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Josefa Idem, due figli, otto Olimpiadi, una canoa

today15 Maggio 2026 5

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Otto Giochi dal 1984 al 2012, una nazionalità cambiata, due maternità che invece di chiudere la carriera l’hanno riaccesa. La storia della canoista più longeva dello sport italiano e di una traiettoria che il vocabolario sportivo italiano fa ancora fatica a raccontare.


Quando alla cerimonia di chiusura di Londra 2012 Josefa Idem appende per la decima volta il kayak in rastrelliera, ha compiuto 48 anni da appena tre settimane. È arrivata quinta nella finale del K1 500 metri, a tre decimi dalla medaglia di bronzo. È la sua ottava Olimpiade consecutiva: nessuna donna italiana ne ha mai disputate altrettante, e nella storia mondiale del femminile la pareggiano in poche, superata solo dalla tiratrice georgiana Nino Salukvadze.

Ma la storia che vale la pena raccontare non sta nell’ultimo capitolo. Sta nei due fermo-immagine che precedono Atlanta 1996 e Atene 2004: la culla accanto al carrello del kayak, e il calendario d’allenamento ripreso poche settimane dopo il parto.

Dalla Germania alla Romagna

Nata a Goch, Nord-Reno-Vestfalia, il 23 settembre 1964, Josefa Idem comincia a pagaiare a undici anni. Entra nella nazionale tedesca occidentale, debutta ai Giochi a Los Angeles 1984: a vent’anni vince il bronzo nel K2 500 metri in coppia con Barbara Schüttpelz. È una medaglia onesta in una specialità che presto abbandonerà per il kayak individuale, dove però i risultati stentano: nona a Seul 1988, lontano dal podio.

Nel 1989 conosce un tecnico italiano, Guglielmo Guerrini, che diventerà prima il suo allenatore e poi il suo compagno di vita. Il matrimonio del 1990 le porta la cittadinanza italiana e un trasferimento a Santerno, frazione di Ravenna. Dalla stagione successiva gareggia in azzurro. Mondiali di Poznań 1990: oro nel K1 500. È solo l’inizio.

A Barcellona 1992, terza Olimpiade della carriera ma prima in azzurro, chiude quarta nel K1 500 metri. Una posizione che brucia. Quel quarto posto sarà l’ultimo dei “rimpianti” della Idem: da Atlanta 1996 in poi, alle Olimpiadi la canoista non sbaglia più una finale.

Janek, il primo cambio di marcia

Il 30 aprile 1995 nasce Janek, il primo figlio. La narrazione consolidata vorrebbe qui una pausa lunga, una rinuncia, una scelta tra famiglia e sport. Idem fa l’opposto: pochi mesi dopo è già in acqua, ai Mondiali di Duisburg, dove chiude quinta. Quattordici mesi dopo il parto sale sul podio di Atlanta 1996: bronzo nel K1 500 metri, dodici anni esatti dopo la medaglia di Los Angeles. È la prima italiana a vincere una medaglia olimpica nella canoa.

Da quel bronzo parte un ciclo di sei stagioni d’oro. Tra il 1997 e il 2002 colleziona tre titoli mondiali, cinque europei e una decina di altri podi iridati. A Sydney 2000, a 36 anni, conquista l’oro olimpico nel K1 500 metri: è la prima — e finora unica — donna nella storia della canoa italiana a essere campionessa del mondo e olimpica.

Jonas, il secondo cambio di marcia

A 38 anni Idem si ferma di nuovo. Nel maggio 2003 nasce Jonas, il secondo figlio. Sospende l’attività agonistica per tutto l’anno. La pausa, in canoa come in atletica, è considerata letale: ricostruire la potenza specifica del kayak dopo dodici mesi senza pagaie è materia da rookie, non da campionessa olimpica in carica con quasi quarant’anni alle spalle.

Idem riprende il piano d’allenamento che l’aveva portata al bronzo di Atlanta dopo la prima maternità. Stesso schema, stessa intensità, stessa filosofia. Quindici mesi dopo la nascita di Jonas, ad Atene 2004, conquista l’argento olimpico nel K1 500 metri. Sesta Olimpiade, quarta medaglia. Nel mezzo, dal 2001, anche un mandato da assessora allo Sport al Comune di Ravenna.

Quattro anni dopo, a Pechino 2008, la storia replica con una crudeltà cinematografica: secondo posto a quattro millesimi di secondo dall’ucraina Inna Osypenko-Radomska. A 43 anni, dopo due gravidanze e cinque Olimpiadi consecutive in azzurro, l’oro sfuma per quanto serve a battere le ciglia. «Mi sarebbe bastato un colpo in più nel 2008», ha raccontato dieci anni dopo. «Ma una medaglia olimpica per me non ha colore, ho sempre rivendicato con orgoglio i due argenti».

Cosa ha cambiato Idem nello sport italiano

Per chi voglia leggere la traiettoria sportiva e basta, ci sono i numeri: trentotto medaglie internazionali, otto Olimpiadi, cinque podi olimpici. Ma il valore Idem nel discorso 4EVA è un altro, ed è quello che le interviste degli anni 2010 — soprattutto quelle ad AISM, di cui è testimonial dal 1992 — restituiscono meglio.

Idem non ha vinto nonostante la maternità. Ha vinto perché la maternità ha cambiato il modo in cui usava il tempo. Lei stessa lo ripete: il segreto è avere supporti pubblici (asili nido, scuole a tempo pieno) e un marito che voglia fare il padre. Tradotto in lingua sportiva: la conciliazione famiglia-vertice agonistico non è una questione di volontà individuale ma di infrastruttura, sociale e domestica.

La ricerca scientifica più recente lo conferma. Gli studi sulle maratonete d’élite mostrano che una maternità a metà carriera non compromette la progressione delle prestazioni, e in molti casi la gestione del tempo familiare migliora la qualità dell’allenamento. Idem è la dimostrazione vivente, anticipata di vent’anni, di quella letteratura.

Santerno, oggi

Nel 2013 diventa Ministra delle Pari opportunità, dello Sport e delle Politiche giovanili nel governo Letta. L’esperienza dura poco — si dimette dopo poco più di un mese per una vicenda fiscale relativa a un capannone — ma resta il segno di un atletismo politico raro nello sport italiano femminile. Da allora è impegnata nell’associazionismo sociale, soprattutto con AISM.

A 61 anni vive ancora a Santerno, racconta la sua carriera con la stessa cifra di sempre: niente retorica, molti dettagli concreti. «I figli sono le medaglie più importanti» è una frase che chiunque altro avrebbe trasformato in calendarietto motivazionale. Lei la pronuncia con l’aria di chi sta facendo un calcolo aritmetico.

E forse è proprio questa la lezione: che nel femminile dello sport italiano la longevità non è un caso fortunato, è una scelta organizzata. Idem l’ha organizzata bene. Otto volte.

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Scritto da: 4EVA Redazione

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