023 per lavorare con il tecnico Antonio Satta e iniziare l’università. Ha lasciato Taranto perché la città non disponeva di un impianto adeguato per la preparazione ad alto livello.
Campionessa mondiale juniores nel 2019, primatista mondiale dei 50 rana a sedici anni, argento mondiale a Budapest 2022, oro europeo nei 100 rana a Roma 2022 e oro ai Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026.
4EVA · Donne oltre lo sport
Raccontiamo le carriere per intero: le vittorie, i centesimi mancati e quello che succede dopo il microfono.
Scritto da: Andrea Rango
100 rana femminili Giochi del Mediterraneo Taranto nuoto azzurro