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Lavorare nello sport: i mestieri dietro un grande evento

today26 Luglio 2026 6

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Quando un grande evento sportivo si chiude, i titoli parlano di medaglie. I report parlano di euro. Quasi nessuno racconta le persone che hanno reso possibile l’uno e l’altro.

È un errore. In quei numeri ci sono mestieri veri, e sono mestieri che chi ha vissuto lo sport da dentro (da atleta, da appassionata, da chi ha smesso di competere) può imparare a fare.

Lo studio del Centro Studi de Il Sole 24 Ore per Roma Capitale lo mette nero su bianco. Dodici grandi eventi ospitati nella Capitale tra il 2023 e il 2026, dalla Ryder Cup al Giro d’Italia, dagli Internazionali BNL al Sei Nazioni, hanno generato un impatto economico di oltre 7,5 miliardi di euro. Quasi 100.000 anni-lavoro a tempo pieno. Gli organizzatori hanno investito circa 400 milioni; il ritorno in termini di comunicazione per il brand Roma Capitale ha superato i 430 milioni. Un moltiplicatore medio di 2,2: ogni euro speso ne genera più del doppio in ricadute sul territorio.

Dietro quei numeri non ci sono solo atlete e atleti. C’è una filiera intera di professioni, quasi mai raccontata a chi lo sport lo vive da vicino.

Cosa significa davvero “impatto economico”

Il modello elaborato da Emanuele Pizzurno e Luciano Canova per il Centro Studi non somma indiscriminatamente tutto ciò che si muove attorno a un evento. Distingue tre livelli: l’impatto diretto (la spesa immediata di visitatori e organizzatori), l’indiretto (quello che circola tra fornitori e filiera locale) e l’indotto (i salari aggiuntivi che tornano in circolo sul territorio).

Tradurre questa catena in numeri affidabili è, letteralmente, un lavoro. Si chiama economia dello sport, o impact assessment, e in Italia lo fanno ancora in pochi.

Quattro mestieri che il report rende visibili

Economista d’impatto. Costruisce i moltiplicatori, isola la spesa che genera valore reale da quella che sarebbe comunque avvenuta, difende le stime davanti a organizzatori e istituzioni. Servono statistica, economia e la pazienza di lavorare con dati mai perfetti.

Event e legacy manager. Non organizza solo i giorni di gara: progetta cosa resta dopo. Il playground sportivo realizzato con Disney a Monteverde, la riqualificazione di una scuola romana con Ferrari, il furgone refrigerato donato ad Acli grazie al concorso ippico sono tutti progetti di eredità che qualcuno ha dovuto immaginare, negoziare e portare a termine.

Esperta di sostenibilità degli eventi. Il Concorso di Piazza di Siena porta avanti da nove anni un “Green Project” a impatto zero: manto erboso ripristinato, Fontana dei Cavalli Marini restaurata, accesso gratuito al pubblico. Progettare un grande evento che lasci un segno positivo sul territorio, invece di consumarlo, è oggi una competenza richiesta quanto quella tecnica.

Responsabile comunicazione e content. Il racconto di un torneo non passa più solo dai canali ufficiali. Agli Internazionali BNL, i contenuti degli influencer hanno generato oltre 61 milioni di visualizzazioni nel 2026. Capire quali storie contano e quali immagini restano è un mestiere a sé, distinto dall’ufficio stampa tradizionale.

Quattro professioni diverse. Un solo filo comune: nessuna richiede di aver giocato ad alto livello. Tutte richiedono di aver capito lo sport dall’interno.

Un settore che pesa miliardi e resta quasi tutto maschile

Qui arriva il punto scomodo.

Le donne sono già un terzo della forza lavoro sportiva in Italia: il 34,8% dei lavoratori sportivi, secondo la ricerca 2025 di Sport e Salute e SG Plus Sport Advisor. Ma quando si sale ai piani decisionali, il quadro cambia bruscamente.

Solo il 7,3% dei ruoli manageriali nei club italiani analizzati è occupato da donne. Tra i presidenti degli organismi sportivi nazionali (CONI, Sport e Salute, federazioni, discipline associate) la quota scende al 4,5%: cinque donne su 110. A livello federale, secondo una ricerca del Master MASPES dell’Università di Milano-Bicocca, le donne occupano il 12,4% dei ruoli dirigenziali; tra i dirigenti di società sportive, il 15,4%.

Un termine di paragone aiuta a misurare la distanza. Nel Global Gender Gap Report 2024 del World Economic Forum, l’Italia registra il 27,88% di donne tra “legislatori, alti funzionari e dirigenti” nell’intera economia nazionale: un dato già tra i peggiori in Europa. Nello sport quella percentuale quasi si dimezza.

Non è un problema di talento. Chi scrive lo pensa con convinzione: è un problema di porte d’ingresso invisibili. Ruoli come economista d’impatto o event manager non compaiono quasi mai negli orientamenti scolastici, raramente nei consigli di chi lascia l’agonismo.

Il campo non finisce dove finisce la gara

Un’atleta che smette di competere, o un’appassionata che non ha mai indossato una divisa da professionista, ha più strade di quante il racconto sportivo tradizionale ne mostri. L’economia dello sport, l’organizzazione di grandi eventi, la sostenibilità degli impianti, la comunicazione digitale sono mestieri che si imparano, con percorsi precisi, non doti innate riservate a pochi.

Il prossimo grande evento che arriverà a Roma, e ne arriveranno altri nei prossimi anni, avrà bisogno di tutte queste figure. La domanda che vale la pena farsi non è più solo chi vincerà, ma chi lo sta costruendo, e chi potrebbe costruirlo domani.

Autore

Scritto da: Andrea Rango

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