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Mondiali di atletica 2029 a Nairobi: il Kenya corre in casa

today16 Settembre 2026

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Nairobi ospiterà i Mondiali di atletica leggera 2029. L’ufficialità è arrivata martedì 15 settembre 2026, con il comunicato di World Athletics diffuso al termine del 242° Consiglio della federazione internazionale, riunito a Budapest il 14 e 15 settembre subito dopo la Ultimate Championship. Dal 1983, anno della prima edizione, la rassegna iridata non era mai approdata in Africa.

La capitale keniana ha superato Londra, Monaco di Baviera e Roma. Monaco si è presa l’edizione 2031, mentre il 2027 era già stato assegnato a Pechino. Tutte e tre le edizioni si disputeranno a settembre, come vuole il nuovo calendario globale che chiude la stagione con il grande appuntamento.

Mondiali di atletica · Le prossime sedi
Sedi dei Mondiali di atletica: Pechino 2027, Nairobi 2029, Monaco di Baviera 2031
Anno Sede Note
2027 Pechino (Cina) Già assegnata
2029 Nairobi (Kenya) Prima in Africa Ultima edizione con la maratona in programma
2031 Monaco di Baviera (Germania) Stadio Olimpico, terzi Mondiali in Germania
Fonte: World Athletics, comunicati del 7 aprile e del 15 settembre 2026

Roma fuori, Nairobi dentro: perché ha vinto il Kenya

Per l’Italia è una sconfitta da archiviare senza troppi rimpianti. La candidatura di Roma, portata avanti dalla Fidal di Stefano Mei, si è trovata davanti un dossier che il presidente di World Athletics Sebastian Coe ha definito “convincente ed emozionante”. E onestamente è difficile dargli torto.

Nairobi ci aveva già provato per il 2025, battuta da Tokyo. È tornata con una proposta più solida, costruita su quasi dieci anni di grandi eventi: i Mondiali Under 18 del 2017 e gli Under 20 del 2021 a Kasarani, i Campionati africani del 2010, il Kip Keino Classic diventato tappa fissa del circuito internazionale. Il presidente keniano William Ruto ha festeggiato parlando di “ora del Kenya” e dell’Africa intera.

Un medagliere scritto anche dalle keniane

Il Kenya è la seconda potenza di sempre ai Mondiali, dietro solo agli Stati Uniti: 72 ori, 60 argenti e 50 bronzi, 182 medaglie in totale, con il primo titolo iridato arrivato nel 1987. Ventinove di quegli ori portano la firma di un’atleta.

Ma è l’ultima edizione a raccontare dove sta andando il movimento. A Tokyo 2025 il Kenya ha chiuso secondo nel medagliere con 11 medaglie e 7 ori, e sei di quei sette titoli li hanno vinti le donne. Beatrice Chebet ha firmato la doppietta 10.000 e 5.000 metri, Faith Kipyegon i 1.500, Faith Cherotich i 3.000 siepi, Lilian Odira gli 800 con record dei campionati, Peres Jepchirchir la maratona. Nessun Paese, prima, aveva vinto in una sola edizione tutte le gare femminili di mezzofondo e fondo, dagli 800 metri alla maratona.

Ecco il punto che i titoli sull’assegnazione hanno lasciato in secondo piano. Nairobi 2029 è il premio a una scuola di corsa che oggi ha il volto delle sue atlete.

Chebet e Kipyegon, l’oro davanti al pubblico di casa

Nessuna keniana ha mai corso una finale mondiale assoluta in patria. Nel 2029 potrebbe toccare a Beatrice Chebet, che dopo la doppietta olimpica di Parigi 2024 e quella iridata di Tokyo è diventata la prima donna a detenere contemporaneamente i titoli olimpici e mondiali su 5.000 e 10.000 metri. Nel 2025 ha anche abbattuto il muro dei 14 minuti sui 5.000.

E poi Faith Kipyegon, tre volte campionessa olimpica dei 1.500 e primatista mondiale sulla distanza e sul miglio. Tre anni nell’atletica di vertice sono un’eternità, e nessuno può garantire chi sarà sulla linea di partenza a Kasarani. Ma il bacino di talento, con Agnes Ngetich e la generazione che sta crescendo dietro di lei, rende difficile immaginare uno stadio senza una keniana da tifare.

L’ultima maratona iridata si corre in quota

C’è un dettaglio che rende Nairobi 2029 un’edizione unica anche sul piano tecnico. Il 7 aprile 2026 World Athletics ha annunciato la nascita di un Mondiale di maratona autonomo dal 2030, con Atene in pole per la prima edizione: dal 2031 la maratona uscirà dal programma dei Mondiali. Quella di Nairobi sarà quindi l’ultima maratona iridata all’interno dei campionati.

E si correrà nella sede più alta mai scelta per un Mondiale. Per le maratonete l’altitudine diventa una variabile tattica da studiare con largo anticipo, tra acclimatamento e gestione del ritmo.

Kasarani e i nodi ancora da sciogliere

Il cuore dell’evento sarà il Moi International Sports Centre di Kasarani, che dopo i lavori di ristrutturazione ha una capienza di circa 48.000 posti. L’impianto è al centro di un piano di investimenti legato ai grandi eventi che il Kenya ospiterà nei prossimi anni.

Le sfide restano concrete. Un Mondiale non vive dentro un solo stadio: servono collegamenti, trasporto pubblico e gestione del traffico in una città che già oggi fatica sulla mobilità. E l’assegnazione riaccende i riflettori sul doping, un tema che il movimento keniano non può eludere: la primatista mondiale di maratona Ruth Chepngetich sta scontando una squalifica di tre anni, e negli ultimi dieci anni molti atleti d’élite del Paese sono stati sospesi.

World Athletics ha scommesso su Nairobi sapendo tutto questo. Ora il Kenya ha tre anni per dimostrare di saper organizzare i Mondiali con la stessa autorevolezza con cui li vince.

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Scritto da: 4EVA Redazione

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