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Calcio femminile: sfide, professionismo e parità di genere 4EVA Redazione
Mercoledì sera, al Tre Fontane, abbiamo visto una partita che avevamo già visto. Sette giorni prima, a Łódź, nella semifinale del Mondiale Under 20, l’Italia aveva perso 0-2 con la Spagna dopo aver inseguito il pallone per novanta minuti. Al Tre Fontane è finita 0-6 contro il Barcellona. Cambiano i nomi sulle maglie e il punteggio, il copione no.
Non è un’impressione. Nell’ultimo quarto d’ora il Barcellona aveva in campo tre ragazze che quel Mondiale l’avevano appena vinto: Aïcha Camara e Carla Julià, diciannove anni, Rosalía Domínguez, diciassette. In mezzo al campo c’era Clara Serrajordi, diciotto anni, che a quel Mondiale non è andata perché è già nel giro della nazionale maggiore. Mercoledì ha servito due assist e dalla tribuna le abbiamo contato il primo passaggio sbagliato al 90′.
Dall’altra parte c’era Giada Pellegrino Cimò, diciannove anni, titolare in quella semifinale di Łódź e autrice del gol nella finale per il bronzo. Ha giocato una partita di carattere. Ma in sette giorni ha incontrato due volte lo stesso avversario, prima con la maglia azzurra e poi con quella giallorossa, e due volte ha visto la stessa distanza.
La tentazione è dire che il Barcellona ha le giocatrici tra le più forti del mondo, e chiuderla lì. È vero, ma non spiega niente.
Il Barcellona ha cambiato mezza squadra senza abbassare l’asticella. Alexia Putellas, Mapi Leòn e Salma Paralluelo se ne sono andate in estate, Vicky López e Kika Nazareth erano infortunate, Aitana Bonmatí è entrata solo al 64′. In campo c’erano ragazze che hanno meno di vent’anni e giocano come se il pallone fosse tarato sulle frequenze dei loro piedi. A tenere in piedi l’architettura restano Patri Guijarro, Caroline Graham Hansen e Irene Paredes, due delle quali meriterebbero un Pallone d’Oro che non hanno mai vinto. Ma il ricambio arriva da un sistema che produce talento con la regolarità di una linea di montaggio.
Stesso discorso per la nazionale. Dal 2018 la Spagna ha vinto due Mondiali Under 17, due Mondiali Under 20 e il Mondiale maggiore. Cinque titoli in otto anni non sono una generazione d’oro: sono un metodo.
Il divario in cifre
| Indicatore | Italia | Spagna |
|---|---|---|
| Base Calciatrici tesserate (2022-23) | 42.582 | quasi 85.000 |
| Risultati Titoli mondiali dal 2018 (giovanili + maggiore) | 0 | 5 |
| Risultati Mondiale U20 2026 | 4° posto (record storico) | Campione |
| Club Club nella top 15 Deloitte per ricavi | nessuno | Barcellona, Real Madrid |
| Club Spesa per stipendi | €29 mln, intera Serie A Women (2023-24) | €15,2 mln, solo Barça Femení (2025-26) |
| Club Ricavi della prima squadra femminile | n.d. | €28,8 mln, Barça Femení (2025-26) |
Partiamo dalla base. Nel 2022-23 le calciatrici tesserate in Italia erano 42.582, in Spagna quasi 85.000: il doppio, in un Paese con venti milioni di abitanti in meno. Lo scrive il ReportCalcio della FIGC, che nello stesso documento ammette che il divario con le principali realtà europee resta rilevante.
Poi i club. Nel 2025-26 il Barça Femení ha incassato 28,8 milioni di euro e speso 15,2 milioni in stipendi, chiudendo con un utile di 8,5 milioni. Un solo club spende in stipendi più della metà di quanto spendeva l’intera Serie A Women nel 2023-24, che si fermava a 29 milioni sommando tutte le squadre. Sono stagioni diverse, ma l’ordine di grandezza non cambia. E nella classifica Deloitte dei quindici club femminili con più ricavi al mondo non c’è nessuna italiana, anche se l’Italia è tra i Paesi analizzati.
Infine le strutture. Nel 2019 il Barcellona ha inaugurato l’Estadi Johan Cruyff: seimila posti dentro la Ciutat Esportiva, casa della prima squadra femminile, della squadra B e delle Under 19. Le ragazze che mercoledì sono entrate al 76′ giocano da anni a pochi metri dal campo in cui oggi vincono in Champions. Il percorso, prima ancora che tecnico, è fisico.
Sarebbe ingiusto dire che da noi non si è mosso niente. Le tesserate sono più che raddoppiate dal 2008, il professionismo in Serie A è arrivato nel 2022, il programma federale Calcio+ è stato premiato dalla UEFA. Il quarto posto al Mondiale Under 20 è il miglior risultato di sempre, ed è figlio anche di quel lavoro.
Il problema è la scala. L’Italia cresce, ma cresce in un campionato dove sette club su dieci sono la sezione femminile di una società maschile che spesso li tratta come un obbligo delle licenze nazionali più che come un investimento. Cresce senza stadi propri, senza una rete di centri sportivi dove la prima squadra e il settore giovanile convivono, senza un piano federale che misuri gli obiettivi a dieci anni.
La Spagna non ha vinto perché ha avuto fortuna con una generazione. Ha vinto perché ha deciso, anni fa, che il calcio femminile era un progetto e non un capitolo di spesa. Club e federazione hanno costruito strutture, hanno messo le giovani in campo presto e le hanno fatte crescere dentro un’idea di gioco unica, dalle Under 15 alla nazionale maggiore.
Il 6-0 di mercoledì passerà. La Roma tornerà a giocarsi la sua League Phase contro Chelsea, Servette e Benfica, e l’Italia Under 20 ha già dimostrato che il talento c’è.
La scoppola vera è un’altra, ed è quella che si prende quando si capisce che, a questi ritmi, lassù non ci si arriva. Non per mancanza di giocatrici, ma per mancanza di investimenti, di progettualità, di infrastrutture, da parte delle società e soprattutto della federazione. Finché la distanza si misurerà in milioni e in campi, e non in gol, nessuna partita la potrà colmare.
Secondo il ReportCalcio 2025 della FIGC, nel 2022-23 l’Italia aveva 42.582 calciatrici tesserate e la Spagna quasi 85.000. Nel 2023-24 le tesserate italiane sono salite a 45.620.
Quarto posto, il miglior risultato di sempre: semifinale persa 0-2 con la Spagna, poi sconfitta ai rigori con la Colombia nella finale per il bronzo. La Spagna ha vinto il titolo.
Nel 2025-26 il Barça Femení ha registrato 28,8 milioni di euro di ricavi, con 15,2 milioni di monte stipendi e un utile di 8,5 milioni, secondo i conti del club riportati da 2Playbook.
Dal 2018 cinque: i Mondiali Under 17 del 2018 e del 2022, i Mondiali Under 20 del 2022 e del 2026 e il Mondiale maggiore del 2023.
4EVA · Donne oltre lo sport
Investimenti, strutture, scelte: gli editoriali di 4EVA sul sistema che c’è dietro il campo.
Scritto da: Andrea Rango
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